Cremonese: non è ancora tempo dei processi, ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità e dei propri doveri per raggiungere la salvezza
“Lasciamoci alle spalle la retrocessione e ripartiamo con grande fiducia, energia e determinazione...La Cremonese vuole costruire una squadra composta da giocatori con voglia e determinazione di sposarne il progetto: chi ha altre intenzioni lo deve dire apertamente e non ne farà parte ... A completare la rosa ci saranno i giovani, perché la Cremonese vuole aprire una strada nuova: saranno quelli del settore giovanile grigiorosso, uno su tutti Stuckler che sarà parte integrante dell’organico e altri ragazzi che verranno valutati dal direttore sportivo e dal mister. Quella dei giovani è una strada che la Cremonese vuole intraprendere con determinazione, perché rappresentano un patrimonio e portano sostenibilità. Il nostro obiettivo è quello di fare un buon campionato, non ci saranno altri proclami: siamo consci delle responsabilità che chi retrocede porta con sé. Abbiamo l’esperienza per vedere cos’è successo ad altre squadre retrocesse e le difficoltà che abbiamo riscontrato… Questi, in sintesi, sono gli obiettivi e le strategie che la Cremonese metterà in atto nel prossimo campionato”.
Questo stralcio di conferenza stampa è dello scorso giugno e sono le parole del direttore generale Paolo Armenia in occasione della presentazione del nuovo direttore sportivo Botturi, che di fatto inaugura ufficialmente un nuovo percorso e una nuova stagione.
Non credo si tratti di chiaroveggenza, eppure, trascorse otto giornate di campionato, quelle parole descrivono un quadro concreto, di cui si dovrebbe prenderne atto una volta per tutte, così da rimodulare il cammino verso un traguardo ben differente da quello auspicato dai tifosi alla vigilia di questo campionato.
Un quadro della situazione dalla quale emergono elementi che richiedono una profonda analisi da parte di ogni componente chiamata a rappresentare, con senso di responsabilità, i colori che uniscono una maglia, la sua storia ed i tifosi che di generazione in generazione l’hanno sostenuta.
A destare una forte preoccupazione non è solo l’attuale classifica che con soli 6 punti conquistati in 8 gare ed il peggior attacco del campionato, inchiodano la Cremonese al terzultimo posto, ma anche la mancanza di quel qualcosa in più, a livello tecnico e mentale, che serve per uscire dalle sabbie mobili del fondo classifica.
Ed è proprio la solita filastrocca del campionato «ancora lungo» — un ritornello che ci trasciniamo dietro dal dicembre scorso — a nascondere il pericolo più grande. Come ha opportunamente evidenziato il direttore generale Armenia, in assenza di un immediato e netto cambio di rotta, lo spettro di percorrere la medesima parabola discendente di società come Benevento, SPAL, Crotone e Spezia — precipiti dalla Serie A fino al baratro della Serie C — rischia di trasformarsi in una cruda realtà.
Basta sfogliare la classifica o leggere i risultati dell’ultima giornata, per averne conferma, a partire dal confronto dello Zini dove la Juve Stabia ha saputo, con grande cinismo e determinazione, è riuscita a mettere a frutto l’unico tiro nello specchio della porta grigiorossa.
Una squadra che, nonostante i quattro punti di penalità inflitti, veniva indicata da tutti come spacciata, ma che proprio nella forza del gruppo ha trovato le energie per risalire fino alle soglie di metà classifica.
Si potrebbe citare il netto 6-1 rifilato dal neopromosso Ascoli sul campo del Catanzaro: un risultato che proietta i marchigiani a +9 sui grigiorossi, lasciando i calabresi — finalisti playoff dello scorso campionato — all'ultimo posto, a sole due lunghezze dalla Cremonese.
Completano il quadro il successo esterno del Mantova a Chiavari — con i virgiliani, prossimi avversari della Cremonese nel derby di martedì, ora a sole due lunghezze dalla capolista Palermo — e il netto 3-0 del Benevento ad Arezzo, firmato da un gol e un assist dell'ex grigiorosso Okereke.
Perfino mister D’Angelo, al suo esordio sulla panchina blucerchiata, ha saputo rigenerare una Sampdoria data per spacciata alla vigilia della complessa trasferta di Bolzano, cedendo il passo al Sudtirol soltanto in extremis con un pareggio incassato al 95’.
Questi esempi dimostrano chiaramente come in questa categoria contino anzitutto lo spessore umano e il carattere degli uomini che formano un gruppo, ben prima del talento dei singoli. Pronostici e figurine lasciamoli agli annali.
Personalmente, l'iniziale conferma di mister Giampaolo mi aveva destato qualche preoccupazione non certo sul piano umano o professionale, ma perché significava ripartire da una guida tecnica che era stata coprotagonista — unitamente alla società e al precedente allenatore Nicola — della recente retrocessione - più realistico definirla una disfatta - dimostrando una palese difficoltà nel dare al gruppo un'identità chiara e un'impronta decisa, sia in campo che fuori.
