18 aprile 2026

130 anni fa moriva don Giovanni Avanzi, il sacerdote legato a Giuseppe Verdi e alla sua famiglia

Ricorre in questi giorni il 130esimo anniversario della morte di don Giovanni Avanzi, il sacerdote più caro al maestro Giuseppe Verdi.  Nato a Soarza , nella tranquillità della campagna piacentina, ad ormai un “tiro di schioppo” da Cremona, il giorno del’Epifania del 1812 fu per trentatré anni parroco di Vidalenzo (il paese nel cui cimitero riposano i genitori del maestro Verdi ed il grande tenore Carlo Bergonzi). Studiò nel seminario diocesano di Fidenza e, una volta ordinato sacerdote, iniziò il suo ministero presbiterale nel 1841 a  Busseto.

Nel 1844 fu trasferito a San Giuliano Piacentino in qualità di cappellano della chiesa della Madonna delle Spine, edificio oggi fatiscente ma del quale i cittadini, col supporto del Comune  hanno avviato  una lodevole e meritoria opera di recupero costituendo anche una associazione ad hoc guidata dal presidente Roberto Fiorentini, giornalista e scrittore cemonese.

Nel 1857 don Avanzi fu nominato parroco di Vidalenzo dove rimase per ben trentatré anni prima di guidare, dal 1890 al 1896 la parrocchia di Spigarolo dove poi morì il 17 aprile di 130 anni fa (1896). A lui il maestro Verdi era molto legato come gli erano legatati sia  la seconda moglie del maestro, Giuseppina Strepponi,  e la sorella di quest’ultima, Barberina Strepponi, al punto da tenere con lui una lunga e importante corrispondenza che,  nei mesi scorsi, è stata tra l’altro al centro della mostra “Pregiatissimo Signor Canonico…” che si è tenuta a Busseto, nei locali della storica e monumentale biblioteca della Fondazione Cariparma. Mostra che ha messo in rilievo anche la figura di Barberina Strepponi, che abitava in centro a Cremona e dalla quale il maestro Verdi si recava spesso per gustare i celebri marubini. E’ del resto noto che Cremona era di fatto il luogo degli affari del Cigno di Busseto.  Barberina, doveroso ricordarlo, riposa nel quinto androne della crociera di levante del cimitero cittadino e la sua tomba è costituita da una semplice lastra marmorea con una croce quasi del tutto cancellata   ed una sola epigrafe: Barberina Strepponi, una prece. Vi è inoltre riportata la data della morte: 6 settembre 1918. Barberina era la sorella minore di Giuseppina, cognata di Giuseppe Verdi e, come scrive anche Fabrizio Loffi in un ampio articolo pubblicato da Cremonasera.it   esiste  una foto dell’archivio Ricordi che la ritrae nel 1900 nel giardino di Sant’Agata, alla sinistra dell’anziano, illustre parente che, compiaciuto, seppur irrigidito in una posizione del tutto innaturale, guarda con un sorriso arguto nell’obiettivo. Lei, Barberina, è l’unica vestita di nero, anche se, dalla posizione che occupa nell’immagine, è anche l’unica che possa godere della familiarità col maestro. Gli altri si atteggiano in posa, fingendo una innaturale naturalezza: chi ha le mani in tasca, chi infilate nel panciotto, ostentando un atteggiamento quasi sfrontato. Lei no, guarda nell’obiettivo con un sorriso spontaneo, le dita delle mani che giocherellano con il cameo di un lungo collier. Barberina abitava in corso Cavour, dove ora sorge la Galleria XXV Aprile. Le sue finestre davano verso la strada, in corrispondenza della sede della Camera di Commercio e il maestro Verdi vi si recava ogni volta raggiungeva Cremona, attirato anche dai marubini che destavano la sua ammirazione. Ugo Gualazzini  ricordava di aver saputo dal segretario generale camerale Guido Tomè “che la presenza di Verdi in casa della cognata suscitava la più viva curiosità in tutti loro. Essi adocchiavano dietro le imposte per cercare di scorgere il Maestro in atteggiamenti squisitamente familiari. D’estate usava togliersi la giacca e anche il collo duro, per cui il vedere Verdi in libertà sembrava addirittura un fatto eccezionale”. Sempre Fabrizio Loffi, in un suo ampio articolo ricorda