Vent'anni fa se ne andava Domenico, la Cremonese, la parola data e l'orologio fermo
Metto insieme Menico e Ugo. Ormai entrambi lassù col diritto di goliardia - perché divisi non starebbero bene neppure lì. Domenico Luzzara (1922-2006) è stato per 32 anni presidente della Cremonese, dal 1967 al 1999. Ugo Tognazzi (1922 1990), cremonese della più bell'acqua, è stato un "mostro" della commedia all'italiana con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi. Menico e Ugo sono cresciuti insieme. Hanno recitato insieme.
Un atto solo
Un giorno Domenico mi racconta: "Ugo ed io recitavamo in una filodrammatica del dopolavoro. Lui era già del salumificio Negroni. La sera, nel periodo della guerra, per tenere su l'umore del popolo cremonese, recitavamo insieme in una commediola. Ma avevamo imparato solo il primo atto. Il secondo non serviva perché, puntuale, all'intervallo, arrivava "Pippo" nel cielo di Cremona per bombardarci; la gente presa dalla paura, lasciava il teatrino e volava a casa. E così noi due eravamo dispensati dal tirar dritto. Non ti dico cosa è successo quella sera in cui Pippo non è arrivato! Mah, Ugo sapeva sempre cavarsela. Poi un bel giorno non abbiamo più recitato insieme. La colpa è tutta mia, ridevo prima ancora che lui facesse la battuta. Allora mi ha detto: Domenico vai in amministrazione a tenere i conti. Sarà meglio per tutti. E così è stato.
Merito dei lampioni
Ho frequentato più Domenico che Ugo. Da giovane inviato di "Stadio-Corriere dello Sport” andavo allo Zini a raccontare le imprese dei grigiorossi e Domenico a sua volta mi raccontava la sua avventura da presidente. Mi diceva: "Tutto merito dei lampioni dello stadio. Io li avevo installati con la mia azienda, la Cremonese non voleva pagarmeli. Roba da 12 milioni, mica pochi per quei tempi. Volevano pagarmi portandomi dentro la Cremo. Dicevo: voi siete matti. Ma in casa mio figlio Attilio era un tifoso e compagno di banco di Mondonico. Attilio, il caro Attilio, mi ha fatto una testa così e alla fine ho accettato il cambio merce. Pensavo di fare il presidente per una sola stagione. Sono rimasto per 32 anni. I momenti indimenticabili? Lo sai anche tu, mi diceva. Era quando si perdeva ed allora tutti a casa mia in campagna, sotto un pergolato, a mangiare pane e salame. Tutti insieme. E belle caraffe di vino giusto. Ugo? Ancora non si era fatta l'amante, cioè il Milan. Era fedele alla Cremonese, la moglie. Lo sai, mi ricordò un giorno Menico, che ho rischiato il campo di concentramento? Te la racconto: con i miei amici avevo un appuntamento a Orte. Come al solito sono arrivato in ritardo. Il treno è partito ed io sono rimasto a terra. Gli altri sono stati deportati, io sono rimasto salvo e libero. Lavoravo al Consorzio agrario come capo ammasso fieno. Non faceva tendenza ma ho fatto qualche soldino. Poi ho comprato una fabbrica elettromeccanica, ho fatto affari con mezzo mondo ed ho costruito il presepe che sai. Con tante belle statuine: Vialli, Cabrini, il Mondo, Lombardo, eccetera.
Una sola parola
Altro aneddoto. Campionato 83-84. La Juventus sta seguendo Vialli per acquistarlo. Ogni domenica manda l'osservatore cecoslovacco Cestmir Vickpalek, zio materno di Zdenek Zeman, già allenatore delle giovanili del Palermo e della stessa Juve. Pochi si intendono di giovani calciatori come lui. Su Vialli però ha qualche esitazione di troppo. Racconta Luzzara: "Lo avrei ceduto volentieri alla Juventus ma quelli non si facevano sentire. Nella vicenda si è allora inserito quel gran signore di Mantovani, presidente della Samp ed io l'ho promesso a lui. Il giorno dopo mi chiama Boniperti, lo vuole alla Juve e mi offre 100 milioni più della Samp. Tanti soldi all'epoca. No Giampiero, gli dico, ho dato la parola a Mantovani. E' vero che ancora non abbiamo firmato alcun contratto ma io ho una sola parola. Per me la parola vale un contratto. Il giorno dopo, mi racconta sorridendo Menico, chiama Mantovani. Mi dice: caro Luzzara ho saputo che la Juve ti ha offerto 100 milioni in più e che tu non hai accettato avendo dato la parola a me. Bravo, i 100 milioni te li do io. Finale: richiama Boniperti. Dice: "Caro Luzzara, Mantovani mi ha raccontato tutto. Non ho parole. Sei un grande".
La sera che Menico ha calato il sipario sono andato a casa, centro città: la moglie gli teneva la mano, lui sembra sul ring. Non voleva mollare. Settimane prima era venuto a trovarmi al giornale portandomi un orologio da tasca. Un vecchio orologio. “Così ti ricorderai di me. E non fare quella faccia perché l'orologio è fermo. Almeno due volte giorno avrai l'ora esatta".
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