Cremona, la politica dello zucchero
Non c’è pace per Cremona. Non è ancora chiusa la bufera del manifesto Pro-Vita censurato dal sindaco Andrea Virgilio e già un’altra polemica, targata Cardaminopsis, agita il comune.
Si tratta di un insediamento artigianale-commerciale, da realizzarsi tra via Castelleone e via Sesto in località Picenengo. Il progetto ha quasi completato l’iter amministrativo. Pronto ai blocchi di partenza, attende lo sparo dello starter.
L’inizio lavori è fissato per l’aprile del prossimo anno, ma già si ode lo stridore di spade incrociate tra favorevoli e contrari.
L’intervento occuperà 60mila metri quadri, dei quali 30mila edificabili, divisi in un lotto commerciale e uno artigianale. Non mancherà un ipermercato su due livelli, con una superficie superiore a 2.500 metri quadri. Sono previsti oltre 500 posti auto, parcheggi interrati, aree verdi per 4.000 metri quadri e una nuova rete ciclabile.
Ci saranno abbondanti compensazioni economiche e ambientali, dolcificanti legali. Rosolio istituzionalizzato, indora la pillola. Maquillage raffinato, le compensazioni rendono meno impattanti operazioni complesse. Come usava cantare Mary Poppins: «Con un poco di zucchero la pillola va giù». E nelle compensazioni lo zucchero è tanto e di prima qualità.
Metodo poco educativo, ma pragmatico, la pillola addolcita compare tra i principi fondamentali della politica. Sistema collaudato e convincente, riesce a fare ingoiare ai cittadini accordi, più o meno indigesti. E la nostra provincia non è esente da questi accordi che, in qualche circostanza, però non funzionano. Per esempio, la vicenda dell’impianto di biometano a San Rocco compare tra i fallimenti del metodo.
L’intervento Cardaminopsis esigeva una notevole quantità di dolcificante. E così è stato. Meglio di niente piuttosto.
L’assessore al commercio Luca Zanacchi lo conferma. Soddisfatto, elenca i numerosi vantaggi che le compensazioni ottenute porteranno alla città, compresi quelli per le attività del centro storico (Cremonasera, 4 giugno).
Una litania. Un Te Deum laico. Dimentica di incolonnare gli svantaggi. All’amnesia pongono rimedio la Confcommercio e i residenti di Picenengo che confinano con l’area Cardaminopsis. L’assessore assolve il comune. Esclude ogni responsabilità dell’amministrazione. Si è attenuta alle competenze concesse dalla legge, senza nulla tralasciare. Ponzio Pilato non si sarebbe difeso in modo migliore.
In politica camminare sul filo del rasoio, arrampicarsi sui vetri, eseguire tripli salti mortali è prassi. Zanacchi si è attenuto a queste regole. E’ da comprendere. Qualsiasi altro amministratore pubblico nella sua situazione si sarebbe comportato nello stesso modo. Ma è una giustificazione parziale, non esaustiva. Non è con le compensazioni che si risolve il problema del centro storico.
Più accorti, i consiglieri Roberto Poli (Pd) e Paolo La Sala (Fare Nuova Cremona Attiva). Si sono limitati a precisare che nessuno della maggioranza aveva espresso entusiasmo per il progetto. E allora?
L’amministrazione avrà agito nel modo migliore possibile. Nessuno lo contesta. Ma «solo i perdenti dicono farò del mio meglio» ammonisce Sean Connery in The Rock. L'impegno non basta. In politica contano i risultati. I don Chisciotte sono poco graditi ai colleghi. Comunque Cremona non è terra accogliente per loro. Preferisce i concreti pokeristi. E poi la storia ricorda i fatti e non le pie intenzioni, ottime per tacitare la coscienza e finire all’inferno.
Per Alessandro Portesani, consigliere di minoranza di Novità a Cremona, è stato facile infilzare con una battuta la maggioranza: «Il commercio di vicinato non si difende con le mance. Si difende con una strategia».
Può non piacere, ma è la sacrosanta verità. L’elenco delle chiusure di negozi in centro storico lo evidenzia in maniera incontestabile. Il problema è strutturale. Di sistema.
Non si risolve con un finanziamento ancorché consistente e superiore alla mancetta. E’ indispensabile una scelta strategica chiamata in causa da Portesani. E’ altrettanto vero che servono coraggio, lungimiranza e una progettualità fino ad oggi assente. Così come sarebbe scorretto addossare la causa della crisi all’attuale amministrazione. La crisi del centro storico ha radici lontane e profonde. Ma questa non è un’assoluzione per la maggioranza. Ignavia e indolenza presenti e passate non sono delle virtù. Ma attenzione: mal comune non è mezzo gaudio. E’ un fallimento totale. E la Cardaminopsis non è la causa. Probabilmente è il sistema Cremona che va rivisto.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco. «Noi non facciamo i salti di gioia per un nuovo centro commerciale. Dobbiamo però gestire i processi e, nella gestione di questi processi, è importante affrontare l’impatto viabilistico e quello ambientale» (Cremona oggi, 4 luglio). Una dichiarazione che non passerà alla storia per l’originalità. Ma neppure per la banalità. E’ anonima e inutile. Scontata. Non aggiunge una virgola al dibattito in corso. Ma sarebbe maramaldo infierire su Virgilio.