Il ritorno di Pecchia, con il suo entusiasmo e la sua determinazione nel riprendere la guida della squadra, aveva portato grande fiducia alla piazza. Tuttavia, questa sensazione è venuta meno a seguito della surreale conferenza stampa post partita, dove il mister ha assunto su di sé l'intera responsabilità del passo falso, facendo da scudo a squadra e dirigenza. Pur dovendo fare i conti con un'infermeria che da un mese assomiglia più ad un ‘lazzaretto’ Pecchia mantiene le sue responsabilità, in particolare per quanto concerne le scelte tattiche adottate durante lo svolgimento della partita.
A fronte della sua esperienza, le qualità dei singoli e il potenziale complessivo dell'organico, l'assenza di un suo coinvolgimento diretto nelle operazioni di mercato estive non può valere come attenuante, dal momento che all'atto dell'assunzione del mandato, l'allenatore era perfettamente a conoscenza della struttura e del profilo tecnico della squadra.
Metterlo in dubbio è scorretto e controproducente: accolto dai tifosi con grande calore ed entusiasmo, il suo ritorno sulla panchina grigiorossa ora impone una risposta concreta: sta a lui ripagare questa stima. La sua figura rimane infatti l'unico punto di riferimento per invertire la rotta, purché trovi nel gruppo e nella dirigenza un sostegno e una piena sinergia.
La storia la scrivono loro, i giocatori che scendono in campo, sono loro a scrivere la storia ed il destino della Cremonese. Per questo, al netto delle scelte del mister, chi va in campo deve dare tutto tatticamente, tecnicamente e caratterialmente. La Cremonese almeno sulla carta, ha un bagaglio di esperienza, dettato in larga misura da professionisti affermati ed in una fase delicata, questa esperienza deve essere spesa a beneficio del collettivo, assumendosi anche la responsabilità delle prestazioni e dei risultati.
Viene da chiedersi se lo spogliatoio sia unito, se tutti i giocatori scendano in campo per dare il massimo: in qualsiasi caso non sono più ammesse giustificazioni: l'impegno e il valore dei singoli vanno dimostrati da squadra sul campo, soprattutto nei momenti di difficoltà, quando tutto sembra rivoltarsi contro.
Quello che è certo è che serve mettere in campo ben altra determinazione e fame per uscire da questa situazione ed è qui che entra in gioco la società per chiederne conto.
Dispiace constatare come la dirigenza abbia sprecato l'ennesima opportunità di schierarsi accanto ad allenatore e squadra, non tanto per dare conto delle proprie responsabilità - adesso sarebbe inutile - ma per formare un fronte compatto e comune in un momento così delicato della stagione, quando è necessario ribadire le scelte fatte e le responsabilità che ne convengono.
Ieri mister Pecchia non avrebbe dovuto presentarsi da solo davanti ai giornalisti, una mancanza a cui si può e si deve ancora porre rimedio da qui alla fine del campionato.
Chi avrebbe mai immaginato che, all'indomani di un'annata da incubo culminata in un'amara retrocessione, i sostenitori grigiorossi avrebbero risposto stampando il record storico di abbonamenti per il campionato di Serie B?
Pochissimi, probabilmente. Si tratta di una dimostrazione d'affetto che esige profondo rispetto e che deve spingere la società a una seria riflessione: il club ha infatti il dovere imprescindibile di richiamare ogni singola componente ai propri obblighi.
A maggior ragione a fronte di una caduta libera che ha avuto inizio ancor prima di questo inizio di stagione, dal dicembre scorso, quando dalla realizzazione di un sogno si è passati ad un risveglio da incubo.
Non è mai piacevole sentire i fischi del pubblico rivolti alla propria squadra, così come vedere un giocatore cedere alle provocazioni, ma fa tutto parte del gioco: a queste dinamiche non resta che rispondere sul terreno di gioco oppure farsi da parte, si tratta di regole non scritte che esigono rispetto.
Chi si reca allo stadio per sostenere la formazione della propria città pretende di vederla combattere con il massimo impegno. Se poi l'avversario si dimostrerà superiore, sarà il campo a stabilirlo, ma la determinazione, la rabbia agonistica e l'orgoglio ed il rispetto di indossare la divisa grigiorossa, non devono mai mancare dal primo all’ultimo minuto.
I tifosi dovranno mettere da parte tutti i sogni di una rapida risalita nel ‘Circo della Serie A’: l’obiettivo è una salvezza e non è per nulla scontata ed andrà sudata, perché sia possibile ognuno dovrà farsi carico delle proprie responsabilità e doveri.
Il messaggio è stato chiaro e doveroso: un’altra stagione a tirare a campare non è neppure da prendere in considerazione.
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