20 ottobre 2026

I messaggi che scatenano il panico e bloccano una città

I messaggi arrivano senza sosta, minacciosi, violenti, determinati a creare panico e a presentarsi come una sorta di nuovo codice di vita civile, un codice che va ben oltre quelle regole più o meno elastiche che danno origine alla quotidianità, un codice che è sopraffazione mascherata dalla solita, immancabile, e fin noiosa “mancanza di ascolto e di luoghi per l’aggregazione”. I fatti dei giorni scorsi in alcune città italiane hanno portato alla luce quel fenomeno che, già da tempo, cominciava a manifestarsi un po' dappertutto, fenomeno che ormai sta diventando quasi ordinarietà, una chat rimbalzata in tempi rapidissimi che dice quasi testualmente: abituatevi perché abbiamo deciso di cambiare le regole.

Già, una città si blocca o quasi per messaggi social, si blocca per quella emozione, naturale ed umana, che è la paura ma che in questo caso diventa una sorta di panico incontrollato, reazione molto più pericolosa che neanche la paura stessa. La violenza che da mesi, mica dallo scorso weekend, imperversa un po' dappertutto mostra il suo vero volto, quello di voler determinare regole, luoghi e tempi per la vita civile, lo fa nel modo migliore cesellato da persone esperte, lo fa sfruttando i rimbalzi via social che amplificano la già enorme cassa di risonanza delle tematiche feroci che propongono. Che siano veritiere o spudoratamente false poco importa, l’obiettivo è quello di trasformare a proprio piacimento la vita dei cittadini, le chat valgono di più di ciò che hai davanti agli occhi o di ciò che vedi intorno a te. I social che dovevano essere fautori di una, di certo interessante, libertà di espressione si trasformano nei messaggeri di notizie che minano più di ogni altra cosa le emozioni e voglia di una tranquilla normalità.

La “Cremona Dissing” sembra lontana nel tempo, quasi il secolo scorso, eppure è cosa di qualche anno fa, spuntata rapidamente sugli smartphone e sviluppata come un pessimo antipasto in attesa che arrivino le portate vere e proprie di ottobre 2026, un menù già scritto allora e solo da definire nei particolari. Il dialogo, quel bellissimo rapporto che dovrebbe avvenire tra più persone è diventato mono direzionale da tempo, gli interlocutori se ne fregano altamente e questo fantomatico confronto diventa per alcuni la foglia di fico dietro la quale nascondersi per non guardare cosa sta accadendo, lo schermo di uno smartphone oggi detta legge, il confronto non serve più a nulla. La spaventosa accelerazione di notizie che si inseguono si accompagna ad una struttura ormai collaudata, quei messaggi hanno il solo fine di poter creare un precedente e piazzare una spada di Damocle sulla testa dei cittadini, come il peggiore dei ricatti hanno come fine ultimo un concetto ben diverso da quello “percepito”.

Nel nuovo corso sviluppato dalla società “moderna” le percezioni non contano nulla e vengono lasciate lungo la strada, le minacce di violenze e assalti diventano quasi ordinarie, accettate senza fiatare questo nuovo modo di vivere è il vero senso della “modernità sociale”. Dover passare la quotidianità osservando un telefonino con il timore di vedere messaggi raccapriccianti indebolisce ancora di più il rapporto tra le persone e le istituzioni, il rischio è quello di credere solo a quello che mani esperte di social e comunicazioni decidano di proporre, il rischio è un messaggio che scateni il panico e isolando ancora di più i rapporti interpersonali.

Stamattina l’angolo di via Palestro dove scarico mia figlia e i suoi compagni classe era quasi deserto, molti hanno fatto la scelta di restare a casa, scelta condivisibile, ma che rischia di diventare l’ordinarietà da smartphone e da social, come spesso ripetuto sembra che l’abituarsi al peggio sia ormai il fulcro della vita quotidiana.

La foto della Polizia in stazione è di Francesco Sessa Ventura

Marco Bragazzi


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commenti


Pierpa

20 ottobre 2026 10:27

L'annuncio di una bomba su un aereo o in un edificio, funziona come e talvolta meglio di una bomba realmente piazzata. Potenza della comunicazione nell'era dei "social", altro che le telefonate anonime di un tempo. Inyanto si psrla della minaccia (vera o presunta) e quel che c'è dietro rimane inesplorato e non risolto.

marco

20 ottobre 2026 16:39

I social hanno già ottenebrato la mente di tanti che vi perdono ore da dedicare alla comunicazione con i figli.
E non si è più in grado di capire che se vince la paura di tanti ha vinto la regressione mentale di pochi.