31 maggio 2026

100 anni di Miles Davis, la tromba più elegante della musica

Nasceva 100 anni fa ad Alton Illinois, negli USA, il più grande trombettista di tutti i tempi, Miles Davis. Benché afroamericana nell'America di quegli anni, la famiglia Davis era molto benestante, con il padre dentista e la madre violinista, e lui fu cresciuto negli agi del Nord dell'Unione, diversamente da tutti gli altri grandi musicisti neri che venivano quasi sempre da storie di estrema miseria se non addirittura di schiavitù dal profondo Sud. 

La sua estrazione sociale, le sue raffinatezze, quei lineamenti da bianco e la sua pelle sicurissima che in inglese si chiama blue-black, come il blu più nero del nero, quella criniera leonina di splendidi ricci e la sua voce bassa e sottile come un sospiro notturno gli fecero guadagnare l appellativo di Principe delle Tenebre. 

E la tenebra notturna è certamente stata la più grande alleata della musica di Davis, una musica crepuscolare, notturna, magica, avvolta di mistero ma suadente e sensuale, tanto che proprio attorno a mezzanotte, Round midnight, è forse il suo pezzo più famoso. 

Una volta a una cena alla Casa Bianca con Ronald Reagan, stizzito dal chiacchiericcio di una invitata molto wasp che gli chiedeva chi fosse, Davis la zittì brutalmente dicendo “io ho cambiato quattro o cinque volte la storia della musica, lei che ha fatto?” E la musica contemporanea Davis certamente l'ha rinnovata e innovata decine di volte, scavalcando delle barriere del suono inimmaginabili. 

Era scorbutico e introverso Davis, secondo molti suoi detrattori addirittura un razzista al contrario. Severo, sprezzante e distaccato oltre che cocainomane, erotomane e alcolista, vizi devastanti che lo porteranno a un lungo declino e alla morte a poco più di 60 anni, devastò più di una volta se stesso e le sue spettacolari automobili in gravissimi incidenti sotto l'effetto degli stupefacenti. 

Modelli esclusivissimi e spettacolari di Ferrari e Lamborghini, bianche gialle e rosse; case meravigliose tra cui un leggendario appartamento in mogano scuro circolare a Manhattan, Davis era oltre che un principe della musica anche un principe dello stile. Aveva una collezione sconfinata di enormi  occhiali scuri di dimensioni veramente incredibili, che portava con una stile raffinatissimo culminato negli anni 80 con l'incontro con Gianni Versace, che riesce nella incredibile impresa di far coincidere i suoi abiti con la sua musica, producendo una icona perfetta: il Davis degli anni 80 vestito con grandi giacconi dai colori sgargianti e pieni di oro e paillettes, con la testa leonina ricurva sulla tromba rossa piegata verso il basso sono una immagine di stile assoluto, icona assoluta come la bottiglia della Coca Cola o la bambolina di Elvis. 

Davis è molto probabilmente l'unico artista della Storia a cui sia riuscito di far coincidere perfettamente la propria immagine estetica e la propria arte. Egli stesso diceva che “la musica come la vita è solo questione di stile”, e credo che avesse perfettamente ragione. Questa coincidenza tra arte e vita nello stile, cioè quella armonia che caratterizza in modo univoco, incontrovertibile e perfetto un modo di essere, di vivere, di vestire e di suonare è certamente il più grande contributo di Miles Davis agli altri esseri umani. 

Miles Davis rappresenta uno dei vertici assoluti della cultura occidentale contemporanea, una di quella vette che probabilmente non raggiungeremo mai più, che chi ha conosciuto continua a rivivere come un incantesimo nostalgico, un dormiveglia sinuoso e ipnotizzante di stile inarrivabile, come lo fu la New York di quegli anni incredibili, di cui la musica di Davis è la perfetta indiscutibile descrizione in suoni, oltre che il prodotto. Perché non bisogna mai dimenticare che ogni grande artista è al contempo prodotto e produttore del contesto che vive.

Ogni volta che vi capitasse di osservare dei grattacieli all'imbrunire, ascoltate un pezzo di Davis e vivrete un momento di perfetta armonia, di vita che coincide con lo stile, di opera d'arte totale e riuscita. 

(La foto del professor Martelli è di Daniele Mascolo)

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

 

Francesco Martelli


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