che  Mario Levi, ex direttore della Provincia nella sua “Vecchia Cremona” del 1955, aggiunge altri particolari: “Era di salute estremamente cagionevole; e Verdi, già nel 1868, scriveva al suo amico Opprandino Arrivabene pronosticandole imminente la fine. Vent’anni dopo, ne scriveva anche a Boito; sì, la morte della love Barberina doveva esser questione di giorni…Ma Arrivabene scomparve nel 1884; Giuseppina Strepponi nel 1897; Verdi nel 1901; e Barberina, piena di acciacchi, con la morte che faceva da sentinella alla sua porta, sopravvisse sino al 1918, quando aveva più di novant’anni. Boito fece appena in tempo ad accompagnarla all’estremo riposo (è sepolta in una colombario del terzo androne) e se andò anche lui”. Alla cognata Verdi scrisse la sua ultima lettera conosciuta, datata 18 gennaio 1901. Definisce la sua salute buona, nonostante sia costretto su una sedia: “ma ho paura del freddo!!” ripete più volte. “Speriamo che le belle giornate come questa d’oggi continuino. Io col cuore ti stringo le mani”. Giuseppe Verdi morì poi otto giorni dopo, a Milano dove riposa. Tornando alla figura di don Giovanni Avanzi, la sua amicizia con il Cigno sbocciò quando era canonico a Busseto ed il maestro si era già affermato con l’ “Oberto Conte di San Bonifacio”. L’amicizia restò salda nel tempo ed aveva numerosi punti di contatto, a partire dalla mentalità liberale di don Avanzi che trovava grande rispondenza in Verdi. Come noto, inoltre, nell’ultima parte della loro esistenza terrena i genitori del maestro vissero a Vidalenzo (dove riposano) e probabilmente fu il parroco stesso a dettarne le lapidi obituitarie. Signore per educazione e colto umanista, don Avanzi fu per molti anni elemosiniere del celeberrimo musicista e compositore e ne era spessissimo ospite nella villa di Sant’Agata (da due anni tristemente chiusa) oltre che consigliere personale. E’ tradizione che egli avesse tradotto e commentato col maestro le parole della “Messa di Requiem” e che avesse collaborato con lui nella composizione di brani musicali a carattere sacro. I due erano quasi coetanei (il sacerdote aveva solo un anno in più del maestro) e, scrivendo nel 1882 al senatore Piroli, Verdi di lui aveva detto: “Voi conoscete l’Avanzi e sapete che oltre a essere dottissimo è liberale quantunque prete, ed onestissimo. Dove sono mai i preti dei villaggi e dei piccoli paesi che sappiano qualche cosa. Avanzi è un fenomeno ed i preti stessi dovrebbero accusarlo per troppo sapere”. Addirittura, sempre col senatore Piroli, Giuseppe Verdi si era speso affinchè  l’amico sacerdote divenisse parroco di Busseto ma don Avanzi rifiutò a causa di difficoltà locali e, a riguardo, il maestro scrisse “Sarebbe stato un bene se quei del paese avessero saputo apprezzarlo, ma con quella razza di testoni antidiluviani il canonico non avrebbe avuto che dispiaceri senza recare nessun giovamento”. Più tardi riuscirono però a farlo nominare cavaliere e direttore delle scuole di Busseto.  Nella biblioteca di Busseto della Fondazione Cariparma si conserva una corposa corrispondenza tra Giuseppina Strepponi e don Giovanni Avanzi, così come si conservano anche le lettere inviate da Barberina Strepponi  e dalla contessa Clara Maffei allo stesso sacerdote. Si tratta, in tutto, di 96 lettere di Giuseppina Strepponi, altre 13 di Barberina Strepponi, due autografi verdiani e 7 missive della contessa Maffei. Sono tutte comprese tra il 1861 ed il 1895 e, nel 1983, sono state acquisite dall’allora Cassa di Risparmio di Parma, su proposta dell’Istituto nazionale di Studi Verdiani, per la storica biblioteca di Busseto. Un giacimento storico e culturale di assoluta importanza, anche per chi intende approfondire pagine di storia cremonese, perché documenta chiaramente la rispettosa amicizia dei coniugi Verdi per un sacerdote colto e pio, patriottico e liberale evidenziando anche la generosità e la dolcezza di Giuseppina Strepponi (morta il 14 novembre 1897 nella tenuta di Sant'Agata,  a causa di una polmonite, con Verdi che restò così vedovo per la seconda volta) e del maestro. Buona parte di queste lettere sono state esposte nei locali della biblioteca di Busseto della Fondazione Cariparma, nei mesi scorsi, come evidenziato,  nell’ambito della mostra “Pregiatissimo Signor Canonico… - La vita dei coniugi Verdi nelle lettere di Giuseppina Strepponi a don Giovanni Avanzi”. Una delle lettere è datata 17 gennaio 1870 ed è quella in cui Giuseppina Strepponi, che in quei giorni era a Genova, avverte il canonico della morte della madre Rosa Cornalba, avvenuta  il 13 gennaio 1870 a Cremona (dove la donna viveva, evidentemente, insieme a Barberina). Nel testo la Strepponi evidenzia che la morte è avvenuta “come lampada a cui manchi alimento” e chiede al sacerdote, definendolo “buono e venerato amico” di pregare con lei e con Barberina. Per quanto riguarda invece la corrispondenza partita da Cremona, a firma di Barberina Strepponi (deceduta a Cremona il 6 settembre 1918), spiccano in particolare due documenti: in uno di questi Barberina si rammarica per la morte della nipote del canonico e nell’altra, datata 1887, invece, si felicita con lui per l’avvenuta nomina a Cavaliere della Corona d’Italia. Interessante anche una lettera del 1868 in cui la contessa Maffei di Milano informa l’Avanzi delle ottime condizioni di salute di Alessandro Manzoni. Un doveroso ricordo, quello di don Giovanni Avanzi (che era per altro un abituale frequentatore della villa di Sant’Agata, le cui vicissitudini sono note a tutti e la cui chiusura perdura), a 130 anni dalla morte, tenendo viva una storia che merita di essere conosciuta e tramandata.  Una figura attraverso la quale risalta anche la straordinaria generosità del maestro Verdi. Generosità che si è manifestata soprattutto in importanti opere come quella legata alla realizzazione dell’Ospedale di Villanova sull’Arda, a sua volta chiuso da anni (come la villa…), grazie all’ennesimo “colpo di mano” di una politica a dir poco inqualificabile, totalmente irrispettosa delle volontà testamentarie del maestro. Anche il fatto che la scritta “Ospedale Giuseppe Verdi” sulla facciata della struttura si sia da tempo sgretolata ed è sostituita da un banale striscione di plastica la dice lunga come la dice lunga il fatto che era stato rubato il busto dedicato al maestro che si trovava davanti alla facciata, poi ritrovato in un canale qualche mese più tardi (magari abbandonato lì da chi se lo era tenuto in casa e si era poi reso conto che non avrebbe potuto trarne “giovamento” alcuno se non provabilissimi problemi?). L’inaugurazione dell’ospedale di Villanova, giusto ricordarlo, avvenne il 5 novembre 1888, tre anni dopo, e non fu per nulla solenne. Giuseppina Strepponi così la descrisse proprio a Don Avanzi: “L’ospedale fu aperto lunedì senza apparato, semplicemente, come si dovrebbe fare tutte le opere di carità, come questa di Verdi, grande, umanitaria, santissima!”. Cerimonia fedele al pensiero del Cigno: “L’inaugurazione, come la bramo io, è la seguente. Consisterà nell’ammissione dei primi dodici infermi. E basta. Non si convengono inutili cerimonie per un luogo di dolore”. Ed a Ricordi, il maestro diede un ordine perentorio: “la consegna è di tacere”, ordine che non fu rispettato perché Ricordi, l’11 novembre, fece pubblicare un articolo sulla Gazzetta musicale. Altra chiarissima dimostrazione della generosità del maestro è data dalla realizzazione della  Casa di riposo per musicisti di Milano (dove Verdi riposa), nelle numerose borse di studio, nei lasciti istituiti nel 1882 per aiutare ogni anno 33 famiglie povere di Busseto e 50 famiglie povere di Roncole, oltre alle abbondanti carità che, insieme alla moglie Giuseppina, il maestro Verdi compì proprio tramite il canonico Don Giovanni Avanzi, suo amico fin dalla giovinezza. Don Giovanni godette di molta stima