16 settembre 2026

"Eravamo quattro amici al bar del... Campo Largo"

Evviva. Squarciata la spessa nebbia che da mesi lo nascondeva, ecco fatta luce sul programma che le opposizioni, in caso di vittoria, hanno in serbo per il nostro bene. Elly Schlein è lapidaria: "Come prima cosa, riconosceremo lo stato Palestinese". Due notizie in una. Esordiranno occupandosi di palestinesi piuttosto che di italiani. Seconda notizia: 'riconosceranno' quel che (purtroppo) ancora non esiste. Il che potrebbe tradire qualche preoccupante disturbo visivo. D'altronde per Elly Schlein sono tempi complicati. L' ex reginetta del PD versione New Age appare ormai preoccupato ostaggio dell'eterogenea combriccola di 'fratelli coltelli' che tenacemente mantiene l'originario nome di battaglia: Campo largo. Talmente largo da non riuscire a procurarsi un perimetro certo, né un programma né un candidato premier. Il dilemma è divorante: primarie sì o primarie no? Un avvertimento di raffinata fattura gesuitica le era in effetti giunto tempo fa da un Paolo Mieli soavemente enigmatico: hai stoffa ma, se vuoi salvarti la pelle, è meglio che ti sfili dalla competizione. Che è un po' come dire a un'aspirante Miss Italia "quanto a me, ti trovo bellissima. Ma, nel tuo interesse, è meglio se ti ritiri". Non resta ai fan del campo largo che fare buon viso a cattivo gioco, fingendo di scambiare per programma politico l'alluvione mediatica di foto ricordo formato santino che ritraggono i quattro, allacciati in sorridente rimpatriata goliardica.  
Fatto sta che i nodi da sciogliere appaiono giganteschi e la reticenza sul programma, più che di ponderata gestazione, appare frutto di necessità. Non appena uno dei soggetti in corsa dichiara un obiettivo viene zittito dai compagni di cordata che temono l'effetto impopolare di quella misura. Male non sarebbe chiarirsi in tempo le idee. Il lungo digiuno dal potere, indubbiamente il più potente dei moventi, li unisce nella determinazione ciecamente perseguita di sloggiare Meloni e insediarsi a palazzo Chigi. Per fare cosa resta un dettaglio. E nel frattempo non passa giorno senza imbarazzanti episodi di scontro interno. E non sulle astruse finezze che appassionano i politicamente corretti, tipo bagni neutri nelle scuole elementari per consentire agli incerti di correre a fare pipì là dove li porta il cuore. Parlo di 'fuoco amico' su cruciali questioni, basiche per la definizione dell'identità di uno schieramento: postura internazionale, Nato, sostegno militare all'Ucraina e così via. A proposito, come mai se Vannacci è contrario a sostenere le crescenti richieste ucraine si tratta di sabotaggio antieuropeo ordito in combutta con Putin mentre se le stesse cose le dicono Conte o Bonelli si tratta di nobile ideale pacifista? Massì, ammettiamolo: come aspirante al governo del Paese in una stagione di eccezionali criticità, il Campo largo deve ancora dissipare molta nebbia e venire a capo di parecchie incongruenze. L' orizzonte è carico di incognite. A cominciare dall'insidioso masso erratico in grado di tendere mortali agguati ai futuri naviganti. Alludo ovviamente all'antica ruggine Conte - Renzi, conseguente al ribaltone con cui il picconatore fiorentino mise fine al secondo governo Conte aprendo la strada a Draghi, meglio noto nella luttuosa epopea grillina come " Il Grande Usurpatore". I due sapranno adeguarsi a una incruenta routine di separati in casa o fra il fumantino toscano e il temporeggiatore pugliese rivedremo scintille? Fossi in Renzi non dormirei sonni tranquilli visto che Conte, scaltro come una volpe, trasformista come un camaleonte, sembra possedere per giunta la memoria di un elefante. Democristiano fino all'osso, potrebbe dunque disporre per divina concessione della facoltà di combinare a un tempo l'arte del perdono e quella della vendetta. Carne al fuoco per l'esplosione di radicali divergenze ce n'è fin troppa. l'Italia che Renzi ha in testa -salvo tattici ripensamenti - è un'economia di mercato, una società concorrenziale e perché no meritocratica che per modernizzarsi non teme di metter mano a opportuni ritocchi della Costituzione. Ben diverso l'orizzonte di Conte, insuperato campione di un assistenzialismo che, fra bonus e regalucci di incontrollato percorso, ha disastrato i conti pubblici e ci ha impiccati a imperituro debito. Risorse potenzialmente preziose per intervenire su sanità, sicurezza, edilizia scolastica e quant'altro, bruciate in qualche anno di non ingenua prodigalità.
Quanto in fine al capitolo immigrazione e sicurezza , è ovvio che il duo Bonelli Fratoianni, in qualità di socio azionista, esigerà l'incasso di adeguati dividendi. Remando dai banchi dell'opposizione è stato praticabile fino alle più spregiudicate conseguenze il vecchio giochino di gridare 'al fuoco' e bloccare la strada ai pompieri. Le forze dell'ordine acciuffano i delinquenti, il magistrato li libera, la gente si arrabbia e il tutto è furbescamente attribuito all'incapacità dell'esecutivo di garantire sicurezza e ordine pubblico. Ma il giochino diventerebbe infinitamente più arduo nel caso non si disponga più del capro espiatorio targato Meloni su cui indirizzare la rabbia universale per qualsiasi sciagura affligga gli umani e il pianeta. In caso di vittoria, chissà dunque a che santo ricorreranno i 'quattro amici al bar' per farcela a ricoprire tutti i ruoli in commedia: accoglienti patroni di immigrazione clandestina e rigorosi sceriffi con medagliere al merito. Dubbi e ipotesi al momento senza risposta. Un po' come nel caso della famosa patrimoniale, prima a gran voce annunciata e ora dormiente nelle reticenti pieghe di un programma che non la sconfessa ma preferisce salvare capra e cavoli trasferendo la patata bollente alla fiscalità europea. Peccato per la pasionaria Ilaria Salis che, avendo l'esproprio proletario nel dna, tanto ci contava da aver prematuramente dato fuoco alle polveri e dichiarato ufficialmente aperta la caccia ai ricchi che avrebbero tentato di riparare all'estero per sottrarsi al salasso. Mica male detto da una che si è barricata nel Parlamento europeo per sottrarsi alla galera.

