Bignami e Chizzoli, quelli che contano senza urlare
Ci sono politici e amministratori pubblici locali la cui pisciatina quotidiana, dentro o fuori dal vasino, diventa notizia meritevole di comparire sui media provinciali. Qualche volta dicono cose sensate, spesso sparano fesserie da imbonitori da fiera con l’enfasi del verbo messianico. Ma poco importa il valore dell’argomento, prioritaria è la certezza di garantirsi un titolo e un articolo nella cronaca politica. Come la Nutella e il miele, così l’aria fritta e la fuffa, vengono spalmate quanto basta per abborracciare un pezzo, giornalisticamente definito soffietto o in altro modo più volgare.
Il momento di gloria di questi abbonati alla foto e al titolo in cronaca senza una reale notizia dura il tempo di un battito d’ali. Poi c’è la rapida discesa nell’oblio e la catalogazione nel file meteore. Alcuni resistono più a lungo, eterodiretti dal partito e dagli stakeholder. Abituati a battere i tacchi da attendenti, continuano a batterli da sergenti per garantirsi il posto e aspirare a una promozione.
Poi ci sono gli idealisti duri e puri senza futuro. Confinano con gli idealisti pragmatici, meno duri e puri, ma con un filo di speranza. In precario equilibrio su una fune, combattono per non vendere l’anima al diavolo e precipitare. Entrambi questi gruppi popolano il pianeta del no al nuovo ospedale di Cremona e del no all’autostrada per Mantova. È la terra degli Enrico Gnocchi, delle Rosella Vacchelli e degli Alvaro Dellera.
Un ruolo di rilievo è occupato dai politici presenti a qualsiasi taglio di nastro, se necessario anche a quello di un pollaio. Presenzialisti per Dna e scelta razionale e consapevole, per loro la politica non rappresenta un oggetto misterioso. Conoscono trucchi e comportamenti adeguati a mantenere il consenso. Frequentano gli amici nelle stanze dei bottoni regionali e nazionali. Colgono in anticipo da che parte tirerà il vento. Titillano con perizia le aspettative dei propri elettori. Sono le eccellenze politiche locali. Sono pochi. Sono le eccezioni alla regola. Sono quelli che contano in provincia.
Due nomi, su tutti: Luciano Pizzetti e Gianni Rossoni. Fossili e testimoni di una stagione politica rottamata, restano protagonisti. In permanente servizio si collocano una spanna sopra e tre metri avanti rispetto ai loro colleghi. Qualche sbavatura nel loro agire non intacca questa superiorità. Punti di riferimento, sono pochi, stagionati, ma buoni. Sono l’usato sicuro. Ora e sempre evergreen.
Il saggio ammonisce: mai fare di tutta l’erba un fascio. L’esperienza insegna: il pessimismo non sempre è giustificato e comunque non è un buon consigliere. Sul territorio, tra le generazioni dei meno attempati, operano dei potenziali politici e amministratori di qualità. Ci sono, eccome, ma non riescono ad imporsi. Al di là di qualche apprezzabile lampo mancano di continuità, perseveranza e determinazione. E perché no? Di cattiveria. Rino Formica insegna: «La politica è sangue e merda».
Qualche nome? Alessandro Portesani, Matteo Carotti, Maria Vittoria Ceraso consiglieri comunali a Cremona. Poi Michel Marchi, sindaco di Gerre de’ Caprioli. Ancora Carlo Vezzini, cinquantenne, sindaco di Sesto e Uniti e vicepresidente di Centro Padane Spa. Non è di primo pelo: nemmeno quarantenne è stato presidente della provincia. L’elenco non è completo, ma sufficiente per dire che non tutto è perduto.
È salutare però ricordare gli angoli bui, per evitarli in futuro. Michele Bellini, eletto segretario del Pd nel gennaio 2025, ha gettato la spugna nel gennaio 2026. Inizio e fine di carriere fulminee. Venni, vidi, persi. Prometteva cambiamenti nel partito.
Infine c’è il gruppo ristretto di politici e amministratori pubblici, cultori del profilo basso. Non amano la ribalta. Compaiono poco, ma contano molto. Non godono della notorietà da rockstar presso cittadini-elettori. Non necessitano di suggeritori per muovere le pedine. Decidono. Detengono il potere reale.
Maestri di scacchi della politica locale, posseggono pazienza, strategia e abilità per imporre il proprio gioco. Conoscono l’arrocco, la presa en passant, la promozione del pedone che usano con sagacia e freddezza, senza mai trascendere e provocare clamore. Spennano le galline senza farle urlare. Quando le galline si accorgono d’essere spennate è troppo tardi. L’ultimo, eclatante esempio è la recente riconferma (20 maggio) di Andrea Bignami nel collegio sindacale di Padania Acque. Ed è stato uno spettacolo deprimente assistere in assemblea al tentativo maldestro dei suoi detrattori per giubilarlo. Un azzardo presuntuoso che ha condotto alla sconfitta. Conclusione prevedibile ma non contemplata dai moderni capitan Fracassa di casa nostra che, andati per bastonare, furono bastonati. Serafico e rilassato, lui li aveva ascoltati senza battere ciglio, sicuro di avere già vinto ancora prima dell’inizio dell’arringa dei pubblici ministeri da strapazzo. Così è stato.