Da circa un mese la rimozione, da lui sollecitata, del manifesto Pro- Vita, affisso in uno spazio autorizzato fuori dall’ospedale di Cremona è al centro dello scontro politico cittadino e lo affligge. La vicenda Cardaminopsis non ha distolto l’interesse dalla questione.
Già la bufera sul manifesto censurato non è passata. Quella sul futuro insediamento artigianale-commerciale è appena incominciata. Un carico pesante per chiunque. A maggior ragione per un sindaco eletto con una manciata di voti rispetto al suo competitor. Che è sostenuto da Luciano Pizzetti, suo carismatico e ingombrante mentore. Che è iscritto a un Pd in luna di miele con Fratelli d’Italia. Che dopo due anni non ha ancora dimostrato di possedere spiccate doti di leader.
Già, «Era una notte buia e tempestosa». La storia continua.
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commenti
Pasquino
5 luglio 2026 12:03
Fallimento totale di un sindaco della Sua giunta del suo mentore della loro città Saranno ricordati a lungo ..in negativo
Vincenzo Montuori
5 luglio 2026 14:26
Ha ragione Grassi: la strategia del comune in questi casi è sempre quella: non sono d'accordo ma mi adeguo oppure mi è stato segnalato e mi sono attivato ( vedi vicenda manifesto pro-vita); ma tu, amministrazione, una tua idea ce l'hai?
Anna
5 luglio 2026 17:53
Ai politici cremonesi non piace Cremona. Ecco perchè si stanno impegnando a distruggerla: dalla viabilità (Viale TrentoTrieste/via Dante, sottopassi, rotonde, spartiviali...) alla piscina comunale, dalle palestre con uscite di sicurezza bloccate a cui portano via persino i pavimenti all'ospedale, dai centri commerciali al centro città ridotto ad area di commercio sempre più povero e dequalificato a ciclabile per ebike da trasporto cibo etnico velocissimo (a proposito... i controlli della Polizia Locale sono durati 2 giorni giusto per gli articoli sulla stampa unificata, poi in Corso Campi basta vedere chi transita e a che velocità!).
Serviva un po' di colore, forse, ma al pittore è caduto il barattolo!
biagio
5 luglio 2026 18:11
**C’era una volta un editorialista che voleva fare una critica politica.
Scrisse pagine e pagine, aprì mille porte, introdusse molti personaggi, evocò sistemi, strategie, visioni, crisi del centro storico, maggioranze in affanno… e proprio quando sembrava arrivare al punto, si fermò.
Forse per prudenza, forse per stile, forse perché in Italia dire le cose fino in fondo è sempre un esercizio che può creare più problemi che soluzioni.
Qualcuno, dopo averlo letto, lo definì — forse a torto — un discorso “kafkiano”.
E il motivo è evidente: una struttura un po’ labirintica, molte stanze con la luce accesa, ma nessuna davvero esplorata.
Un racconto pieno di allusioni, dove il lettore deve indovinare ciò che l’autore preferisce non dire.
Peccato: almeno un piccolo aiutino su come affrontare i nodi che lui stesso solleva si poteva dare.
Così resta la sensazione che la critica politica sia rimasta a metà — proprio come le cose che l’editorialista voleva denunciare.
E quindi sì: addolcire la pillola è una peculiarità tutta italiana, che passa dai politici ai giornalisti agli editorialisti. Una tradizione nazionale, potremmo dire.
Peccato che, mentre si addolcisce, il Paese affronta problemi ben più amari: siamo il Paese europeo più indebitato, paghiamo 75 miliardi l’anno di soli interessi sul debito — risorse che potrebbero cambiare la sanità, la scuola, il lavoro. La pressione fiscale batte ogni record, la sanità non è più per tutti, la scuola non è più un ascensore sociale, i giovani emigrano, gli stipendi non crescono e il lavoro non basta più per sopravvivere, il carrello della spesa pesa sempre di più e gli affitti hanno raggiunto prezzi esorbitanti.
Di questo — forse — sarebbe il caso di parlare, invece di continuare a zuccherare tutto.
Come si legge al cinema, qualche volta:
“Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.”
Biagio**
Alberto
5 luglio 2026 21:08
Caro Biagio vogliamo chiamare le cose come sono senza giri di parole? Siamo capaci? Purtroppo abbiamo una amministrazione debole, incapace di avere progetti (in parte perché non c'è spessore culturale in parte perchè tirano a campare alcuni perchè già pensionati altri perchè non saprebbero fare altro nella loro vita e "galleggiano") per la città intera. E ci troviamo settimana dopo settimana ad analizzare tutte le cose "storte e senza senso" che vengono fatte da lor signori mentre il mondo va avanti e Cremona perde solo tempo prezioso.
Questa è la miseria nella quale la città di trova oggi.