"Restyling" di piazza Castello, sarebbe bastata una bella manutenzione e il "decoro" di altre zone
Rieccoci a un nuovo restyling cittadino annunciato dal Palazzo con tanto di proclami generosamente autocelebrativi. Ma chissà perché non appena il pretenzioso parolone ronza sulla testa di un quartiere, i cremonesi rizzano le antenne e temono il peggio. Inguaribili pessimisti? Direi piuttosto realisti, ammaestrati dalla serie di buchi nell'acqua e fallimenti regolarmente preceduti, vedi totem, dalla grancassa del restyling. Questa volta toccherà a piazza Castello. Nessuno nega la necessità di periodiche sistemazioni delle poche aree verdi sopravvissute alla strage degli innocenti degli ultimi decenni. Un esempio per tutti il tratto iniziale di viale Trento e Trieste un tempo felicemente frondoso, poi desertificato e ormai ridotto ad assordante e inquinatissimo tronco autostradale. Ma meglio non se la passa il verde sopravvissuto. Un'indifendibile incuria puntualmente abbandona nuove e celebratissime piantumazioni a morire di sete o campare in stato d'abbandono, come per il parco del Morbasco o i giardini del Vecchio Passeggio.
Questa volta il sindaco Virgilio mette le mani avanti: nessun albero verrà sacrificato. "Excusatio non petita, accusatio manifesta" dicevano gli antichi, nel senso che chi anticipa rassicurazioni non richieste ha spesso la coda di paglia. Riesce in verità difficile immaginare che il significativo ripensamento di spazi interni e parcheggi previsto nel nuovo assetto possa concretamente realizzarsi senza incidere sul verde. Tant'è che, mentre il primo cittadino giura che nessuna pianta sarà sacrificata, tutt'altro raccontano i più dettagliati progetti ultimamente diffusi. Solo i tigli sembrano salvi, sul resto la mano sarà pesante. E quanto felice è un' incognita.
Piazza Castello ha indubbiamente una certa età ma nonostante questo, anzi proprio per questo, il rigoglio dei suoi alberi è ormai in grado di offrire prezioso sollievo durante la calura estiva ed efficace filtraggio degli inquinanti atmosferici. Si punta, al contrario, a un radicale sfoltimento con diffusa sostituzione di fiori a piante. Prosaicamente osservo che i fiori sono belli ma non fanno ombra e non rilasciano ossigeno. Cosa non da poco in una città afosa e drammaticamente inquinata. Senza nulla togliere al fattore estetico legittimamente messo in campo dal Comune, in questi casi il senso pratico è d'obbligo. E quel che chiedono i frequentatori di un tipico giardinetto di vicinato come quello è un'oasi tranquilla e ombreggiata in cui sostare in sicurezza e decenti condizioni igieniche praticando la sempreverde consuetudine di una socialità fatta di quattro chiacchiere fra vicini di panchina, per lo più anziani e pensionati a quel che è dato osservare. Speriamo che, a lavori ultimati, i fedeli dell' area se ne rallegrino e non rimpiangano il precedente assetto, visto che il nuovo è ideato in nome di un imprecisato 'sociale'. La parola è di gran moda e fiorisce ormai sulla bocca degli amministratori come parietaria a primavera. Ma, proprio come i famosi involtini Primavera, unisce a un nome suggestivo un contenuto altamente misterioso.
Ma eccoci all'altra parola chiave che, per lo più abbinata al tema sicurezza, infiora il racconto pubblico che il Palazzo indirizza ai cremonesi riguardo al restyling di piazza Castello: decoro. Splendida parola pure questa che chiunque è pronto a sottoscrivere. Purché non sia bandierina issata quando c'è un gruzzolo di soldi pubblici da spendere (470 mila euro di fondi Tamoil in questo caso) e prontamente ammainata quando è politicamente preferibile non sapere e non vedere che fine faccia il famoso 'decoro' in tante zone della città via, via inghiottite da crescente degrado e da un'emergenza criminale che, sotto traccia o allo scoperto, avanza implacabile. Per quanto appannato da decenni di disinteresse il decoro della tranquilla e verde piazza Castello resta incomparabilmente superiore alle disastrose condizioni della zona cittadina che ha la sventura di trovarsi nei paraggi della stazione ferroviaria, specie lungo l'asse che collega piazza Risorgimento al piazzale delle corriere. Lì un groviglio di criticità di varia natura crea le condizioni ideali di una classica tempesta perfetta.
