Diplomi conseguiti con il sudore della fronte sì, ma non solo a causa dello studio: esami di maturità in aule infuocate, in tutta la provincia
Di questi tempi, parlare della maturità è d’obbligo: si commentano e si criticano le tracce degli scritti e si rincorrono le novità e gli argomenti dei colloqui. Non passano sotto silenzio nemmeno i discutibili festeggiamenti a base di spumante scadente - “da spruzzo” - uova, farina e quant’altro, con cui vengono bombardati ed imbrattati i neodiplomati ed i marciapiedi, davanti ai portoni ed ai cancelli degli edifici scolastici, terminate le fatiche degli orali. Ed ovviamente – guai a non farlo - si celebrano i cento: sempre tanti, tantissimi, sempre di più. Poco o nulla si sente, invece, a proposito delle condizioni proibitive, roventi, in cui si svolgono le prove. Ed allora lo facciamo noi: è bene sapere che gli esami, alle medie inferiori e superiori, avvengono, di norma, in aule, spesso sprovviste di tapparelle e colpite da un sole spietato, per buona parte del giorno. Il tasso di umidità è elevatissimo, specie nei laboratori informatici. L’unico ausilio, fornito dalla scuola o addirittura portato da casa dai docenti disperati, è qualche sparuto ventilatore a stelo, di frequente, pure un po’ scassato: che, cioè, magari, non ruota più ed ha delle velocità tragicamente fuori uso. Una bella idea consiste nel mettere le commissioni nei seminterrati, ma lo si può fare solo per qualcuna di esse ed in presenza dell’agibilità. Insomma, pensare di rimanere relativamente freschi, con siffatte, miserrime risorse, è ingenuamente utopico: insegnanti e studenti, al termine della giornata, escono accaldati, disidratati, sudati, provati e - perché negarlo? – anche puzzolenti: del resto, sono esseri umani, mica androidi.
I dati a disposizione forniscono una fotografia impietosa della realtà: a livello nazionale, solo 4.457 plessi, ovvero il 7,42% del totale, sono provvisti di impianti di condizionamento e di ventilazione. La Lombardia è il fanalino di coda con una percentuale pari al 6,4% contro il 26,4% delle Marche, il 15,7% della Sardegna, il 9,7% del Veneto, il 7,8% dell’Emilia Romagna, il 7,7% della Valle d’Aosta ed il 6,6% della Calabria e della Liguria. Sì, perché, in genere, nelle scuole italiane, i condizionatori sono appannaggio esclusivo degli uffici (delle segreterie e della presidenza) e di alcune aule magne. Professori ed alunni boccheggiano sino a circa metà luglio, per riprendere nell’ultima settimana d’agosto, in occasione dei recuperi delle materie risultate insufficienti, negli scrutini di giugno: si tratta dei vecchi esami di riparazione - di settembre -, ormai drammaticamente anticipati al mese precedente, appena dopo ferragosto.
Nel Cremonese, i fondi del P.N.R.R. sono stati usati per potenziare la strumentazione tecnologica e l’offerta formativa. La vivibilità e la salubrità degli ambienti non sono migliorati in maniera significativa o non lo sono affatto. Dunque, dal caldo infernale, nel 2026, ci si difende ancora con bottigliette d’acqua e ventagli, classici o a batterie. Le eccezioni, nel nostro territorio, sono rarissime. Tra le privilegiate con aria condizionata, intorno alla città, figurerebbe unicamente una succursale dell’I.T.I.S. “G. Galilei”, a Crema. Sempre nel Cremasco, a far riflettere, è la situazione borderline dell'I.I.S. “P. Sraffa”, dotato, dai suoi albori, di bocchette, senza che però il tutto sia mai stato concluso ed entrato in funzione. In città, l’istituto “L. Einaudi”, intorno al 2020, ha subito interventi di isolamento termico e sono stati rinnovati completamente gli infissi, eppure, tali lavori, lì come altrove, non riescono, da soli, ad essere risolutivi. Niente di rilevante neanche a Casalmaggiore. Difficile, quindi, alla luce di simili criticità strutturali, attuare il famoso o famigerato “Piano Estate”, promosso e caldeggiato – si perdoni il gioco di parole - dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
E, va sottolineato, non se la passano meglio gli asili, aperti fino al 30 giugno. Chi si occupa delle ispezioni di vigilanza programmata, per conto di ATS, conferma: “I dirigenti ci chiedono indicazioni per proteggere i più piccoli. Purtroppo, non siamo in grado di fornire chissà quali soluzioni e suggerimenti. Le alternative sono ovvie, per non dire banali: o si acquistano dei climatizzatori o si chiude”.
Già: severo e giusto insieme…
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commenti
stefano ETN
26 giugno 2026 19:59
Noi anziani (maturità dal 48 al 90) siamo stati più fortunati. Gli scritti della maturità avevano luogo ai primi di luglio, e gli orali si protraevano fino anche al 25 (25 luglio...che fortuna...anche per gli insegnanti). Se fosse servito, ogni scuola superiore, naturalmente, era tassativamente dotata di adeguati impianti di condizionamento, così come le residenze del 98% degli studenti, per cui prepararsi, ai tempi, era molto meno pesante. Il bello è che comunque non serviva mai! I mesi di giugno e luglio erano sempre freschissimi (media diurna 12-14 gradi Celsius), e addirittura qualcuno si presentava davanti alla commissione col maglioncino di lana. Al seguito, nelle bottiglie termiche, quasi tutti si portavano the caldo. Poi il cambiamento climatico ha cambiato tutto, peccato...
