19 aprile 2026

Il sacrosanto diritto alla salute e il nuovo ospedale...aspettando Godot

Se il diritto alla salute non è più garantito dallo Stato, ma dalla carità organizzata, allora qualcosa non funziona.  

Il problema è stato sollevato da un lettore. Nei giorni scorsi è intervenuto su una mozione relativa al modo di contrastare la povertà sanitaria sotto il Torrazzo. Il documento, approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Cremona, riguarda la redistribuzione dei farmaci inutilizzati e il ruolo del volontariato e del Terzo settore. 

«L’accesso alle cure attraverso la logica del recupero dei farmaci - precisa Biagio - sta implicitamente accettando che il diritto alla salute non sia più garantito dallo Stato, ma dalla carità organizzata» (Cremonasera,16 aprile).

Sostenere che Volontariato e Terzo settore tamponino le carenze dello Stato e della Regione relative al diritto alla salute è eccessivo, ma non sbagliato. 

«La vera povertà sanitaria, infatti – ammette lo stesso Biagio - non nasce dalla mancanza di farmaci donati. Nasce dalle liste d'attesa, che costringono migliaia di cittadini a scegliere tra pagare il privato o rinunciare alle cure. È lì che si crea la disuguaglianza».

È il nervo scoperto della sanità pubblica. In termini brutali: chi ha i soldi può curarsi, chi è senza un po’ meno. Con buona pace dell’articolo 32 della Costituzione. «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», citato da Biagio. Per usare un linguaggio desueto: è una sanità classista che discrimina e l’ideologia non c’entra. È la pura realtà. Nuda e cruda. Amara. Sperimentata da tutti.

Diego Maltagliati, ex direttore generale dell’Asst di Crema ed ex direttore socio sanitario Ats Valpadana, in un saggio pronto per la pubblicazione, ci mette il carico da undici. «Quella che ascoltiamo adesso, da qualche anno ormai, e forse per qualche anno ancora ascolteremo se un miracolo non avverrà, è la Danse Macàbre di Camille Saint-Saens intorno all’agonia della Sanità Pubblica di cui tanto e per decenni siamo andati orgogliosi». 

Danza macabra che per la nostra provincia è rappresentata da tre problemi. Tre nodi gordiani in attesa d’essere sciolti. Quando? Impossibile saperlo. 

Il primo, la medicina del territorio. Dopo la grancassa post Covid sulla necessità di cambiare visione e passare da una sanità focalizzata principalmente sull’ospedale a una più equilibrata che dedichi maggiore attenzione alla medicina di prossimità con una migliore integrazione tra i due poli, si è tornati al punto di partenza. Come nel Gioco dell’oca.

Anzi, si è verificata una regressione. Molti comuni sono alla disperata ricerca dei medici di base, diventati l’araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa. Segno dei tempi, sancisce la fine dell’era della poetica del medico di famiglia. Il presente è già futuro, ma il passato resiste allo sfratto. 

Le difficoltà della transizione non sono imputabili a carenze o mancanze gravi delle Asst provinciali, ma all’approssimazione e alla faciloneria di Regione e Stato. Superficiali, hanno creduto di ribaltare un sistema radicato con uno schiocco delle dita. Con una programmazione abborracciata. Con risorse non adeguate all’obiettivo. Con la tecnologia che aiuta se governata e applicata con cognizione di causa e non sempre questo accade.

Le case di comunità, istituite per favorire la medicina di prossimità, stentano ad ingranare. Previste dalla legge per la presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche, sono in rodaggio. Quella di Crema è penalizzata anche dal disagio per l’ubicazione scellerata in un edificio improponibile per viabilità e parcheggi. Ma questo è quanto offriva il convento.

Non tutto è da cestinare. Per esempio, il Piano di sviluppo del Polo territoriale di Crema 2025-2027, predisposto dall’ex direttore del Socio sanitario dell’Asst, Carolina Maffezzoni, merita applausi.

Il secondo nodo è il nuovo ospedale di Cremona. Con il trascorrere delle settimane si è trasformato nel cubo di Rubik. Non esistono tutorial che insegnino a risolverlo e anche l’intelligenza artificiale è di poco aiuto.

