"Un sindaco in cucina": la storia di Michel Marchi raccontata nel suo ricettario tra lucioperca, aringhe e... nutrie
“Non sono un cuoco e neppure uno chef. E, come capirete proseguendo la lettura, neppure uno scrittore. La cucina non l’ho studiata a scuola, anche se per un periodo ammetto che avrei voluto. Piuttosto, sono finito tra i banchi di ragioneria e oggi, guarda un po’, sono ragioniere”.
Quella riportata è la frase del capitolo che apre il libro “Una doverosa premessa”, il primo libro-ricettario di Michel Marchi, intitolato “Un Sindaco in cucina” (ed. Scatole Parlanti). L'opera è stata presentata ieri sera presso la Sala Consiliare di Gerre de' Caprioli. A supportarlo nelle vesti di moderatrice è intervenuta Silvia Giovanna Galli, giornalista e conduttrice della trasmissione “Cosa bolle in pentola” su Cremona 1 (di cui Marchi è stato più volte ospite), insieme all’attore Alberto Branca, che ha letto alcuni passi scelti del volume.
“Volevo un libro che non fosse il ricettario di Carlo Cracco o di ‘Fatto in casa da Benedetta’, ma un racconto. All'inizio non volevo neanche mettere gli ingredienti, poi l'editore si è opposto gentilmente e allora li ho inseriti. In realtà non volevo neppure mettere le ricette: volevo proprio raccontarle. Alla fine abbiamo trovato un compromesso che è un po' una via di mezzo”.
Inizia così la chiacchierata con l’autore che, per una sera, sveste i panni di sindaco-ragioniere per indossare quelli di cuoco-scrittore; un ruolo che ha dimostrato di saper portare con grande naturalezza e competenza, ma con uno stile molto personale che il lettore scoprirà sfogliando le pagine.
Tra una battuta e l’altra, la passione viscerale per la cucina e tutto ciò che essa comporta trasuda dalle sue parole, dai riferimenti e dalle storie che si intrecciano. Il suo libro, ci spiega, è nato quasi per caso: un insieme di appunti presi ovunque, persino sull'incarto di un formaggio. È un'opera che affonda le radici nei “suoi primi trentanove anni” e nei ricordi della nonna materna Pina e del nonno Angelo, figure che rappresentano una fonte d'ispirazione potentissima.
La sua passione è cresciuta nel tempo tra ricerche e prove ai fornelli, con il sostegno incondizionato della moglie Francesca, la quale sembra aver carpito i segreti culinari del marito: “...e come dice mia moglie Francesca: ‘va’ là che fai le ricette seduto sul water in bagno alla mattina e, per qualche oscuro motivo, ti vengono pure bene!’”. Che sia per onestà intellettuale o per invidia, non resta che dire: “chapeau!”. Tutto questo preambolo non serve a depistare il lettore, ma a sottolineare i tratti distintivi del suo stile: imprevedibilità, audacia, curiosità, passione e tanto humour.
Il libro: un viaggio tra i ricordi ed i sapori. La struttura del volume ricalca i capitoli della vita dell'autore. Non vi è una divisione per portate, ma per momenti, passioni e luoghi del cuore. Ogni sezione non è solo una raccolta di ricette, ma un pezzo della sua storia personale, un percorso che si costruisce pagina dopo pagina svelando un legame indissolubile tra cibo, memoria e identità. Non è un semplice ricettario, ma uno storytelling: le ricette vengono introdotte da racconti legati al territorio, ai ricordi e ai viaggi in cui Marchi assaggia tutto (o quasi).
Il fiume Po come anima del territorio Il punto di partenza non poteva che essere la sua terra. "Il territorio del fiume Po," afferma con orgoglio, "è ovviamente il posto migliore dove stare, almeno per quanto mi riguarda". A questo mondo generoso è dedicato un intero capitolo, in cui emerge la passione per il pesce locale. Il protagonista assoluto è il lucioperca, a cui dedica un ampio ricettario che ne esplora ogni declinazione. Tra queste spicca la più singolare e audace: il pesce cotto nell'argilla del Po, che va servito con un gesto quasi primordiale: “devi romperla con il martello”.
Il sapore nei ricordi: i piatti mai dimenticati C'è una ricetta che per Michel sta sopra a tutte le altre, un piatto che è quasi un dogma. Lo dichiara senza mezzi termini: "I miei fagioli con le cotiche sono i più buoni che possiate mai mangiare nella vostra vita". Non potrebbe essere altrimenti, visto che nel capitolo dedicato ai nonni è l'unica ricetta presente.
Il suo non è solo un omaggio alla terra e alla famiglia, ma un vero lavoro di recupero. Riporta alla luce piatti dimenticati come “riso e polmoni”, dedica un capitolo al sacrificio annuale del “re maiale” — con tutte le istruzioni per una “maialata” completa — e chiude il libro con un “erbolario”, un compendio di erbe del territorio come il tarassaco: “Le erbe che ci accompagnano sugli argini e nei campi sono piccole gemme che possono aiutarci sia in cucina sia per la salute”.