Ada Ferrari


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commenti


Stefano

16 settembre 2026 07:56

Posso capire la passione per i palestinesi vuoi anche per la propaganda incalzante che ogni giorno ci invade e che non trova riscontri per altre guerre e popoli perseguitati e sottomessi nel mondo, ma Schein e soci e l' Europa stessa dovrebbero ricordare che al primo posto, al centro della loro campagna politica dovrebbero esserci gli italiani. Si proprio loro,questi illustri sconosciuti.

Il Pontormo

16 settembre 2026 07:57

La Fiera Delle Vanità

Fabio

16 settembre 2026 08:01

Complimenti per aver centrato in pieno le loro contraddizioni e questi vorrebbero governare l’Italia? Poveri noi! Se poi il loro primo obiettivo è riconoscere la Palestina la dice tutta sulle loro prerogative!

Biagio

16 settembre 2026 09:29

«Ragazzi, ascoltatemi: lasciamoli fare!» — Il consiglio dell'avventore al bar del Campo Largo

alla fine ci siamo seduti davvero a quel bar. Abbiamo ordinato un altro giro di spritz e ci siamo messi a fare i conti, mentre al telegiornale andavano in onda i soliti trionfalismi sulla "ripresa".
Lei ci accusa di fare i massimi sistemi da bar e di dimenticare la realtà quotidiana? Tra un’oliva e una patatina, uno degli avventori si è alzato, ha guardato gli amici e ha lanciato la sua proposta: «Sentite a me, non diamoci da fare per vincere. Lasciamoli fare ancora un po’».
Il ragionamento, da cittadino qualunque, non fa una piega. Si chiedeva come sia possibile che, con la montagna di miliardi del PNRR, l’Italia si ritrovi con il debito pubblico più alto di sempre, la pressione fiscale alle stelle e gli stipendi fermi al secolo scorso. Per non parlare del maxi-aumento delle pensioni: una cifra record con cui ci paghi un caffè al banco al mese. Se poi ti viene un malanno e vuoi fare una visita medica senza aspettare l'era glaciale, fai prima a lasciare metà della pensione alla clinica privata dietro l'angolo.
E sulla sicurezza, l'altro grande cavallo di battaglia? Un disastro completo: siamo arrivati a ben cinque decreti sicurezza e i reati continuano ad aumentare, mentre il famoso "blocco navale" è evaporato come una promessa da campagna elettorale balneare.
Guardi il panorama e ti rendi conto che l'unica vera "riforma strutturale" andata in porto con successo millimetrico è stata la lottizzazione: occupare tutto l’occupabile, fino all'ultimo sotto-sotto-segretariato. La crescita economica resta a zero, ma i posti a sedere si moltiplicano per partenogenesi.