Con ordine.

Cronoprogramma poco definito. Servono più di dieci anni per realizzare l’ottava meraviglia del mondo, ma non è nota con precisione la data della presentazione del progetto esecutivo, dell’inizio e della fine lavori. Fluttuano nel mare magnum delle supposizioni. Non concorre all’accelerazione dei tempi il mancato rilascio da parte del comune della Valutazione di impatto ambientale (Via) del parcheggio per la carente documentazione presentata (Cremona sera, 7 aprile). 

Investimento, un busillis. Dai circa 300 milioni iniziali, in un battibaleno si è passati ai 600 di alcuni mesi fa. 

La domanda: a quanto ammonterà il saldo finale, al quale è necessario aggiungere il costo della demolizione dell’ospedale attuale? Ipotizzare un miliardo non è fuori luogo. 

Circolano notizie di un ridimensionamento del progetto. Una mutazione da ospedale fantascientifico   a riproduzione Lego. I sogni di gloria svaniscono all’alba e taluni anche durante la notte.  Creano eccessive illusioni e cocenti delusioni.

Presentato in pompa magna, con squillo di trombe e video del rendering, il 30 novembre 2023, all’auditorium Arvedi, il gioiello della sanità locale avrebbe subito un ridimensionamento. Dei nove piani ne resterebbero 7, con riduzione dei posti letto (Vittorianozanolli.it, 31 marzo).

La notizia, diffusa dal Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona, non è stata confermata, né smentita.  Un silenzio che inasprisce le polemiche e titilla congetture anche fantasiose. Di certo, non favorisce il dialogo e il confronto sereno tra favorevoli e gli oppositori. Eppure contro il super ospedale sono state raccolte migliaia di firme e la contestazione non è becera e barricadiera.  Al contrario, è precisa e assidua, supportata da documenti.  

L’ultima novità risale a pochi giorni fa. Paola Tacchini, consigliera comunale della lista Movimento 5 stelle & Cremona cambia musica, ha depositato un’interrogazione sull’argomento. Chiede al sindaco Andrea Virgilio delucidazioni del trasferimento dell’elisuperficie per l’elicottero del pronto soccorso all’aeroporto del Migliaro.

Distante sette chilometri dall’ospedale storico, causerebbe un «ritardo strutturale stimato in 18, 20 minuti» nel trasporto del paziente da lì al pronto soccorso.  Dettaglio significativo se si considera che il disagio si protrarrebbe fino alla chiusura del cantiere. Per anni.

Un anno e mezzo fa, Ezio Belleri, direttore generale dell’Asst di Cremona, sulle orme di Giulio Cesare che attraversa il Rubicone, aveva sentenziato: «Indietro non si torna» (La Provincia, 11 ottobre 2024). Avanti tutta, ma attenzione a precipitare nel baratro. 

Il nuovo ospedale è il Frecciarossa della sanità provinciale, così raccontano.  Non si trasformi nella locomotiva di Francesco Guccini. Si è schiantata. 

Il terzo nodo è la politica. I partiti tendono a mantenere le distanze dal problema. I loro rappresentanti s’imboscano. Non risultano prese di posizioni memorabili di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Più vivaci i Cinque stelle. 

Per la sua influenza sulla politica locale un discorso a parte merita il piddino Luciano Pizzetti. Presidente del consiglio comunale, era contrario all’opera in modo deciso e insindacabile. Un pasdaran del no.  Poi si è ricreduto.

«È una boutade illogica - aveva tuonato sei anni fa - la proposta di Forza Italia di costruire un nuovo ospedale da 700 posti a Cremona. Perché insegue lo stesso modus operandi che ha generato le inefficienze riscontrate. Perché è un'operazione costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po» (L’eco del Popolo, 2 maggio 2020). 

