Altro centro commerciale in arrivo...basta un poco di zucchero e la pillola va giù
L'importante è che sia supercalifragilistichespiralidoso. Mary Poppins non avrebbe potuto essere più chiara; tra una canzone, il cappellino, l'ombrello e la capacità di volare senza dover pensare alla estenuante ricerca di un parcheggio la tata delle tate sapeva fare le cose presto e bene, binomio che funziona bene solo ad Hollywood, da altre parti molto meno. Nel 2027, stante a quello che ho potuto leggere, cominceranno i lavori per il nuovo – ed ennesimo – centro commerciale ai margini della città, un passaggio di certo non innovativo né nuovo, dato che ormai più che i funghi campagnoli sono i centri commerciali che spuntano dappertutto. Decisione scontata e prevista non esattamente da ieri, si rimanda per qualche mese ma poi si accelera precipitevolissimevolmente pur di andare a chiudere un passaggio che verrà poi archiviato tra le varie ed eventuali pronto per finire nel dimenticatoio.
In pratica ci si preparerà all'ennesima visione di una città rosicata nella mollica interna mentre la crosta esterna si eroderà da sola, è solo questione di tempo e un volta cominciato il processo di erosione il luminoso ed illuminate futuro ci accoglierà a braccia aperte per accompagnarci fuori dal centro cittadino.
Stress da costi per il parcheggio? Negozi che chiudono? Tasse sui rifiuti e sugli immobili che impazzano? Tizi che preferiscono le bottigliate ad una partita a briscola? Chiamate Mary Poppins la quale, tra un atterraggio morbido e una canzone intonata con il suo carinissimo ma determinato volto saprà cosa fare anzi, in realtà neanche lei sarà in grado di affrontare tutto, al limite saluterà con cortesia rimandando il suo lavoro a tempi meno cupi. La nuova definizione commerciale offre una splendida e futuribile visione su ciò che attende, se la società si muove per vivere una città nel suo complesso le saracinesche che si abbassano confermano quel radioso futuro che ci aspetta nonostante l'avvertimento di coloro che, in altre parti del mondo, hanno già vissuto quel futuro e non lo dipingono esattamente come aulico. Ma Cremona è diversa, non si capisce per quale motivo ma è diversa, sarà l'aria inquinata o il ponte sul Morbasco distrutto che fa molto arte naïf per le frotte di turisti che si accalcano a fotografarlo. Va bene così, ci mancherebbe, l'importante è recepire le direttive e percepire il dissenso, quello rimane ma non frega niente a nessuno, tanto in periferia fra 6 mesi cominceranno a svilupparsi strutture che seguono la falsariga di quelle a pochi metri di distanza.
Va bene così, diceva Vasco, del resto “i negozi chiudono e aprono da sempre”, sarà anche vero ma a me sembra che in buona parte chiudano e basta, a meno che i cartelli vendesi non siano messi come punti d'interesse turistico, idea pessima da proporre dato che qualcuno potrebbe pensare di fare un revival di Cremona non per il suo cotto, ma per le serrande abbassate. Rimarranno motti turistici in stile welcome elegance e le feste regalate al popolo sovrano che saranno sempre più lunghe e sempre più fashion, dato che se non è fashion non è festa soprattutto se si parla il dialetto. Che cosa comporteranno dal punto di vista pratico dovrebbe essere già abbastanza chiaro visto che hanno ben più anni dei totem, ma dove arriveranno è ancora tutto da capire, se l'innovazione sono i mercatini natalizi tirolesi c'è poco da scoprire, ormai li fanno dappertutto. A metà marzo la statua del pirata caraibico che attaccava i velieri inglesi in corso Garibaldi doveva essere rimossa dato che al pirata, pardon, al famoso liutaio cremonese, erano spariti per l'ennesima volta mano e violino; siamo quasi a luglio ma il buon Stradivari è ancora lì che aspetta, tanto ormai le fotografie con lui le fanno solo per capire a che punto possa arrivare la nuova visione di una città moderna e vivibile. In attesa che comincino i lavori, ovviamente in bocca al lupo a tutti gli attori che saranno coinvolti a vario titolo in questa nuova scelta commerciale, resterebbe da definire soltanto quale sarà il prossimo passaggio per il futuro cittadino e del suo commercio interno di prossimità, futuro che non sia quello di togliere un altro cartellone tanto per non perdere l'abitudine.
Andava fatto tutto precipitevolissimevolmente evidentemente, Mary Poppins non sembra così convinta ma a tutto c'è rimedio, basta un poco di zucchero e la pillola – che rischia di essere amara – va giù; il resto passerà in modo supercalifragilistichespiralidoso.
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commenti
elio
22 giugno 2026 09:31
Il fatto è che , anche per le vendite su internet, i negozi in centro tengono prezzi superiori a quelli che puoi trovare in periferia dove anche i proprietari degli immobili chiedono ancora cifre ragionevoli. Sinceramente se non si abbassano gli affitti e tasse varieènormale chi i negozi in centro chiudano: chi paga di piu per un articolo solo perché trovato in un negozio, magari storico, del centro?
Marzio
22 giugno 2026 12:34
....e dopo ci lamenteremo perché chiudono i negozi in centro...ma se penso che nella splendida passerella elettorale molti dei negozianti che hanno votato il pifferaio magico ora sono alle prese con la margherita che ad ogni petalo dice "chiudo o non chiudo" mi viene solo da dire bravi....gli avete dato fiducia? Siete stati ipnotizzati da questa danza paradisiaca? Bene...ora tenetevelo!!!!!