In tutto questo prende forma il vero capolavoro di politica surrealista: l’ascesa di Vannacci. Il punto divertente è che i partiti minori della maggioranza mica lo criticano nel merito di quello che dice — ci mancherebbe! Il loro vero terrore è puramente contabile: la paura di dovergli cedere qualche ministero. La sola prospettiva di dover liberare una poltrona fa tremare i polsi più di qualsiasi crisi geopolitica. Ma niente paura: la soluzione si trova sempre, basterà inventare qualche nuova delega ad hoc e ci sarà una sedia per tutti.
Ecco perché il consiglio dell'avventore suona quasi profetico: conviene davvero affannarsi per riprendere in mano il Paese adesso?
Forse la mossa migliore è lasciarli andare avanti a gestire il disastro che stanno accumulando, tra tasse mascherate, servizi che crollano e la solita scusa del "fattore sfiga". Quando questa maggioranza cadrà da sola, il vero problema non sarà rimettere insieme i cocci, ma scoprire che non hanno lasciato più nemmeno le poltrone su cui sedersi.
Cara Ferrari, alla fine resta una certezza: meglio quattro amici al bar che cercano di cambiare il mondo, che una coalizione al governo che non riesce neanche a cambiare le cose da fare. Biagio

Stefano

17 settembre 2026 13:27

….vedrà, e se lo segni per benino , con il prossimo governo di profeti, ovviamente non ancorati alle poltrone, tutto si rimetterà a posto….debito pubblico compreso…. Ammesso che uno sappia come funziona il suo meccanismo…..però c’è un però….a parità di condizioni attuali in merito a conflitti e inflazione…. Non è bello vincere barando….

marco

18 settembre 2026 17:20

Peccato che i quattro amici al bar poi dovrebbero guidare il paese già divisi prima di partire,con idee contraddittorie,senza uno straccio di programma con visioni diverse che poi porterebbero a crisi Politiche in breve tempo per risolvere i problemi di Sanità, Lavoro, crisi energetica e reperimento risorse.
Qui non si tratta di lasciare andare avanti il Governo che ricordo sta anche gestendo il disastro di 120 miliardi di euro di eredità tra bonus immobili e reddito di cittadinanza e nel bel mezzo di una crisi energetica devastante e tre guerre.
Qui si tratta di avere figure Politiche forti,credibili e preparate con Ministri che provengano dai settori che poi dovranno guidare e non grandi coalizioni che poi non convincono nessuno,neppure loro stessi.

Stefano

16 settembre 2026 10:06

Se il futuro passa da questi………………

alfredo

16 settembre 2026 11:48

vannacciana o se preferisce meloniana ad honorem
a quando le lodi per il più longevo dei governi?
ringalluzzita dal vento della destra estrema che soffia un po' ovunque?

Blek

16 settembre 2026 19:11

Riconoscere uno Stato che non esiste, e cioè quello di Palestina, e che non è mai esistito, come vuol fare la Schein, è un bel dilemma, anche perché il territorio di Gaza e' politicamente di Israele, come quello della Cisgiordania. Ciononostante Israele lasciò ad entrambi l'autonomia amministrativa,sperando malamente nella pace, visto cos'è accaduto un fatidico 7 ottobre. Se tuttavia i cd palestinesi avessero veramente voluto uno Stato, peraltro osteggiato dagli altri paesi arabi, avrebbero potuto averlo già nel 1922 quando, dopo la dissoluzione dell'impero ottomano con la sua sconfitta nella prima guerra mondiale, i britannici, mandatari di quel territorio, proposero un memorandum in cui, dopo la costituzione del Mandato per la Palestina, inizialmente pensato per tutelare in quel territorio le popolazioni ebraiche ritenute quelle autoctone, si pensava di assegnare la parte ad est del Giordano agli ebrei e la parte ovest , che rappresentava l' 80% del territorio, agli arabi, i quali però rifiutarono mentre gli ebrei accettarono. Ma il rifiuto era motivato dal fatto che agli arabi la soluzione dei due Stati non andava bene, perché loro pensavano ad uno Stato unico, dal fiume al mare, ieri come oggi,che Israele non poteva ovviamente accettare,perché significava la cancellazione dello Stato di Israele. Ecco perché tra l'altro la soluzione del conflitto in medio oriente è molto difficile da attuare.

