28 agosto 2026

Intervista all'attore Pietro Sarubbi, "Barabba" nel film di Mel Gibson lo scossone che l'ha convertito, sarà a Soncino l'8 settembre con "Seguimi, da oggi ti chiamerai Pietro”

Pietro Sarubbi, poliedrico attore e regista, approderà a Soncino martedì 8 settembre con un monologo molto particolare sull’apostolo Pietro, il primo degli apostoli. In un’ora di racconto intenso, a tratti ironico, a tratti commovente, di certo suggestivo, nell’altrettanto suggestiva cornice della Rocca Sforzesca, sarà messa in scena l’essenza più intima del cammino di Simone, poi diventato Pietro (la “Roccia”), alla sequela di Gesù. 

Dopo aver mosso i primi passi in diversi programmi storici della tv italiana (da “Casa Vianello” al “Maurizio Costanzo Show” per intenderci) e lavorato nel cinema con registi del calibro di Nanni Loy e Gabriele Salvatores, Sarubbi ha recitato in diverse miniserie per la tv e in film di caratura internazionale come “Il mandolino del Capitano Corelli”, il romantico film di John Madden, con Nicolas Cage e Penelope Cruz, e soprattutto “La passione di Cristo”, la celebre pellicola di Mel Gibson (n.r. nella prossima primavera uscirà nelle sale l’attesissimo sequel “La Risurrezione di Cristo”).

Non tutti sanno, però, che il potente film di Mel Gibson ha rappresentato un punto di svolta importante nella vita di Pietro Sarubbi, per via dello scossone che quella prodigiosa manciata di secondi in cui egli interpreta il ruolo di Barabba di fronte al corpo (e soprattutto al viso) già martoriato di Cristo, ha dato alla sua vita privata, portandolo a una profonda conversione e a dedicarsi ad attività di testimonianza cristiana, anche attraverso opere teatrali come “Seguimi, da oggi ti chiamerai Pietro”, che tutti potranno vedere presto a Soncino.

Personalmente ho già avuto modo di vedere lo spettacolo, che mi ha colpito molto per la sua capacità di arrivare dritto al cuore e alla mente delle persone. E avendo avuto, giorni fa, il piacere e l’onore di scambiare quattro chiacchiere con Sarubbi, ne è scaturita questa intervista.

Lo spettacolo che porterà a Soncino, a mio parere, ha un indubbio valore spirituale ma trasmette anche un’esperienza molto umana, terrena, tanto da farci entrare in forte empatia con il personaggio di Pietro. Sappiamo che gli apostoli erano uomini comuni, con le loro qualità e i loro difetti, ma decidere di interpretare l’apostolo degli apostoli deve aver richiesto, oltre a una grande fede e a una grande preparazione, anche una buona dose di coraggio. Cosa l’ha spinta a rischiare? 

È certamente San Pietro il riferimento ideale per il Cristiano, credo che Dio faccia scegliere a Gesù proprio Simone, che era il peggior elemento di Cafarnao, a simboleggiare il messaggio che veramente tutti siamo fatti per il cammino di santità, che tutti possiamo salvarci. E tutto quello che non riusciamo a fare noi, lo fa per noi il Signore, come un padre colma sempre le mancanze dei figli. 

Le motivazioni che mi hanno spinto a mettermi nei panni di Pietro sono tante e si capiranno assistendo allo spettacolo, ma una certamente era quella di avvicinare questa figura gigantesca della Chiesa alle persone. La sua altezza, la sua santità, la sua perfezione, potrebbero tenerlo lontano dalle persone comuni, invece capire che cos'era in partenza e quanto sia centrale in lui l'incontro con Cristo sono le cose che maggiormente vorrei comunicare. 

Su quali testi e fonti, oltre ai Vangeli, ha lavorato per portare a compimento l’opera?

È mia abitudine, quando mi approccio a un nuovo spettacolo da costruire, entrare in libreria e comprare tutti i libri che parlano di quell'argomento, in modo che leggendo tutto possa poi trattenere il meglio, non seguendo un’unica opinione o un unico testo.