Luisa
26 giugno 2026 20:25
I soldi nelle scuole si spendono ogni anno e anche molti ma non sempre in modo razionale. I dirigenti sono ormai dei meri burocrati che danno mandati di pagamento a ciò che viene deciso dai dirigenti romani (sedie con le rotelle, LIM, sanificatori d'aria ecc.). Nessuno pensa più col proprio cervello e in base a ciò che serve davvero ad una scuola. E se i dirigenti scolastici sono diventati androidi non pensanti, pecore ordinate per non perdere i privilegi del ruolo o incappare in sedi scomode se non si allineano (a destra come a sinistra), immaginatevi a cosa si è ridotta la scuola che dovrebbe formare i cittadini del futuro. Solo greggi non pensanti. A questa è stata ridotta la scuola. E non dal caldo.
Franz
26 giugno 2026 20:43
I media informano puntualmente sullo "stupidario" che accompagna questi esami; finalmente qualcuno che solleva un problema pratico che, se risolto, aiuterebbe moltissimo ad affrontare più seriamente e serenamente questa prova.
Dario
27 giugno 2026 01:51
Caldo e disagi nelle scuole primarie: una sfida per bambini e docenti
Con l’arrivo delle alte temperature, frequentare la scuola diventa sempre più difficile per bambini e insegnanti. Le ondate di calore che negli ultimi anni hanno interessato l’Italia stanno creando notevoli disagi all’interno degli edifici scolastici, soprattutto nelle scuole primarie, dove molte aule non sono adeguatamente climatizzate. Secondo diverse segnalazioni provenienti da scuole italiane, le temperature in classe possono superare i 35 gradi, rendendo complicate le attività didattiche quotidiane.
I bambini sono tra le categorie più vulnerabili al caldo intenso. In ambienti troppo caldi possono manifestare stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa e disidratazione. Anche svolgere semplici attività scolastiche, come leggere, scrivere o partecipare a lavori di gruppo, diventa più faticoso quando la temperatura è elevata. Gli esperti sottolineano che il caldo eccessivo può influire negativamente sull’apprendimento e sul benessere psicofisico degli alunni.
Le difficoltà riguardano anche i docenti, che sono chiamati a garantire attenzione, sicurezza e qualità dell’insegnamento in condizioni spesso poco favorevoli. Molti insegnanti segnalano ambienti surriscaldati, scarsa ventilazione e condizioni di lavoro particolarmente impegnative durante i periodi di afa intensa.
Il problema è aggravato dal fatto che solo una piccola parte degli edifici scolastici italiani dispone di sistemi di climatizzazione adeguati. Numerose strutture sono state costruite molti anni fa e non sono state progettate per affrontare le temperature elevate che oggi si registrano sempre più frequentemente.
Per ridurre i disagi, molte scuole adottano alcune semplici strategie: mantenere una corretta idratazione, favorire il ricambio d’aria nelle ore più fresche, limitare le attività fisiche durante i momenti più caldi della giornata e utilizzare ventilatori dove possibile. Tuttavia, gli esperti ritengono necessari interventi strutturali più ampi per rendere gli edifici scolastici più sicuri e confortevoli.
Il cambiamento climatico rende sempre più urgente affrontare questa problematica. Garantire ambienti scolastici adeguati significa tutelare il diritto allo studio dei bambini e il benessere di tutto il personale scolastico. Investire in scuole più moderne, sostenibili e resilienti rappresenta una scelta importante per il futuro dell’istruzione e della società.
Se poi si organizzano riunioni per i docenti nelle ore piu' calde si aumenta ancora di piu' il disagio fisico con il pericolo di malessere per la salute dei docenti , in strutture prive di aria condizonata e di purificatori .
In questo periodo di caldo ,dove e' possibile, evitiamo le ore pomeridiane e diamo la possibilita' ai docenti di collegarsi da casa per le riunioni e collegi di plesso,per una soluzione piu' umana e salutare . Pensiamo ai docenti come preziosi e indispensabili esseri umani da mantenere in salute e non come pedine da spostare e organizzare per ragioni burocratiche.Fare riunioni docenti con questo caldo crea disagi fisici e mentali, causati nel trovarsi in tante persone in ambienti non adeguatamente areati e climatizzati , piu' simili a una sauna che a un sala per riunioni.Spero che tutto questo faccia riflettere sulle prorita' dei lavori da effettuare nelle scuole in genere e in particolare nelle scuole primarie ,dove i bambini ,vista la giovane eta',sono piu' fragili e hanno bisogno di ambienti piu' salutari .
Con maggiori controlli per la sicurezza edilizia strutturale scolastica e con interventi di ristrutturazione dove si evidenzino criticita' ,si migliora la situazione ambientale e la sicurezza degli edifici scolastici e si ottiene un percorso formativo scolastico dei nostri alunni e dei docenti piu' vivibile e di maggiore qualita'.