in casa Verdi, al punto che molto spesso il maestro lo invitò anche a pranzo  a Villa Sant’Agata. Il maestro e la Strepponi lo stimavano per la cultura, l’apertura di pensiero, la libertà interiore riguardo all’Unità d’Italia e alla questione romana, cioè il rapporto della chiesa con lo Stato italiano, formatosi nel 1861. Al senatore Piroli nel 1882 Verdi scriveva: ‘Voi conoscete l’Avanzi e sapete che, oltre che essere dottissimo, è liberale quantunque prete ed onestissimo. Dove sono mai i preti dei villaggi e dei piccoli paesi che sappiano qualcosa? Avanzi è un fenomeno ed i preti dovrebbero accusarlo per troppo sapere’. Non solo, ma diventò appunto l’elemosiniere dei coniugi Verdi per varie opere di carità: loro si fidavano e più volte gli manifestarono anche per iscritto la loro disponibilità a provvedere alle necessità dei poveri. Don Luigi Guglielmoni, parroco di Busseto, fine teologo (in gioventù studente nel seminario di Cremona), di recente parlando proprio di don Avanzi ha detto: "È un sacerdote che, come il Maestro, non ama la notorietà e si sente più adatto al piccolo gregge per amare realmente le persone, senza riserve. Verdi vorrebbe portarlo parroco a Busseto, convinto che potrebbe smuovere l’ambiente stantìo ma alla fine don Avanzi rinuncia. ‘Sarebbe stato un gran bene se quei del paese avessero saputo apprezzarlo’. Più tardi viene nominato cavaliere della Corona d’Italia e direttore delle Scuole di Busseto. Celebra lui – ha ricordato don Luigi - il matrimonio di Maria Filomena nella Cappella dei famigliari a Sant’Agata, è proprio di casa, custode di tanti segreti e di speranze. Quando muore sua madre Rosa, la Strepponi avvisa don Giovanni, definito ‘buono e venerato amico’ e gli chiede di pregare con lei e con Barberina. Umile, pio, patriottico, don Giovanni ha contatti importanti. La contessa Maffei di Milano, amica di Verdi e molto praticante informa don Avanzi delle condizioni di salute di Alessandro Manzoni. Si ritiene che don Avanzi abbia aiutato il Maestro nella comprensione della liturgia per la composizione della Messa da Requiem e di altri brani di musica sacra. Quanti aspetti – ha rimarcato don Guglielmoni  -  evidenziano questa bella vicenda, che forse dovrebbe far riscrivere tante biografie del Maestro, spesso fatto passare come ateo e anticlericale. Com’è bello pensare ad un’amicizia sincera tra una famiglia di artisti e un prete senza titoli onorifici e incarichi di prestigio nella diocesi. Avere un prete per amico, avere una famiglia come amica: che occasione feconda di scambio, ieri come oggi. Giuseppina e Giuseppe apprezzano in don Avanzi la preparazione culturale: ma oggi i preti hanno sempre meno tempo per leggere, aggiornarsi, studiare. Eppure, il mondo cambia così velocemente e c’è bisogno di fermarsi, di farsi aiutare, di non ridursi a mestieranti!  Verdi e Giuseppina apprezzano in lui l’umiltà (non approfitta dell’amicizia con la Famiglia Verdi), l’onestà e la mediazione presso i casi di bisogno dei paesi vicini. Loro fanno del bene attraverso di lui, senza mettere mai la firma (si fidano, si comunicano i casi di bisogno). Loro lo valorizzano come sacerdote, che celebra i sacramenti con loro e per loro, è presente nei loro eventi familiari. Il prete non porta se stesso ma rimanda al Signore, non accentra l’attenzione degli altri su di lui ma addìta il Signore e cammina con altri verso di Lui.  Infine, Giuseppe e Giuseppina intravedono nel ministro di Dio non uno che è di parte, non uno che si limita a difendere il passato, ma uno che è attento ai segni dei tempi e si lascia animare dalla speranza. Per questo è aperto e lungimirante, capace di guardare avanti e collabora con ogni persona di buona volontà, a prescindere da schemi preconcetti. Il rapporto della Famiglia Verdi con don Avanzi insegna tanto”.

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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