16 agosto 2026

In ascolto dello Spirito Santo che soffia dove e come vuole

L’incontro di Gesù con la donna cananea è un racconto che ha in sé un fascino particolare e una ricchezza profonda, carica di molte sfaccettature.

Il testo parla della fede dei pagani, della fede di questa donna che a differenza dei discepoli, spesso qualificati come persone dalla fede piccola, ha una fede grande, tanto grande da meritare una lode da parte di Gesù stesso. 

All’interno del racconto di Matteo il testo è sicuramente una provocazione per i cristiani provenienti dall’ebraismo che si confrontavano, e talvolta si scontravano, con le abitudini e lo stile di vita di quanti provenivano dal mondo pagano.

Per i cristiani delle generazioni successive, per noi che leggiamo il Vangelo oggi, la provocazione non viene meno. Accanto ai discepoli, coloro che seguono Gesù più da vicino, c’è una moltitudine di persone che credono in Gesù “a modo loro”, in una forma che suscita qualche dubbio e molte perplessità, eppure, ci ricorda oggi san Matteo, può esserci adesione vera anche in loro. 

Anche in queste persone che ci verrebbe da definire “lontane” può esserci e c’è un autentico affidamento della propria vita nelle mani del Signore, un affidamento tanto profondo da permettere loro di ricevere la liberazione dal male che li affligge, mentre il primo degli apostoli rischiava di sprofondare a causa del suo dubitare, come abbiamo sentito domenica scorsa.

La pagina di Vangelo non smette di interrogarci e di interpellarci di fronte a tante persone che incontriamo nelle nostre comunità. Ritorna in questa pagina il richiamo a non voler estirpare prima del tempo la zizzania dal campo di Dio, perché non abbiamo la lucidità per capire fino in fondo dove sia il grano buono e dove la pianta infestante.

C’è un secondo aspetto che dà a pensare in questo testo di Matteo. Si tratta del cammino che Gesù stesso è costretto a compiere attraverso l’incontro con la donna cananea. L’impostazione del Vangelo secondo Matteo è molto chiara. Nel percorso della sua vita terrena Gesù si rivolge esclusivamente agli ebrei: la missione del Cristo è per il popolo di Israele, anche per le pecore perdute di questo popolo, forse soprattutto per loro, ma non sembra per i pagani. Solo alla fine, dopo la risurrezione, Gesù invierà i discepoli “a tutte le genti”, per farle discepole battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

L’incontro con la donna cananea, tuttavia, indica un cambiamento nell’atteggiamento di Gesù. Egli manifesta verso questa donna, all’inizio del loro dialogo, una quasi completa indifferenza, al punto tale che sono i discepoli ad insistere con Lui perché la esaudisca e la congedi, liberandosi, e liberandoli, di questa presenza così importuna. Quando Gesù finalmente si rivolge alla donna, le sue parole sono dure e aspre: il Signore accosta i pagani ai cani, come era mentalità del tempo considerarli, e afferma che il pane dei figli non può essere gettato in pasto agli impuri. Gesù non sembra presentarsi particolarmente misericordioso e gentile con queste parole che al nostro modo di pensare politicamente corretto suonano a dir poco offensive. 

A vincere la resistenza di Gesù è la grandezza della fede di questa donna, che si mostra nella sua capacità di volgere a suo favore persino il rifiuto esplicito di Gesù: “io resto al mio posto e se non ho diritto al pane, concedimi le briciole, come si fa con i cani che circondano la tavola dove siedono i figli”.

Gesù, di fronte a questa fermezza nella richiesta, diviene un altro: non più duro e indisponibile, ma pronto e risoluto ad accogliere la preghiera di questa donna in tutta la sua estensione, senza tentennamenti e ritardi. 

Ascoltando questo racconto non possiamo non chiederci se forse anche oggi ci sono esclusi dalla tavola del Signore che meriterebbero di essere accolti, di ricevere il pane dei figli anche se la loro situazione non è ineccepibile, come non lo era quella di questa anonima cananea. Se nell’incontro con questa donna Gesù ha cambiato quanto aveva compreso che il Padre Gli chiedeva, è forse impossibile che anche la comunità dei credenti compia questo stesso cammino di cambiamento in alcune circostanze e situazioni, di fronte ad alcune condizioni di vita? 

La tentazione di sempre è quella di stendere riflessioni generiche e teoriche che creano confini, determinano comportamenti e alimentano atteggiamenti religiosi farisaici. Gesù ci insegna qualcosa di più profondo: non è il rigore della legge che determina la salvezza, perché molti che si sentono a posto in realtà si stanno escludendo dall’accedere al Regno. La cittadinanza nella casa del Padre, in realtà, è data dalla sincerità della fede che si può trovare anche in situazioni religiosamente irregolari e dubbie. Questo oggi il Vangelo ci insegna, ricordandoci che il Primo ad aver imparato dall’ascolto dello Spirito Santo, modificando le proprie certezze, è stato proprio Gesù, pronto ad accogliere il Soffio di Dio là dove si manifesta, anche al di fuori degli schemi religiosamente prestabiliti.

Francesco Cortellini


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commenti


Ernesto Borghi

16 agosto 2026 06:49

Sono molto grato, da biblista e da tentativo di credente cristiano, al parroco di Bozzolo Francesco per questo commento intenso, culturalmente serio ed espressivamente chiaro al testo evangelico di Matteo 15,21-28. Lo diffondero' tra le oltre 700 persone a cui, ogni domenica da qualche anno, invio alcuni commenti ai testi evangelici domenicali.