5 febbraio 2022

Primi contatti tra Comune di San Giovanni in Croce e Diocesi per recuperare San Zavedro. Forse vi fu sepolta la Dama dell'Ermellino

I riflettori tornano ad accendersi sulla Chiesa Vecchia di San Zavedro, a San Giovanni in Croce, tesoro architettonico e artistico abbandonato da tempo. Sembra ci sia stato un contatto tra il Comune e la Diocesi di Cremona, proprietaria dell'edificio, per cercare di definire le tappe di un suo recupero. Un intervento, viste le condizioni di degrado del monumento, che si annuncia imponente e oneroso ma che potrebbe diventare sostenibile grazie alle risorse messe a disposizione dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
San Zavedro sorge a Palvareto, la zona più antica di San Giovanni in Croce. La tradizione vuole che la fondazione della Chiesa sia da attribuire a Teodolinda, regina dei Longobardi. Ma la scarsità di testimonianze impedisce di stabilire con precisione l'epoca in cui fu eretta, anche se le strutture a vista sembrano orientare verso la fine del secolo XIII o l'inizio del successivo. Si tratta in ogni caso di un suggestivo esempio del passaggio dal Romanico al Gotico. La chiesa ha subito gravi danni, soprattutto durante la Seconda Guerra mondiale, per le infiltrazioni nella copertura del tetto con i conseguenti crolli strutturali e la quasi totale perdita di stucchi e affreschi. Le opere che vi erano conservate sono state trasferite nella nuova Chiesa parrocchiale, a partire dalla Madonna del Consorzio, attribuita ai Campi. Come ricorda Danio Asinari, appassionato di ricerca e divulgazione storica, soprattutto locale, nel suo pregevole libro 'Lo sguardo riscoperto di Cecilia Gallerani', a San Zavedro sono sepolti almeno due, il primogenito Giovan Pietro (morto intorno al 1549) e Francesco (defunto nel 1558), dei quattro figli dell'affascinante e colta nobildonna raffigurata nella Dama con l'ermellino, il capolavoro di Leonardo da Vinci. “E' possibile che anche le spoglie di Cecilia Gallerani riposino nello stesso luogo, ma nessuna testimonianza diretta ci autorizza ad una affermazione sicurai in tal senso”, scrive Asinari. Scavi eseguiti durante gli anni Ottanta del secolo scorso hanno permesso di rinvenire, appena sotto l’attuale pavimento, una chiesa precedente, databile forse al 1100. 
Tutto questo fa di San Zavedro un patrimonio dal valore inestimabile. Eppure si è fatto poco per preservarlo. “La nostra comunità è in attesa di un intervento per questo monumento, fra i più preziosi se non il più prezioso del nostro paese in quanto è il più antico e attorno ad esso ruotano le prime testimonianze del nostro territorio”, dice Pierguido Asinari, sindaco dal 2011 di san Giovanni in Croce. Forse qualcosa si sta finalmente muovendo: sembra, infatti, ci sia stato di recente un contatto fra il Comune e la Curia di Cremona per arrivare a un piano di salvataggio. “Nonostante le condizioni deplorevoli in cui versa, i visitatori della Chiesa Vecchia apprezzano il fascino della storia che vi si respira. Sarebbe già importante portare a termine lavori urgenti per tamponare le infiltrazioni e fermare il degrado. Un po' com'è avvenuto per Villa Medici del Vascello, la dimora di Cecilia Gallerani, che e' tornata a risplendere - commenta Danio Asinari -. Il recupero di San Zavedro e' di pertinenza della Curia perché l'edificio è di sua proprietà”. 
Probabilmente non è un caso che la speranza si sia riaccesa proprio in questi giorni. Nel 2022 il Comune di San Giovanni in Croce festeggerà il millenario dalla prima testimonianza scritta che attesta la fondazione del paese. Tra le iniziative in programma per celebrare la data spiccano la pubblicazione di un libro, scritto a più mani e con lo sguardo a 360 gradi, un capitolo del quale sarà dedicato alla Chiesa Vecchia e, dal 24 al 26 giugno, la rievocazione storica, affidata a compagnie in costume specializzate, della vita quotidiana del Medio Evo intorno alla Chiesa Vecchia. Un viaggio nel tempo per ricordare ciò che era San Zavedro e, almeno in parte, potrebbe tornare ad essere.

Gilberto Bazoli


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


michele de crecchio

6 febbraio 2022 21:24

Ricordo l'estrema emozione che mi colse quando, nei primi anni 70, riuscii ad entrare nella grande, vecchia e illustre chiesa, del tutto incustodita e invasa da erbacce di ogni tipo. Secondo un racconto che non sono però riuscito a farmi confermare, durante la guerra, alcuni soldati dispersi, forse tedeschi, rifugiatisi in tale chiesa si sarebbero riscaldati bruciando alcuni oggetti sacri di legno. Non è improbabile che tale drammatica vicenda abbia, decenni dopo, suggerito l'analogo episodio raccontato, da par suo, dal grande regista Ermanno Olmi nel suo stupendo film "Il mestiere della armi", con protagonisti un gruppo di lanzichenecchi.