Poi, emulo di San Paolo folgorato sulla strada di Damasco, è stato anche lui illuminato non si sa su quale via di Cremona.  Ha traslocato tra i più accaniti sostenitori del nuovo ospedale. Due mesi fa, in consiglio comunale, perentorio quasi dogmatico ha seguito Giulio Cesare Belleri. Non ha avuto esitazioni. Con piglio autoritario, in stile trumpiano, ha stabilito: «La decisione è assunta, quindi non c’è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell’inizio, siamo già oltre» (Vittorianozanolli.it, 21 febbraio).

Purtroppo al di là dell’oltre c’è la nebbia sulla strada da percorrere. Soprattutto non ci sono certezze sui tempi del viaggio.

Se il diritto alla salute non è più garantito, non è con un nuovo ospedale che si risolve il problema. E Volontariato e Terzo settore sono il brodino per chi è a letto con una polmonite. E il nuovo ospedale rischia di assomigliare a Godot. E i cremonesi aspettano.

Nella foto il progetto del nuovo ospedale dal sito Mario Cucinella architects 

Antonio Grassi


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commenti


Pasquino

19 aprile 2026 06:33

Il più strano è capitan Pizzetti prima grande oppositore poi lui che è una roccia capace di opporsi a tutti e portatore di gradi idee vedi il si al recente referendum improvvisamte si connverte a sostenere la più grande caxxata messa in atto dalla politica locale forte di incapaci e visionari per ridurre da 9 a 7 i piani il nuovo da ridurre i posti letto da chiudere per anni l'elisoccorso che è da criminali o almeno da imbecilli e da distruggere un ospedale quasi nuovo di 50.anni con un danno ecologico gravissimo in una città già ai massimi per la qualità dell aria
Politici che passeranno alla storia ìi ma come i piu boriosi incapaci supponenti e non inutili ma dannosi ( vedi inceneritore pensilina autostrada ferrovia ecc ) per la loro città

PierPiero

19 aprile 2026 06:45

Curatemi anche in mezzo a un prato. Ma curatemi in tempi adeguati alla mia malattia.
Fatemi gli esami con i macchinari aggiornati ma soprattutto, fate lavorare e retribuite bene gli operatori e i medici. Perché è a loro e non a muri o laghetti, che devo dire grazie.

Enrica

19 aprile 2026 08:56

Pier Piero il suo è anche il mio pensiero! Cosa ne facciamo di una struttura del genere se poi non c'è personale? E se devo curarmi devo andare a pagamento ( come purtroppo sto facendo) perchè tempi troppo lunghi! Chissà in quanti ci mangeranno sopra a questo ospedale!

geo

19 aprile 2026 06:49

La sanità è allo sbando in Lombardia. Computer in tilt, liste lunghissime, attese infinite. E noi pensiamo a un nuovo ospedale?

Rosy

19 aprile 2026 06:56

Ma la sinistra, cosa pensa del nuovo ospedale? Al di là del Comitato, dei 5 Stelle e pochi altri, tutti tacciono. Perchè non attaccano la Regione su queste scelte? Cosa c'è di mezzo?

Enrica

19 aprile 2026 09:00

Soldi! Chissà in quanti ci mangeranno sopra! Sono partiti con un prezzo ed è quasi raddoppiato,figuriamoci quando sarà finito quanto costerà veramente ( se verrà costruito) chi si dividerà parte dei soldi ,perché sarà così!