Bignami è l’esempio più rappresentativo della categoria dei politici-amministratori in guanti bianchi. Classe 1969, radici lodigiane, entrato parecchi anni fa dalla porta principale nell’angusto santuario degli unti dal signore, oggi occupa un posto nel banco in prima fila. Parla poco e ammicca molto. Si distingue per la stazza e l’aria paciosa e sorniona. Un gigante buono, ma l’apparenza inganna.
Noto agli addetti ai lavori, meno al pubblico degli elettori, semisconosciuto a quello dei bar e dei social, è il Garry Kasparov della politica locale.
Leghista dai tempi di Umberto Bossi, è amico del ministro Giancarlo Giorgetti. In ottimi rapporti con il presidente della Regione Attilio Fontana e con il presidente dei senatori del Carroccio Massimiliano Romeo, è sopravvissuto agli avvicendamenti dei segretari di partito sia cremonesi che cremaschi.
Bocconiano, titolare di uno studio di commercialista a Crema, si è accomodato sulle poltrone di tutte le aziende partecipate provinciali. Nessuna esclusa. Probabilmente detiene il record di incarichi nei collegi sindacali di società pubbliche locali. Da Aem, a Scrp, a Padania Acque, ad Autostrade Centro Padane spa e Camera di commercio non ne ha saltato una. Per non discriminare il territorio provinciale, è stato anche in Casalasco Società Agricola spa. E per non scontentare gli agricoltori è passato anche dal Consorzio agrario.
«Eh! La Madonna» direbbe Renato Pozzetto.
Non è finita. Ci sono gli incarichi top. Quelli che separano un campione da un fuoriclasse. È tuttora sindaco della Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde (Cariplo). È presidente del collegio sindacale della Fondazione Fiera Milano. È presidente del Consiglio di Amministrazione di Formazienda a Roma. È …Eh! Madonna, con le litanie dei santi.
Bignami è amico di Cristian Chizzoli. Cinquantatreenne, non rientra nella top ten degli amministratori locali glamour, ma neppure in quelli in ombra. Cursus honorum politico di fascia alta. Curriculum professionale da primo della classe. Leghista anomalo, si presenta con outfit e modi da democristiano, ma non di quelli polemici e ruvidi alla Donat-Cattin o irascibili alla Fanfani. Piuttosto con un profilo da doroteo alla Zaccagnini. È stato giovane sindaco di Capergnanica. È il presidente in carica di Padania Acque.
Docente di Marketing Strategico, Marketing Management e Consumer Behaviour alla Bocconi, si è dimostrato un impeccabile direttore d’orchestra durante le assemblee di Padania Acque, anche le più calde e burrascose. I suoi interventi non sono comizi, ma relazioni esposte con la chiarezza di Alberto Angela. È autore di libri, articoli, rapporti di ricerca. Nella sua storia abbondano le cariche di prestigio e in quanto al numero compete con Bignami. Ricordare che è stato consigliere di amministrazione di Cassa depositi e prestiti, di Cariplo e della Fondazione Fiera di Milano e di numerose società operanti nell’housing sociale, è sufficiente per capire in che mare nuota.
A questo punto, la novità. Dovrebbe stare all’inizio dell’articolo, ma non sempre le regole vengono rispettate. Da un mese circa circolano rumors, provenienti da persone vicine alla Lega, ma non organiche al Carroccio, sull’ipotesi di candidare Chizzoli a sindaco di Crema per il centrodestra. I proponenti sottolineano che ha già ricoperto il ruolo. Che a Padania Acque ha dimostrato il suo valore. Che possiede un background professionale da formula 1. Che sa mediare e smussare gli angoli. Che vanta amicizie politiche di alto livello. Che non sgomita. Che nei problemi entra con il passo felpato. In sintesi: ha le caratteristiche per essere un ottimo candidato. Ma c’è un ostacolo: è troppo di tutto per essere accolto dal poco di niente che dovrebbero sostenerlo.
Chizzoli non è il politico e l’amministratore delle pisciatine propagandistiche. Non una meteora e nemmeno un idealista con il paraocchi. Non un sopravvissuto alla rottamazione e neppure un giovane virgulto bisognoso di conferme. È una risorsa per il territorio. Non solo cremasco, ma provinciale. Poi ha un amico nel santuario che conta. Basta per candidarlo?
Resta un dubbio: come può essere leghista?
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