Blek

16 settembre 2026 19:22

Errata corrige. La parte ovest agli ebrei e quella est agli arabi.

Manuel

17 settembre 2026 16:47

... ed è proprio per questa incapacità degli uni (prima) e degli altri (dopo), che sarà necessario attendere la rinascita (imminente?) dell’impero ottomano.
Con buona pace di Israele che, inevitabilmente, dovrà invitare la parte più retriva (maggioranza?) la propria popolazione ad una nuova diaspora... per fortuna negli Stati Uniti dimorano tanti “fratelli ed amici” e c’è tanto spazio.

Blek

18 settembre 2026 05:36

Ed in effetti Erdogan,il primo ministro turco,che non ha mai nascosto le sue mire egemonia in medio oriente, ha costituito di recente una " strana " alleanza tipo Nato col Pakistan e l'Arabia saudita. Motivo apparente? Gli attacchi subiti dell'Arabia da parte dell'Iran. Finalità dell'accordo? Emarginare un po' gli Usa visto il loro fallimento militare di protezione dello Stato Arabo dagli attacchi degli iraniani, e costituire una nuova tutela arabo turco islamica ,con le 3 potenze citate pronte a reagire contro chiunque attacchi uno dei tre Stati. In apparenza l'Iran ma il rischio grosso lo corre Israele, presentato dal ministro degli esteri pakistano come il male assoluto da estirpare, genocidio reale o presunto nei confronti dei palestinesi ,perché da sempre gli ebrei sono da cancellare dalla faccia della terra per dottrina coranica. L'accordo è aperto ad altri paesi musulmani che volessero aderire, l Egitto sembrerebbe intenzionato a farlo ed una volta raggiunto e coordinato ( cosa per la quale potrebbero volerci anni) ogni pretesto sarebbe buono per attaccare in maniera congiunta Israele, nel tentativo di riuscire laddove l'Iran, hamas e alleati vari hanno fallito quel 7 ottobre. Ma sarà dura perché Israele non starà lì senz'altro a prenderle...

Blek

18 settembre 2026 16:04

Poi c'è da riflettere su cosa convenga all ' occidente. Quindi a noi. Rispetto a questa teorica guerra se convenga la vittoria dell'asse Turchia Pakistan e Arabia saudita con la diaspora ebraica auspicata da Manuel ,o la vittoria di Israele, da sempre alleato dell' occidente,. Ed io su questo non ho alcun dubbio. Di Israele ovviamente.

Manuel

19 settembre 2026 06:33

... ed è qui che l’occidente va in crisi!
Pure gli altri tre sono, da molto tempo, partners europei o americani e la Turchia è pure membro NATO quindi, teoricamente, una mossa sbagliata di Israele verso Ankara, imporrebbe alla NATO di muovere guerra allo stato ebraico.
Da che ci siamo, aggiungo: come mai la Turchia ha organizzato tale asse con arabi e sunniti/sciiti (da secoli in discordia)? Perché il Pakistan è una potenza nucleare.

Blek

19 settembre 2026 07:34

Certo. E infatti pare che i rapporti Nato/Turchia non siano così idilliaci. Non ho approfondito se la Turchia vuol sfilarsi dalla Nato, ma non sarebbe evento improbabile. Ma pure Trump aveva chiesto agli alleati Nato di muoversi contro l'Iran ma ben poco mi pare gli europei abbiano fatto. Analoga reazione si può pensare se la Turchia decidesse unilateralmente di attaccare Israele che ,tra l'altro, è partner dell' Occidente. Nella realtà dunque le cose sono molto più complesse di quanto possiamo immaginare .