7 giugno 2026

Un Pane che nutre e trasforma chi lo mangia

Nella seconda domenica dopo la Pentecoste celebriamo il Corpus Domini, cioè mettiamo al centro della nostra preghiera il Sacramento dell'Eucaristia, segno vivo della morte e della risurrezione di Gesù.

I gesti compiuti dal Signore nell’Ultima Cena sono consegnati agli apostoli perché siano rivissuti. I cristiani, da sempre possiamo dire, li hanno ripetuti nel giorno del sole, divenuto poi Domenica, giorno del Signore, giorno della risurrezione di Gesù, primo e contemporaneamente ottavo giorno della settimana.

In questo giorno andando a Messa si fa quel che Gesù ha consegnato in memoria di Lui perché continuamente sia annunciata la Sua morte e proclamata la Sua risurrezione, nell'attesa dell'incontro con Lui nella gloria. In ogni Messa domenicale si rende grazie al Padre per la creazione, la Pasqua di Gesù e si attende la risurrezione nel “giorno ottavo” del mondo, il giorno della fine dei tempi descritto nell’Apocalisse (cfr. Ap 22,5). 

Ad accompagnarci nella contemplazione del Sacramento dell'Eucaristia è quest'anno un passo del Vangelo secondo Giovanni, una parte del discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao in cui Egli si è recato dopo aver moltiplicato i pani e i pesci.

Dalle parole del Signore mi sembra utile per noi accogliere tre particolari richiami che vengono rivolti ai suoi ascoltatori, per questo validi anche per noi.

Gesù lega il cibarsi di Lui alla vita eterna. Non si tratta del sogno umano dell'immortalità del corpo, ma di entrare all'interno di una vita segnata da una qualità nuova. La differenza fra ciò che è eterno e ciò che passa riguarda la stabilità di fronte alla morte. La vita eterna è una vita che non teme la morte perché affonda le sue radici in Colui che ha vinto la morte ed è pronto ad accogliere nella Sua vita coloro che a Lui si affidano.

Chi ha la vita eterna, allo stesso tempo, non ritiene la vita di chi è bisognoso o nella fatica come un valore sacrificabile, "perché tanto Dio rimedierà le cose nell'aldilà". Chi è entrato nella vita eterna riconosce quanto preziosa sia la vita di ogni uomo, anche se destinata a svanire presto, come il fiore del campo (cfr. Is 40,6), e per la vita di coloro che incontra si dona e si spende, si consuma, perché ha accolto in Gesù il paradosso del chicco di grano, l'eternità che si trova nel dono di sé, nel donare ciò che si è e si ha. La partecipazione all’Eucaristia, quando è vera e non solo esteriore, spinge sempre all’azione sociale, all’impegno per i fratelli e le sorelle. Non è un caso se i più grandi santi della carità sono stati coloro che hanno attinto la propria forza dall’Eucaristia adorata e ricevuta nella comunione.

Cibarsi della carne del Figlio dell'uomo, continua Gesù, ci apre alla consapevolezza della risurrezione. C'è bisogno di abituarsi in terra a risorgere, a lasciare che Dio trasfiguri la nostra esistenza nella Sua dopo il tempo di questa esperienza terrena. Il rischio per noi è sempre quello di piegare il mondo alle nostre idee e alle nostre sicurezze. Non è raro che si immagini la risurrezione come un ritorno al presente, una ripresa dell'esistenza che con la morte si è interrotta. Ma il Risorto è oltre al nostro tempo, al di là di noi, ed essere come Lui ci farà diventare ci impone un diverso modo di pensare, di amare, di stare al mondo fin da oggi. Nutrendoci del Corpo del Cristo risorto anche il nostro corpo, la nostra carne, impara a vivere della risurrezione a cui è chiamata. Per questo si parla dell'Eucaristia come "farmaco di immortalità", cioè medicina che ci aiuta a stare nella vita senza fine del Risorto.

Infine Gesù paragona il cibarsi della sua carne all'esperienza dei padri che nel deserto si nutrirono della manna. Quel cibo fu il pane del cammino che li accompagnò verso la Terra Promessa. Allo stesso modo l'Eucaristia è il pane del cammino che ci nutre verso il cielo. È il pane che Dio provvede per sostenerci nel nostro itinerario verso l’incontro con Lui. L'Eucaristia, come la manna, è un nutrimento provvisorio, ma di cui abbiamo necessariamente bisogno finché saremo pellegrini e non pienamente cittadini, finché saremo nell'attesa e non ancora giunti alla meta. 

Di questo ci parla oggi il Signore ed è bello ricordarci che nell'Eucaristia possiamo fare l'esperienza più intensa della comunione con Lui. I nutrizionisti ci ricordano che siamo quel che assumiamo; è bello esserne consapevoli ogni volta che mangiando il corpo del Signore, lasciamo che Egli entri in noi per trasformarci in Lui. 

Francesco Cortellini


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti