18 ottobre 2026

Paolo Bodini: esternalizzazione con depotenziamento del reparto di Medicina, una stretta al cuore per chi lì ha speso tutta la sua vita professionale

Vorrei portare un contributo al confronto in corso, il cui esito mi pare peraltro scontato, circa la esternalizzazione del servizio infermieristico per la Medicina Generale del nostro ospedale. 

La prima considerazione è di carattere personale, perché assistere al depontenziamento del reparto per il quale ho speso tutta la mia vita professionale e che ho diretto per oltre 20 anni mi provoca una stretta al cuore.

La seconda è di carattere metodologico: tutte le esternalizzazioni a cui ho assistito, dal servizio di pulizia, alla mensa, alla lavanderia, al personale ausiliario e altro (a suo tempo fatte solo per motivi economici) hanno portato tutte ad un peggioramento del servizio.  La fidelizzazione del personale è a mio avviso una chiave fondamentale per il funzionamento di qualunque organizzazione. Tutto ciò che viene appaltato all’esterno diventa solo “merce di scambio” e perde il “valore umano” del lavoro.

La terza: anche questa volta (come già successo ad Oglio Po e peraltro in altri ospedali), la scelta cade sulla Medicina, come a dire che si ritiene questa l’area più “sacrificabile”.  So bene che la scelta non è facile e non vorrei essere nei panni del D.G., ma temo che queste scelte sottendano un po’ l’idea che non avendo l’etichetta di “specialista” la Medicina Generale sia considerata un po’ “figlia di un dio minore”. Ammetto che in quello che sto per dire vi sia un po’ di campanilismo, ma io ho sempre considerato la Medicina come il “baricentro” dell’Ospedale, quel reparto che è in grado di accogliere/raccogliere e curare adeguatamente tutto ciò che non è strettamente specialistico, ma che spesso racchiude grandi complessità e patologie gravi, soprattutto le polipatologie, che sono tipiche dei pazienti anziani e dei più fragili, per non citare i problemi sociali che spesso con queste si intrecciano e che possono rendere più difficile la dimissione o il trasferimento in altre strutture.  In questo contesto il rapporto umano con i pazienti assume una pregnanza ancora maggiore e la discontinuità di un servizio la cosa più devastante.  Da ultimo, ma non ultimo e certamente non da non trascurare, sono i profili di responsabilità di un personale che deve essere in grado di riconoscere e interpretare sintomi e cambiamenti dei pazienti a lui affidati.

Dando per assodato quanto riferito dal D.G. e cioè che la esternalizzazione è una soluzione di ripiego, perché il reclutamento tramite concorso o chiamata diretta non ha funzionato, resta una domanda a cui tutti insieme dobbiamo dare una risposta sincera: perché le cooperative hanno personale infermieristico da offrire se di questo personale sul mercato non ce n’è? 

A rigore di logica se un infermiere ha tutte le qualifiche certificate, perché non dovrebbe partecipare ad un concorso o accettare un offerta libero professionale? Evidentemente le cooperative (che tra l’altro in genere hanno contratti peggiori rispetto al pubblico impiego – altrimenti non sarebbe conveniente ricorrere ad esse) offrono un tipo di personale meno qualificato, aggirando in qualche modo le giuste e rigide regole del pubblico impiego. 

Se questo è vero, pur con tutte le cautele e le precauzioni giustamente descritte dal D.G. per l’avvio di questo servizio, è irrealistico pensare che non vi sarà un peggioramento dell’assistenza.  E il “grido di dolore” dei colleghi rappresenta questa preoccupazione, associata a quella che il peggioramento del clima di lavoro nel reparto possa portare ad altri abbandoni.

Detto tutto questo, il problema infermieristico è un problema di carattere generale che va affrontato seriamente in via politica e con politiche coerenti di medio/lungo periodo.  Se esiste a livello nazionale  una programmazione (pur con vari problemi) per il numero di medici necessari al Servizio Sanitario, altrettanto non mi risulta che esista per gli infermieri.  Inoltre il reclutamento nelle scuole infermieristiche non vede coperti tutti i posti a disposizione.  

Certamente un problema è quello degli stipendi (come in tanti altri settori) inadeguati rispetto ad una professione bella, ma logorante quale quella degli infermieri, specie di quelli sottoposti a turni notturni e festivi spesso ravvicinati. Lo stipendio deve diventare di livello europeo per evitare la fuga all’estero di questi professionisti.  

Ma forse vi è anche il fatto che questa professione non ha più l’attrattiva che aveva per i nostri giovani (soprattutto giovani ragazze) 20 o 30 anni fa. E allora bisogna allargare (e alla svelta) il ragionamento: si devono impostare politiche di arrivo di forze lavoro dall’estero offrendo, a chi vuole venire in Italia, opportunità di studio e alloggio sussidiate con l’impegno che, una volta formati, questi professionisti per un tot numero di anni (7 ad esempio?) si fermino a lavorare in Italia.  Questo garantirebbe non solo i numeri necessari, ma una preparazione adeguata ai nostri standard.

Concludo dicendo che come cittadini e fruitori (reali o potenziali) del Servizio Sanitario Nazionale dovremmo essere molto più attivi nel richiedere politiche sanitarie che realmente vadano nella direzione della salute per tutti.  Se crediamo che l’Articolo 32 della nostra Costituzione (salute come bene pubblico e diritto alle cure) resti o diventi realtà, dobbiamo pretendere che la quota del PIL per la sanità sia nelle media europea (7,5 contro il 6,3 cui attualmente siamo relegati) e che vi siano politiche fiscali eque e realmente progressive (sempre come dice la nostra Costituzione) che supportino lo stato sociale in tutti i suoi aspetti. Svegliamoci!

Già Primario Medico Ospedale di Cremona

Paolo Bodini


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Nicola

19 ottobre 2026 10:09

Beh... per chi lì ha speso "tutta" la sua vita professionale... diciamo buona parte, quella rimanente dopo gli incarichi politici di Sindaco e Senatore, l'ente Triennale, i viaggi all'estero, la partecipazione a missioni per la liuteria ecc. ecc.

stefano ETN

19 ottobre 2026 19:11

Complimenti a Nicola: Marziale non avrebbe saputo fare meglio.

Gianpaolo

20 ottobre 2026 06:13

È fondamentalmente una questione di soldi: il welfare viene smantellato quotidianamente a favore di una privatizzazione delle cure (per chi può permetterselo), sistema scolastico a pezzi così come i trasporti pubblici, politiche scellerate di riarmo e sostegno a guerre imperialiste…un’inversione di tendenza mi sembra quantomeno improbabile. Saluti