Intelligenza artificiale e "capitalismo irresponsabile"
Correva l'anno 1987, a un passo dalla caduta del Muro, e Claudio Napoleoni, economista fra i più lucidi e profetici della sinistra italiana, già denunciava la declinante capacità strategica di un comunismo "dove non c'è più l'abitudine a ragionare in grande, cioè per grandi problemi e soprattutto per grandi prospettive". Ai più giovani può sembrare preistoria ma la realtà è che fino all'altro ieri l'allora partito comunista poteva esibire intellettuali ed economisti del calibro di Alfredo Reichlin, Antonio Pesenti o, per l' appunto, Claudio Napoleoni. Storie di vita e impegno pubblico orientate dalla severa consapevolezza che non c' è efficace azione politica senza adeguato precedente di studio, conoscenza, riflessione critica sul complessivo quadro storico e capacità di sguardo lungo nel programmare il rapporto fra strumenti e obiettivi. E già allora ai più attenti appariva problematica l'avanzata di una tecnologia che da mezzo si stava trasformando in un fine deciso a piegare sia l'uomo che l'ambiente alle esigenze di un indefinito sviluppo tecnico progressivamente sottratto al giudizio morale. Erano le premesse di quel che oggi le coscienze meno addomesticate propriamente definiscono 'capitalismo irresponsabile'.
La novità sta però nel fatto che le coscienze meno addomesticate non vengono più allevate sul versante sinistro del sistema. Tant'è che per imbattersi nel raro piacere di un'analisi di severità adeguata alle sfide epocali sospese sulle nostre teste occorre ricorrere a un Pontefice. E ovviamente alludo alla recente e prima enciclica di Leone XIV dedicata all' intelligenza artificiale. Materia non osservata isolatamente ma nel suo concreto interagire coi principali fattori dell'attuale modello capitalistico. A cominciare dal fatto che le leve che indirizzano lo sviluppo globale hanno subito negli ultimi decenni una progressiva privatizzazione. Con la clamorosa conseguenza che l' estrema facilità di spostamento di mezzi di produzione e capitali finanziari ha privato gli stati di ogni concreta possibilità di governare efficacemente i processi economici e di conseguenza sociali. Non più responsabilità individuali e istituzionali chiamate a rispondere del proprio operato ma l' inafferrabile e insindacabile onnipotenza decisionale delle multinazionali e dei global player. A ciò si aggiunga che ambiti delicatissimi quali informazione, media, lavoro, educazione giovanile, ecologia, salute, ingegneria genetica e persino guerra rischiano di venire progressivamente affidati a procedure selettive e decisionali moralmente insindacabili perché generate dall'automatismo, apparentemente neutro, dell' intelligenza artificiale. La quale ovviamente non è, in sé, né buona né cattiva ma non per questo può definirsi neutra visto che esprime e impone il pensiero e gli interessi di chi la programma. Questa 'santa alleanza' fra inteIligenza artificiale e nuovo ordine economico globale configura innegabilmente la più impegnativa e tentacolare sfida che mai si sia presentata alle nostre democrazie liberali al punto da minacciarne la stessa sopravvivenza, via via svuotandone sia il tasso effettivo di democrazia che quello di libertà.
Ciò detto, il prezioso contributo che la recente enciclica offre al mondo è di levare la voce limpida e alta di un umanesimo cristiano che, pur non negando ragionevole tributo a straordinari traguardi dell'ingegno tecnico, pone anzitutto e al di là di tutto una globale domanda di senso. Invita dunque la coscienza contemporanea a interrogarsi circa l'orizzonte e la direzione di marcia dell' intrapreso modello di sviluppo a crescente dominante tecnocratica Questione enorme che coinvolgendo il cruciale tema del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto indirettamente interroga la capacità di reazione e risposta delle nostre culture politiche. Se ancora ne esistono -nel classico senso di sistemi di valore e visioni del mondo in grado di tradursi in azione politica orientata alla promozione umana- si decidano a battere un colpo. Fra la luna e il dito che la indica si mostrino capaci di guardare quella e non questo. Magari a partire da quel versante sinistro dello schieramento politico che da decenni esprime un postcomunismo alquanto felicemente integrato nei meccanismi e interessi del nuovo capitalismo finanziario e globalizzato. Postura ben più ostile aveva riservato al capitalismo industriale, pur artefice del compianto ascensore sociale, nei tempi in cui la sinistra era guardiana bellicosa, spesso ringhiosa, dei diritti di classi popolari e operaie minacciate da vere o presunte pratiche autoritarie della famosa 'razza padrona'. È pertanto curioso che proprio ora che avanza una razza padrona transnazionale di ben altra stazza e capacità di imporsi -rimodellando verso il basso assetti sociali, diritti del lavoro e complessiva qualità di vita dei più deboli- a sinistra regni un sostanziale silenzio. Silenzio solo marginalmente rotto da modeste scaramucce di retroguardia tipo il rispolverato fantasma della cara, vecchia patrimoniale. A corto di idee per fare sorridere i poveri si ripiega evidentemente sull'antico spauracchio di far piangere i ricchi. Il dito invece della luna, per l'appunto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
andrea
17 giugno 2026 09:37
Gent Signora Ferrari, bell'articolo e interessanti suggestioni. Io personalmente credo che qualsiasi azione politica nel nostro Paese sia travolta dal potere economico. Non credo che nessuna forza politica esca da questa situazione. Un saluto
Tommaso
17 giugno 2026 13:45
È vero. Nel PD e nella sinistra italiana "non c'è più l'abitudine a ragionare in grande, cioè per grandi problemi e soprattutto per grandi prospettive" ma si guarda al piccolo guadagno personale, alla poltrona con remunerazione, al regalo personale dell'amico o dell'imprenditore al quale si fatto questo o quel piacere. Per tutto un tariffario anche perchè molti assessori, sindaci, consiglieri regionali o parlamentari, fuori dalla politica, non saprebbero fare altro. Ecco perchè gli estremismi stanno crescendo, e non sarà facile marginalizzarli.
Stefano
17 giugno 2026 15:26
Già si sapeva che la robotica non deve sostituire l'umanità. E infatti il Papa ne parla. Parla cioè di cose scontate, che tutti già sanno. Non parla però delle ideologie, che la usano per i propri fini più o meno pervertiti se non riferendosi, citando l'articolo, ad un generico capitalismo irresponsabile, o a un nuovo ordine mondiale. Quale? Il G7 allargato? O altro.? A chi chiedeva all'ottimo youtuber Andrea Lombardi, se il Papa potrà salvare i cristiani nel mondo, lui ha risposto che la Chiesa è finita. Perché se è scontato che l IA non debba sostituire l'umanità, non è altrettanto scontato che la civiltà occidentale non debba essere sostituita dall 'islam,verso cui questo Papa,sin dall'inizio del suo mandato ,ha mostrato totale sottomissione.