Uno dei libri che mi ha colpito di più è il testo dell'abate Lepori, che in modo semplice ma totalmente umano descrive l'esperienza di Simone, cambiato dallo sguardo amorevole di Gesù.

Quanto si sente vicino a Pietro, oltre a condividerne il nome, da uomo che ha fatto e sta facendo un percorso di fede molto profondo? 

Posso dire che il mio cammino umano, il mio carattere, il mio comportamento e tantissime altre cose sono perfettamente sovrapponibili alla vita di Pietro, soprattutto alla vita di Pietro fino all'incontro con Gesù. Poi chiaramente tutta la bellezza e la santità da lui vissute per me sono ancora un sogno, ma certamente gli errori, la rabbia, la grossolanità, l’insensibilità, sono tutte cose che come appartenevano a Simone, così appartenevano al mio carattere prima della mia conversione. Non vorrei sembrare un pazzo o un presuntuoso, ma lo dico con estrema umiltà, in quarant’anni anni di teatro e di cinema non mi sono mai sentito così identificato col personaggio che interpreto.

Una domanda su “La passione di Cristo” gliela devo fare: oltre ovviamente alla conversione a cui quel lavoro l’ha portata, quali ricordi conserva maggiormente di quel set, del resto del cast e di Mel Gibson? 

L'esperienza del film è stata fondamentale nella mia vita, avendola cambiata completamente e in modo sconvolgente. Magari questo se il pubblico vorrà, potrò raccontarlo dopo lo spettacolo. Certamente ricordo la grande profondità professionale ed emozionale che si viveva sul set, cosa impensabile in Italia, dove il cinema viene fatto un po' come una gita scolastica, dai soliti amici degli amici, senza curarsi assolutamente della sacralità del gesto che si sta compiendo. 

Noto una certa vena polemica verso il cinema italiano, sarei tentata di chiederle qualche spiegazione in più, ma rischierei di divagare troppo e allora le faccio una domanda più ironica: anni fa ho letto una sua autobiografia in cui raccontava l’incontro/provino con Mel Gibson a Roma e il fatto che, se non ricordo male, lei volesse interpretare proprio il personaggio di Pietro, anziché Barabba… Quindi questo monologo su San Pietro è anche un po’ una rivalsa contro la scelta di Gibson di affibbiarle il ruolo di Barabba? 

Potrebbe sembrare così, in realtà la questione è totalmente diversa. Allora volevo fare Pietro semplicemente per una questione di successo, di fama e di soldi. Il valore di un attore spesso nei film si misura in base al tempo in cui è presente nella pellicola, San Pietro c'era sempre mentre Barabba c'era pochissimo.

Poi nella mia vita ci sono stati studi, approfondimenti, cambiamenti e mentre scrivevo uno spettacolo su Barabba, prepotentemente è uscito dalla creazione artistica questo spettacolo, inizialmente scritto a quattro mani con un amico scrittore e poi, con l'avanzare del tempo, modificandolo spettacolo dopo spettacolo, ho finito per farlo diventare un tutt'uno con il mio cammino.

Qual è il suo spettatore ideale? L’uomo di fede tutto d’un pezzo o piuttosto, come penso, l’essere umano che magari non conosce bene le Scritture ma che ha bisogno di sentire l’abbraccio di Gesù? Io durante lo spettacolo quell’abbraccio l’ho percepito e penso che accada a tante persone che vi assistono… 

Il mio spettatore ideale è quello che arriva in orario, si siede tranquillo e durante lo spettacolo spegne il telefonino e non mangia le patatine...

Scherzi a parte, non c'è uno spettatore ideale, chi ama il teatro è rispettoso e sa come vivere lo spettacolo.

Comunque quello che più mi soddisfa e mi gratifica è quel tipo di spettatore che alla fine dello spettacolo viene a salutarmi e mi dice: “La ringrazio tantissimo per questo spettacolo, sono venuto costretto da mia moglie, pronto da annoiarmi per assistere ad un misterioso spettacolo biblico, invece lei mi ha offerto il più bello spettacolo che abbia mai visto negli ultimi trent’anni!". Cioè adoro chi si gode lo spettacolo, lasciandosi sorprendere.

Come vive la fede un cristiano che oggi lavora nel mondo del cinema, del teatro, dello spettacolo in generale? Soprattutto in contesti internazionali dove, salvo rari esempi, la fede è relegata a una sfera strettamente intima, privata?

La vita del cristiano è bella, affascinante e complicata, come dice San Pietro nello spettacolo raccontando della sua vita completamente stravolta dalla presenza di Gesù. 

Certamente, a livello professionale si tende ad applicare tutto nel lavoro, quindi tutta la serietà e la sacralità che la fede ci insegna. Purtroppo, essendoci una sorta di egemonia culturale e politica atea che gestisce il mondo dello spettacolo, essere un artista cristiano vuol dire prepararsi ad essere emarginato e spesso cancellato. Ma è talmente tanto quello che si riceve dall'incontro con la fede che comunque ne vale la pena.

Ha visto “The Chosen”, la serie tv americana sulla vita di Gesù, che sta spopolando in tutto il mondo e che, a quanto pare, sta evangelizzando e avvicinando una miriade di persone ai Vangeli e alla fede cristiana? È d’accordo con me sul fatto che un progetto culturale, che sia uno spettacolo o una serie tv, se ben fatti, hanno un potere di evangelizzazione più forte di tante omelie o catechesi? 

Purtroppo non ho visto la serie, non amo le piattaforme e le distribuzioni online di prodotti multimediali, ma so per certo che è un ottimo prodotto e che ha fatto sì che tantissimi si avvicinassero al Signore. Tutto quello che serve a diffondere e condividere la fede certamente ha un grande valore e se le persone non vanno più in chiesa per rimanere a casa a guardare la televisione, ben venga un Gesù che attraverso la televisione parla alle persone!

Sappiamo che un altro spettacolo che sta portando in giro per l’Italia è incentrato sulla figura di San Giuseppe. Chissà, magari lo vedremo prossimamente da queste parti… Altri progetti in vista che ci può anticipare?

Sì, sto portando in giro per l'Italia anche lo spettacolo su San Giuseppe, altra grande colonna della fede cristiana, un personaggio fantastico, centrale per la vita del cristiano e per la vita dell'uomo sposato, marito e lavoratore. 

Ho scritto un altro spettacolo, che sto portando in giro da quest'anno, dedicato alla figura del “padre”, in generale e declinato in tutte le sue essenze. S’intitola “Padri nostri”.

E intanto sto scrivendo uno spettacolo sulla vita di San Giacomo e su tutto quello che ha a che fare con i pellegrinaggi, essendo il cammino di Santiago il cammino per eccellenza.

È la prima volta che viene a Soncino e sicuramente (certo, io sono di parte in quanto soncinese doc) verrà affascinato dal nostro borgo medievale, ma conosce un po’ la nostra provincia? La città di Cremona, con il bellissimo Duomo e l’altrettanto bellissimo Museo di Violino? 

Sarò felice di conoscere Soncino, sono affascinato da Cremona e dalla sua tradizione musicale. Ho insegnato per anni all'Accademia Internazionale di Musica di Milano e lì ho scoperto la grande tradizione musicale di Cremona. 

Le piace il torrone? E la mostarda?

Adoro il torrone, anche se sono purtroppo perennemente a dieta, ma soprattutto adoro la mostarda che a me crea quasi dipendenza! 

Ringraziando Pietro Sarubbi per la grande cortesia e disponibilità, non resta che ricordare i dettagli dello spettacolo “Seguimi, da oggi ti chiamerai Pietro”. L’evento è organizzato dalla Parrocchia di Soncino, con il Patrocinio del Comune, nell’ambito della Festa dell’Oratorio, e si terrà martedì 8 settembre, alle ore 21, presso il cortile della Rocca Sforzesca (in caso di maltempo nella Sala Ciminiera della ex Filanda). Ingresso libero fino a esaurimento posti. 

Cristina Cappellini


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