Invochiamo lo Spirito di verità e di amore
Avvicinandosi il termine del Tempo pasquale, che si chiude con la solennità di Pentecoste, ascoltiamo una pagina di Vangelo in cui Gesù annuncia il dono dello Spirito ai discepoli dopo che li avrà lasciati.
Mi piace fermarmi su un’espressione che Gesù usa per definire lo Spirito Santo: lo chiama “un altro Paraclito”, offrendoci un termine difficile da rendere in italiano. Se prima si ricorreva ad avvocato o consolatore, oggi semplicemente si italianizza la parola greca. Lo Spirito, ci dice Gesù, è il paraclito perché nel corso dei secoli è la presenza che consola e che consolida, che difende e che protegge la Chiesa, la comunità dei credenti in Gesù. Lo Spirito Santo è anche “un altro”, che tiene nella storia il posto di Gesù, perché a Lui strettamente legato.
È bello ricordarci di questa comunione profonda tra il Figlio e lo Spirito perché garantisce che la comunità dei cristiani di oggi sia la stessa di duemila anni fa, la stessa di Gesù con i suoi discepoli e apostoli, anche se profondamente differente da allora. La comunione tra il Figlio e lo Spirito ci aiuta anche a sperare per il futuro, poiché ci garantisce che la comunità dei credenti sarà sempre la stessa realtà fondata e voluta dal Signore Gesù, pur consapevoli della diversità che si ranno fra dieci o vent’anni, per non parlare di quello che sarà tra cento anni ed oltre.
È bello non dimenticarci mai che la comunione fra lo Spirito e Gesù ci parla di differenza e di continuità, perché se lo Spirito è un “altro” diverso da Gesù, non è “altro” nel senso di estraneo rispetto al Signore. Lo Spirito è un altro paraclito perché ci guida alla pienezza del Vangelo, alla verità tutta intera (cfr. Gv 16,13), che nelle parole di Gesù è già a noi consegnata una volta per sempre, ma non ancora pienamente dischiusa in tutta la sua ricchezza davanti a noi.
Per questi motivi, la pagina di Vangelo che oggi si proclama ci invita ad un profondo senso di serenità e di fiducia. Ci richiama a guardare alla Chiesa del passato, a non dimenticarci delle ferite che ha subito (qualcuno potrebbe dire anche inflitto), alle fatiche che ha attraversato e di come lo Spirito l’abbia sempre aiutata a non perdere il suo baricentro che è il Vangelo di Gesù. Inoltre il brano che oggi leggiamo ci aiuta a pensare al futuro senza ansia, nella consapevolezza che molti dei cambiamenti che verranno non saranno distruttivi, ma ristrutturativi, compiuti nella logica del rinnovamento nella continuità che la comunità cristiana vive.
Soprattutto la pagina di Vangelo di oggi ci sfida ad accogliere la presenza dello Spirito, il quale ci spinge a non vivere la fede rinchiudendola nelle pratiche religiose, ma a lasciarla esprimere attraverso la religione, perché ci accompagna ad essere autentici dentro e oltre i gesti, senza ipocrisie o atteggiamenti di doppiezza.
Dentro, perché l’uomo ha sempre bisogno di essere sostenuto da forme, modelli, regole, stili che gli permettono di orientarsi per scegliere il bene e rifiutare il male; oltre, perché le regole e gli schemi talvolta chiedono di essere ridefiniti proprio per poter essere più fedeli al Vangelo: Filippo, uno dei Sette costituiti per il servizio delle mense per i cristiani di lingua greca a Gerusalemme, dallo Spirito viene inviato sulla strada che scende a Gaza e qui, anticipando gli apostoli, annuncia il Vangelo ad uno straniero, diventando poi il primo evangelizzatore dei samaritani. In tal modo Filippo diventa il modello di chi è dentro le regole e oltre le regole, ma sempre fedele al Vangelo, perché obbediente allo Spirito.
Anche oggi lo Spirito spesso e volentieri soffia dove vuole, come vuole, al di fuori degli schemi e dei confini, non per abbatterli distruttivamente, ma per ricordarci che Dio è eccedente rispetto alle regole, ma anche fedele custode dell’amore che i suoi comandi insegnano. Sintesi delle differenze, armonia e fonte di comunione, costruttore di futuro, lo Spirito definisce la Chiesa e allo stesso tempo la apre ad essere fedele a sé stessa, superando sé stessa.
È questo il motivo per cui vogliamo unirci alla preghiera di Gesù che si rivolge al Padre perché ci dia in ogni tempo lo Spirito, per vivere secondo la misura della volontà di Dio e non rinchiuderci nelle dimensioni ristrette dei nostri piccoli schemi. Solo grazie allo Spirito ciascuno di noi potrà accogliere realmente la parola di Gesù ed essere fedele all’amore e alla verità che nel Vangelo sempre sono uniti.
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