Guidati dal soffio gentile dello Spirito alla vera libertà
Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Pentecoste, leggiamo un brano di vangelo tratto dal racconto di Giovanni che ci parla della prima apparizione di Gesù risorto avvenuta la sera di Pasqua. Fra l'inizio e il compimento del tempo pasquale, attraverso questo testo evangelico, viene a crearsi uno stretto collegamento che unisce fortemente la testimonianza cristiana al mistero della risurrezione. Lo Spirito Santo, che discende sugli discepoli e li rende annunciatori del Vangelo, è il dono del Cristo Risorto asceso al cielo per continuare la sua presenza nella storia e compiere attraverso gli uomini la Sua missione.
Nel racconto degli Atti degli Apostoli la comunità credente è segnata dalla presenza costante dello Spirito che viene donato a tutti coloro che credono in Gesù e si fanno battezzare. La Pentecoste non è l’unico momento in cui è narrata una discesa dello Spirito dal cielo, ma questa manifestazione così potente, i cui segni richiamano l’epifania di Dio nel racconto del Libro dell’Esodo (cfr. Es 19,16-18), è la prima di altre che avvengono nel corso dei racconti della comunità nascente.
Celebrare la Pentecoste invita ciascuno di noi a considerare l'azione costante dello Spirito nella nostra vita, per riconoscere come questo mistero si rinnovi nella nostra esistenza e nella vita della Chiesa: lo Spirito che proviene dal Cristo risorto, come leggiamo nel racconto evangelico di questa domenica, è il dono che Gesù fa alla Chiesa e ad ogni credente, per accompagnarlo e sostenerlo dopo che il Figlio è tornato presso il Padre, affinché nessuno di coloro che credono in Lui resti solo.
Nei discorsi di addio che seguono l'ultima cena, Gesù aveva promesso lo Spirito Santo ai suoi discepoli, con la risurrezione la promessa diviene realtà e lo Spirito che prima guidava la vita di Gesù da ora in poi guida la vita della chiesa perché corrisponda a quanto il Signore ha annunciato nel corso della sua presenza terrena, primo fra tutti il comandamento dell’amore (cfr. Gv 13,34).
E lo Spirito Santo può tenere il posto di Gesù nel corso dei secoli poiché Egli è Dio come Gesù e come il Padre, una cosa sola con Loro. Ed è proprio grazie allo Spirito del Risorto che agisce nella Chiesa, che possiamo incontrare Gesù. Il Cristo non lo si incontra attraverso uno sforzo di ricerca, ma attraverso il Dono che Gesù ci fa, poiché è attraverso questo Dono che si dischiudono i nostri occhi per poter vedere e riconoscere il Maestro ancora accanto a noi, presenza di perdono e di riconciliazione come è accaduto ai due discepoli che vanno ad Emmaus.
Come nella sua vita Gesù ha donato la guarigione e la libertà dal peccato, così lo Spirito Santo che è nella Chiesa continua l'opera e la missione di Gesù, perdonando i peccati attraverso la comunità dei credenti: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23). Ancora una volta chi crede in Gesù, oggi come allora, fa esperienza di un Dio che non è giudice che condanna, ma che è Padre di misericordia e perdono, amore e guarigione, vicinanza e libertà, per ogni suo figlio.
Dicendoci che lo Spirito Santo donato ai credenti dà alla comunità la forza di rimettere i peccati, il Signore ci accompagna a comprendere qual è l'annuncio fondamentale del Vangelo affidato alla Chiesa: vivere nella libertà dei figli. Se accogliere il dono della salvezza significa conversione, un cambiamento di vita dalla condizione degli schiavi alla vera liberà, ciò è reso possibile perché è lo Spirito Santo che opera nella vita dell’uomo e quanto più ciascuno lo lascia agire in sé, tanto più diventa libero. Ciascuno di noi in quello che fa, pensa e compie è sempre condizionato, ne sia o meno consapevole: da un pensiero, da un modo di vedere, da una concezione, dal timore di un giudizio. Lasciarsi liberare dallo Spirito significa affidarsi al modo di pensare, di agire, di giudicare di Dio. Sant’Ignazio di Loyola in un passaggio intenso degli esercizi spirituali invita a chiedersi, con linguaggio militare, di quale vessillo scegliamo di essere soldati, quello di Cristo o quello del demonio. Oggi possiamo parafrasare la splendida immagine chiedendoci da Chi o da cosa vogliamo lasciarci guidare: dal pensiero dominante, dalla forza della persuasione pubblicitaria, dalle logiche della massa, oppure dal soffio gentile dello Spirito, delicatamente presente nella nostra vita. Fortissimo eppure lieve, pieno di potenza eppure non prepotente, tumultuoso eppure sempre liberante, Egli è l’azione di Dio per la nostra vita, capace di liberarci dagli idoli per restituirci al vero Dio e a Lui scegliere di appartenere e di fidarci, come Gesù ha vissuto e ci insegna a vivere. Per questo oggi Lo invochiamo: vieni Santo Spirito e riempi il nostro cuore, rendici capaci di amare Dio Uno e Trino sopra ogni cosa, perché in Dio solo è la nostra pace e la vera libertà.
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