Elogio alla cipolla!: tra sapore e rimedi della nonna C'è un ingrediente che, più di ogni altro, rappresenta la sua firma. Durante la presentazione, un brano letto tra le risate contagiose del pubblico lo ha confermato: "La cipolla nelle mie ricette non manca mai, sempre tagliata grossolana perché si deve vedere e sentire sotto i denti". L'aneddoto che segue, sul rimedio della nonna per il raffreddore che prevedeva di dormire con le cipolle nei calzini, è esilarante: un racconto che descrive con ironia le conseguenze comiche tra biancheria da bruciare, materassi da buttare e un’ombra di divorzio all'orizzonte (dal capitolo “Bonus verdure: la cipolla”).
Viaggiatore ai fornelli: oltre i confini del Po Alla domanda se si consideri un turista, la risposta è secca: "No, sono un viaggiatore". Questa anima curiosa si riflette nella sua cucina, contaminata dalle esperienze raccolte nel mondo. Racconta del suo amore per le cucine nordiche e per il pesce del Mar Baltico, esaltandone la purezza con un esempio di street food: "Un pezzo di pane, un filetto di aringa, due fette di cipolla, un cetriolo. Basta. Eppure è la cosa più buona del mondo". La sua curiosità lo porta anche a osservare l'India, con la surreale "macchina per spennare i polli": un marchingegno sgangherato con motore a scoppio che, tra fumo e centrifughe, estraeva il pollo tra gli applausi degli astanti.
Contenimento delle nutrie: forchetta e coltello! “Quando, nel maggio 2018, leggo un articolo che annuncia i tagli regionali al contenimento delle nutrie, beh... MI INCAZZO! E con tutta la rabbia del momento apro Facebook e butto giù una sparata secca e lapidaria: ‘Macché cartucce e fosse comuni: coltello e forchetta... e mangiamole tutte queste nutrie!’”.
Al simpatico (per modo di dire) roditore, lo chef Marchi ha dedicato un intero capitolo: “La famosa invasione delle nutrie in Padania”. Qui non solo rilancia la proposta che lo vide in prima pagina su diverse testate nazionali, ma spiega come metterle in padella. “La nutria stava bene in Sudamerica; noi abbiamo deciso di portarla qui per farci le pellicce e, quando non è stato più conveniente, abbiamo chiuso gli allevamenti. Loro hanno trovato acquitrini fantastici e mais a volontà”.
Più che una provocazione, è un'argomentazione precisa: la nutria è un animale commestibile e il suo consumo non è vietato dalla legge italiana. Ne descrive il sapore paragonandolo al coniglio: "Più buona del coniglio, una carne magrissima". Il libro propone ricette concrete — dalla nutria alla birra al ragù, fino allo spiedo — invitando a essere onesti con il nostro passato alimentare, ricordando che non molto tempo fa anche i gatti finivano nelle pentole.
Cibo e cultura: la lotta tra culatello e salami. Il cerchio si chiude e la cucina diventa il fulcro dell'identità: "La nostra cultura senza la componente del cibo è una cultura a metà". Da qui nasce la critica alla ristorazione locale, accusata di trascurare i tesori del fiume a differenza del vicino territorio parmense: “...mentre a Parma etichettano il culatello per Re Carlo, mio zio appende ancora ai salami il cartellino scritto a mano: ‘Michel con la S’”.
Alla domanda finale sul futuro e sull'apertura di un ristorante, risponde con autoironia, paventando il rischio di finire come il nonno oste, sempre con un bicchiere in mano. Ma che sia da Sindaco, ragioniere o futuro ristoratore, Marchi continuerà ad aiutare il territorio a riappropriarsi della sua identità attraverso il gesto più onesto: cucinare e mangiare.
“Dopo il tuo primo libro, ne hai già un altro nel cassetto?” “No, non so neanche come sia riuscito a far uscire il primo...”.
Il libro è già disponibile sul sito delle edizioni “Scatole Parlanti” e lo sarà da gennaio nelle librerie. Ecco alcune delle ricette presenti per stimolare l'appetito (e l’acquisto del libro...).
- Tortelli ripieni di lucioperca
- Filetto di lucioperca cotto nell’argilla del Po
- Gran fritto di fiume
- Anguilla alla brace con maionese
- Cotoletta di siluro in salsa tartara all’erba cipollina
- Minestra di tarassaco e fagioli borlotti
- Panino con le aringhe
- Nutria alla birra o in agrodolce
- Fagiolini dell’occhio con le cotiche
- Riso e polmoni o con verze e pasta di salame
...e tante altre.
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commenti
Chicca
18 dicembre 2025 22:59
Che se le mangi lui le nutrie! Che schifo!
Lilluccio Bartoli
19 dicembre 2025 09:53
Bella la penna del borgomastro quando la intinge nel calamaio dell'ironia, per chi la sa cogliere ed io so cogliere: come si chiamano quelli che cogliono?