15 marzo 2026

Rumori di guerra ci circondano. Gesù, la Luce di cui abbiamo bisogno

Nel percorso quaresimale che prepara i catecumeni al Battesimo, il brano di Vangelo della quarta domenica invita a guardare a Gesù come Colui che illumina la vita dell’uomo e in questa sua luce le dona una nuova prospettiva. Immergendo il catecumeno nella Sua Pasqua attraverso il Battesimo, Gesù dona all’uomo una nuova esistenza, come quella che riceve il cieco nato i cui occhi sono aperti attraverso un gesto che esprime una nuova creazione: il fango spalmato sugli occhi da Gesù richiama l’atto creatore di Dio che dalla polvere del suolo ha creato il primo uomo, così come si legge nel secondo racconto della creazione che si trova nel Libro della Genesi (cfr. Gn 2,7).

L’ascolto di questa pagina di Vangelo non ha meno valore per chi è già cristiano, ricordando a tutti che solo Gesù è la vera luce. L’abitudine con le cose di Dio può portare chi è già battezzato da tempo a pensare di “vederci già” così da non aver più bisogno di lasciarsi illuminare da Dio. All’interno di una comunità religiosa c’è sempre il rischio di sapere già, di sentirsi già a posto, di pensare di vederci già bene. La convinzione che credendo nel Vangelo si abbia la verità, può essere un rischio nella vita delle persone di fede, se non si vede nel Vangelo un cammino da vivere per incontrare Gesù che è la Verità, il quale è sempre oltre la nostra comprensione. La Verità si scopre sempre in punta di piedi e mai con l’arroganza di chi pensa di accedervi senza fatica. 

La conclusione del racconto, pur riferendosi allo scontro fra giudei, fedeli alla Legge di Mosè, e nuovi credenti, fedeli alla parola di Gesù, diventa provocazione valida anche per tutti coloro che sono già discepoli del Maestro di Nazareth: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane» (Gv 9,41). 

Il cammino di apertura degli occhi a cui si sottopone il cieco nato è il cammino che è chiesto sempre ad ogni credente quando si trova di fronte a scelte importanti nella vita. Solo riconoscendo che si ha bisogno di illuminazione si può invocare il Signore e chiedergli di “aprirci gli occhi”, per poter sapere, imparare, conoscere quello che Lui vuole dirci. Purtroppo spesso la nostra colpa è quella di replicare metodi acquisiti, sicuri e stabili, come fossero la ricetta che, riconosciuta come proveniente da Dio un tempo, sia sempre valida, senza sottoporci alla fatica della ricerca. Così Dio diventa l’idolo immobile, un’immagine fissata e non il Dio vivente che si manifesta nel tempo degli uomini, non contraddicendo sé stesso, ma nemmeno ripentendosi come se fra Lui e gli esseri umani non ci fosse storia.

Il peccato dei farisei che parlano con Gesù può essere anche il nostro peccato, quando smettiamo di invocare il Signore, quando smettiamo di riconoscere che abbiamo bisogno di Qualcuno che apra i nostri occhi e li liberi dalla cecità della auto-salvezza, dalla cecità della presunzione che “siamo già cristiani”. 

In questa domenica di metà quaresima il Vangelo ci provoca chiedendoci se siamo persone che cercano il Signore o se siamo persone che pensano di averlo già trovato e quindi già a posto dove si trovano adesso. 

Guardando intorno a noi vediamo tante luci, tutte capaci di illuminare il mondo attraverso la loro prospettiva. Si può vivere lasciandosi guidare da queste luci, accettando quello che esse evidenziano e trascurando quanto esse lasciano in ombra. Nel mondo ci sono tanti modi di affrontare la vita, tanti mondi che possiamo abitare, a volte occupandone più di uno, essendo buoni cristiani in alcune circostanze e pessimi discepoli del Signore in altre. Nel cammino pasquale che la Quaresima ci porta a vivere, oggi ci viene ricordato che solo Gesù è la vera luce del mondo, la luce che ci porta a riconoscere che merita considerazione quel che Lui illumina e che è bene tralasciare quel che Lui mette in ombra. C’è bisogno che sia la Sua luce, che sia il Signore Gesù che è la Luce, ad illuminare la vita degli uomini per darle una nuova consistenza. 

Rumori di guerra ci circondano; disparità tra pochi che possono molto e molti che non possono quasi nulla divengono sempre più marcate; fatiche e difficoltà per tanti che diventano sempre più poveri e in affanno sono sempre più frequenti, e non basta solo togliere la loro presenza dai luoghi pubblici per pensare che i problemi siano risolti; normalizzare la violenza verbale e fisica prende sempre più piede fin dalle scuole e nelle famiglie, prima di raggiungere le pagine della cronaca. 

Di fronte a tutto ciò ci sentiamo impotenti, ma non lo siamo nemmeno del tutto se lasciamo che una Luce nuova illumini il modo in cui affrontiamo queste situazioni, se sappiamo mettere da parte le logiche da partito e da tifoseria per impegnarci insieme, nella luce del Risorto, a cercare strade e forme nuove di azione umile e concreta. La pace disarmata e disarmante che Papa Leone ci ha chiesto di invocare in questi giorni, nasce non dalla semplice “buona volontà” degli uomini, ma quando questa “buona volontà” si apre ad un Altro che le dà la forza di agire e di cambiare.

«Io sono la Luce» dice Gesù: di questa luce abbiamo bisogno tutti, non meno del cieco del vangelo che è per noi modello di chi, lasciandosi aprire gli occhi dal Signore, da Lui si lascia trasformare.  

Francesco Cortellini


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