Cinzia

19 aprile 2026 20:41

La storia dell ospedale nuovo ha sempre avuto il sapore del contentino.
In piena pandemia quando a Cremona non si sapeva a che Santo votarsi, la discesa da palazzo di Fontana e l allora Assessore alla sanità tale Letizia Moratti fu foriera di una promessa ..Cremona otterrà l attribuzione di AB di secondo livello. Ma la stessa promessa viene fatta anche a Mantova che rispetto a Cremona sembra essere in grado di soddisfare maggiormente i requisiti ...tra l altro uno di questi e' avere il reparto di terapia intensiva neonatale, quello stesso servizio che a Cremona era stato chiuso qualche anno prima.
Ma c'è un MA ....la norma nazionale prevede che esista una sola struttura ospedaliera con l attribuzione di AB di secondo livello per ogni ATS; norma che tende ad evitare doppioni e a razionalizzare la spesa sanitaria...e a spingere sul rafforzamento della presa in carico della cronicità.
Quindi ...chi la spunta tra Cremona e Mantova ?
Passano alcuni mesi durante i quali cremonesi e mantovani hanno fatto a gara ad attribuirsi le caratteristiche per divenire AB di secondo livello.
Vince Mantova.
Nel frattempo siamo in piena campagna elettorale per le regionali Fontana deve fare di tutto per non perdere il voto dei cremonesi che si sentono beffati ..e quindi .Opla' ecco scodellata la prospettiva di un nuovo ospedale.
Il nostro ospedale che quest' anno compie 54 anni, costruito con le risorse e le donazioni di associazioni e cittadini cremonesi, non va più bene ..non risponde ai requisiti antincendio e è troppo energivoro, poi è monoblocco .non va più di moda!!!
Ma questo è il risultato del susseguirsi di Direzioni Generali che in questi 54 anni non hanno mai fatto interventi di manutenzione ed adeguamento alle normative vigenti ...figuriamoci che in 54 anni non sono mai stati puliti i vetri esternamente nonostante l ospedale fosse dotato del ponteggio e di quanto necessario!!! Ma il principale intervento realizzato Direttori Generali che si sono avvicendati è sempre stato quello di rifarsi l ufficio, che ad un certo punto è diventato una vera suite con tanto di cucina e chef dedicato.
E siamo ai giorni nostri quando alla fine del regno del Dott Rossi, l idea della necessità di un ospedale nuovo è sempre più consolidata ...il nuovo Direttore si ritrova 24 milioni di euro accantonati e non spesi dai suoi predecessori per interventi di manutenzione che ritenevano inutili o che per ignavia non hanno realizzato.
C è voluta la Corte dei Conti per intimare l utilizzo delle risorse con gli interventi che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Allora questa lunga dissertazione per affermare che il nostro ospedale è stato vittima della negligenza di Direttori ben pagati e che non rispondono alla comunità locale ma alla Regione.
Ma se per anni non ci si cura di un bene pubblico è inevitabile arrivare a questo punto.
Nel frattempo una legge nazionale stanzia risorse finalizzate all adeguamento delle strutture sanitarie ...il famoso treno di soldi su cui con un sol balzo sono saliti tutti ..da destra a sinistra, tutti unanimemente d accordo da Fratelli d Italia al PD e addirittura AVS uniche eccezioni Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista e il movimento per la riqualificazione dell ospedale!!!!
Mi piacerebbe molto che il progetto del nuovo ospedale, il cui preventivo è raddoppiato nel frattempo, avesse la stessa sorte del ponte sullo stretto, ma temo che in qualche modo andranno fino in fondo ...Avremo una struttura avveniristica in cui il personale sanitario sarà ancora costretto a lavorare sotto organico e a dare il meglio di se nonostante tutto.
A Cremona non sarà attribuita l' AB di secondo livello ...i cremonesi non avranno la medicina territoriale ma potranno fare jogghing sui terrazzamenti del nuovo ospedale!!!
Buona vita!!!


Viva Cremo

20 aprile 2026 05:26

C'era una volta la sinistra che si batteva contro gli sprechi e le megalomanie. Dov'è finita? Adesso solo chiacchiere e distintivo...

Alessandra

22 aprile 2026 04:15

La sinistra è la prima a intascare i soldi.
La vergogna della vergogna, stanno spendendo soldi per quello in essere ora per poi demolirlo.... dov'è la logica?

Michele de Crecchio

24 aprile 2026 18:02

Senza il deciso e quanto mai opportuno intervento della Corte dei Conti (istituzione benemerita e indispensabile alla quale, guarda caso, l'attuale governo sta "tarpando le ali", riducendone competenze e operatività) a Cremona non avremmo nemmeno ancora utilizzato i fondi, da anni disponibili, per togliere il "pronto soccorso" del nostro ospedale dalle vergognose condizioni "da terzo mondo" nelle quali, da anni ormai, era lasciato degradare sempre di più!