11 ottobre 2026

Al Teatro Parenti torna Philippe Daverio

Inaugura oggi 11 ottobre una mostra dedicata a Philippine Daverio dall'amica di sempre, Ruth Shammah, storica madrina del Teatro che porta il nome del grande attore milanese Franco Parenti. 

Una raccolta di oggetti abiti e libri per ricordare la figura curiosa e famosissima di uno dei più autorevoli e amati divulgatori delle storia televisiva Italiana, divenuto una icona proprio anche grazie ai suoi abiti colorati, i suoi papillon e gli occhialetti d'argento da studioso ottocentesco. 

Philippe rivendicava sempre l'uso del colore nell'abbigliamento maschile, mentre detestava gli abiti neri con le camicie bianche e le cravattine nere strette caratteristiche della nostra contemporaneità. Diceva sempre che le società aristocratiche erano policrome e quelle di massa monocrome: mentre i nobili di un tempo amavano vestirsi di rosa azzurro e giallo, la società di massa per dare a tutti accesso ha imposto il nero come colore universale nell'uomo. 

Diceva  bene Philippe che la gente prima ti guarda e poi forse ti ascolta: e senza dubbio quel suo abbagliamento sgargiante ed eccentrico catturava immediatamente l'attenzione di chiunque. Il resto era la sua voce inconfondibile, baritonale e pastosa, tranquillizzante come un piatto di spaghetti ma accattivante come gli attori della Nouvelle Vague grazie a quel suo accento francese e milanese assieme. 

Catturato l'occhio con l'abbigliamento e l'udito con la voce, Philippe sciorinava agli suoi ascoltatori una infinita galleria di nozioni e racconti che riuscivano a mettere insieme luoghi epoche fatti e personaggi in un gigantesco affresco spazio temporale che  non solo collegava tutto ma tutto  rendeva comprensibile a apprezzabile da chiunque.

Così facendo trasformò un piccolo programma di 15 minuti su Rai 3 alle otto e mezza di sera, tra telegiornali cartoni animati e mamme che lavavano i piatti, in uno dei successi di pubblico più incredibili della storia della televisione italiana. 

Ancor oggi vanta decine di migliaia di appassionati che lo seguono sui social e Rai 5 ha ripreso a mandare in onda la domenica a pranzo le puntate memorabili di Passepartout: 300 puntate registrate, oltre 5.000 repliche mandate in onda. Credo un record televisivo assoluto. 

Erroneamente troppo spesso il Daverio viene catalogato come critico d'arte, qualifica che non amava e figura che in effetti lui non era per niente. Amava la definizione di antropologo culturale ed in effetti lo era nel senso più illuminista del termine: una cultura enciclopedica ma fermamente dedicata alla comprensione del grande pubblico. E se divulgatore non fosse ancora un temine, erroneamente, di poco prestigio, Philippe sarebbe di diritto nel Pantheon dei più grandi divulgatori italiani assieme a Piero Angela, Alessandro Cutolo e Federico Zeri. 

Philippe ci ha lasciati nel mese di settembre di sei anni fa ed oggi la sua memoria è custodita e valorizzata dalla sua famiglia, la moglie Elena Gregory e il figlio Sebastiano. 

E proprio Sebastiano con un pazientissimo lavoro di ricerca ha recentemente pubblicato l'ultimo libro di Philippe dedicato alla eleganza: una certosina raccolta di scritti, audio e video dedicati alla definizione di bellezza ed eleganza, concetti assolutamente di recuperare in questi nostri tempi confusi e relativisii. 

C'è ancora molto da scoprire del Philippe conferenziere e pensatore, attento analista della società e geniale propositore di modelli innovativi di gestione del nostro immenso patrimonio culturale. C'è molto più di quanto la televisione non ci abbia mostrato ancora.

(La foto del professor Martelli è di Daniele Mascolo)

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

 

Francesco Martelli


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commenti


Anna

11 ottobre 2026 17:30

Quanto si sente la mancanza del grande Philippe Daverio.....