La separazione fra percorsi dei pedoni e dei ciclisti è ormai puramente simbolica e ogni spazio è ritenuto appannaggio esclusivo dei nuovi eroi delle due ruote che procedono super accessoriati come professionisti in procinto di affrontare il Gavia: casco, occhiali, scaldamuscoli, scarpe aerodinamiche, contachilometri, monitoraggio delle pulsazioni, flebo di sali minerali e proteine. Peccato che in tanto ben di Dio manchi proprio il vecchio campanello che in tempi meno accessoriati e ben più civili serviva a denunciare la presenza e chiedere strada alle spalle dell'ignaro pedone. Ormai è tutta questione di prontezza di riflessi, città off limits per chi non la possiede o osa tuttavia muoversi a piedi. Ma pur in presenza di clamorose infrazioni, mai vista una multa. Se la Polizia municipale, che riserva ben due auto ai giardini di piazza Roma, si appostasse in altri punti cruciali magari ad alta densità scolastica godrebbe di interessante panoramica sui monopattini senza targa obbligatoria, sulle bici truccate con ruote da moto, velocità conseguente e nessuna targa o sulle prodezze di alcuni riders. Avanzo in proposito una personale supplica: ci si decida a dichiarare il pedone specie protetta. Stiamo parlando di inermi bipedi semoventi, residuato antropologico in rapida estinzione. Sono miti, silenziosi, non inquinano, non attentano all'altrui incolumità, ultimo esemplare in circolazione di un'umanità non meccanizzata, estremo, sia pur modesto presidio di sicurezza in strade sempre più spopolate e disumanizzate. Privi di santi in paradiso e patroni nel Palazzo, giacciono al gradino più basso della piramide sociale: non coccolati come i cani, protetti come i piccioni, incoraggiati come ciclisti e monopattini. Credo proprio che se un'ipotetica Anna Karenina cremonese decidesse come l'eroina di Tolstoj di por fine ai suoi giorni affidandosi ai mezzi di trasporto non avrebbe dubbi: perché mandarla per le lunghe in attesa del solito treno in ritardo quando, opportunamente postandosi fra pasticceria Dondeo e pensilina dei pullman, avrebbe ragionevole certezza di trovarsi sulla traiettoria di qualche sfrecciante fanatico e poter così abbandonare nel giro di pochi minuti questa valle valle di lacrime.
E, sempre a proposito di decoro, che dire dell'alta densità di bar e commercio etnico concentrata in un vicino settore di via Dante? Più che giusto che le etnie straniere dispongano di propri punti vendita, potenziale valore aggiunto, se adeguatamente gestiti, persino per i cremonesi. Ma la realtà è ben diversa: focolai di degrado e prepotenza, opprimente tanfo di grassi fritti, musica etnica sparata alle stelle, balordi stravaccati sul marciapiedi a tracannare alcoolici e contendere il passaggio. Nel tronco che collega via Dante a viale Trento e Trieste ho assistito a donne che per sottrarsi a indesiderate attenzioni o a risse particolarmente violente fra stranieri hanno cercato riparo nella vicina parafarmacia. Sapevo che le farmacie offrono prezioso servizio al territorio, ma fino a che punto avrei preferito non scoprirlo.
Che a fronte di un quadro del genere i delicati sentimenti dell'amministrazione cittadina siano in pena per il declinante decoro di piazza Castello apre interessanti squarci sulla singolare psicologia della pubblica amministrazione. Manutenzione di strade e marciapiedi, cura regolare del verde pubblico, adeguata illuminazione nei punti critici, tipo i giardini della stazione, poche ma rigorose regole per monopattini e bici specie se a pedalata assistita e cervello non altrettanto assistito: in tempi di vacche magre e sofferenti casse comunali, questo sarebbe finalmente il vero restyling gradito ai cremonesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Monica
6 maggio 2026 17:44
Abito in Piazza Castello e ritengo il nuovo restyling una spesa inutile così come il nuovo ospedale.
Abbiamo tante criticità a cui rimediare, mantenere una ADEGUATA E COSTANTE MANUTENZIONE sarebbe più che sufficiente.
Luca
6 maggio 2026 17:52
Ma così 500.000 euro di fondi exTAMOIL a Corbari non sarebbero arrivati...
Dopo i totem e gli stendardi, l'amministrazione voleva dare un tangibile segno di vicinanza allo Studio di architettura.
Giovanni
6 maggio 2026 18:06
Bravissima!!!!