Cremona: l'incolmabile distanza fra città-cartolina e dimensione del degrado
Sollievo o sconforto? Difficile dire cosa prevalga dopo aver letto il recente rapporto della Questura di Cremona relativo ai controlli straordinari effettuati alla vigilia di Ferragosto nelle consuete aree a più alto rischio. Va da sé che l'input prefettizio è ulteriore segnale che dall'insediamento del nuovo titolare l'attenzione alla sicurezza del territorio finalmente prevale sullo zelante attivismo salottiero per cui ha brillato qualche mondano predecessore. Ma sono i numeri conseguenti ai controlli a suggerire le vere domande. Su 130 soggetti identificati, di cui 97 stranieri, 33 sono risultati con precedenti penali per spaccio, armi, reati contro la persona e contro il patrimonio. Gentiluomini che tranquillamente girano fra noi e, se fermati, altro non ricevono se non un bonario decreto di allontanamento "dalle aree a maggior tutela" . Qualche metro più in là finisce la "maggior tutela" e inizia dunque la sconfinata prateria del 'liberi tutti'?
Mi limito in proposito a qualche considerazione. La prima è che la percentuale di criminali intercettati in rapporto al totale degli identificati appare decisamente alta. Se, calando la rete in mezzo metro d'acqua, il pescato è questo, dobbiamo dedurne che, quanto a malaffare, nel bacino cremonese c'è più pesce che acqua? Un territorio di modesta estensione e profilo socio economico nemmeno lontanamente paragonabile alle più ricche province lombarde non dovrebbe essere, a rigor di logica, più agevolmente controllabile? Forse sì, ma il forse è ovviamente condizionato all'esistenza di adeguata volontà di contrastare la metastasi criminale intervenendo, nei limiti del possibile, a monte e non a valle del problema. Se siamo a questo punto inevitabile dedurne che chi doveva vegliare abbia invece scelto la comoda sonnolenza che gli ha consentito di non vedere e non sapere, opponendo a ogni campanello d'allarme l'abusata replica che riduce la concretezza del pericolo alla famosa "percezione soggettiva".
Anno dopo anno, decennio dopo decennio, il territorio è sfuggito di mano e la forbice fra città- cartolina e realtà s'è allargata fino a trasformarsi in un'imbarazzante contraddizione. Se è pur vero infatti che i cremonesi -quelli del famoso "stum schiss"- sono la razza più mite del pianeta , è altrettanto vero che la postura complessiva del territorio è da anni eccezionalmente permeabile all'infiltrazione mafiosa. E quanto a sfruttamento della prostituzione, pornografia minorile, usura e gioco d'azzardo ci collochiamo ai vertici della graduatoria nazionale. Habitat ideale senza dubbio per accogliere e valorizzare un' immigrazione irregolare che certamente non approda all'ombra del Torrazzo per inserirsi proficuamente nell'economia legale bensì nelle pieghe di un sottobosco illegale di generoso rigoglio. E, come moneta cattiva scaccia moneta buona, economia malata scaccia economia sana.
Pienamente comprensibile il disagio di quanti confessano di non saper più riconoscere nelle sue crescenti e vistose forme di inciviltà la città decorosa e sicura che un tempo hanno conosciuto e amato. Ormai degrado e stanchezza sembrano affiorare anche nel volto materiale di Cremona proprio a partire dalla zona della stazione: imbarazzante primo impatto per chi arriva in treno. Nella vicina piazza Risorgimento sopravvive a se stesso il grigio e cadente scatolone della vecchia sede bancaria di Intesa Sanpaolo, da tempo 'desaparecida'. Un edificio transennato e una pioggia di calcinacci è tutto quel che resta del ricco forziere che per sessant'anni ha accolto risparmio e offerto credito, sostenendo prosperità economica e intraprendenza commerciale della cara, vecchia porta Milano. Un guscio vuoto che cade a pezzi: realtà e metafora di un disfacimento complessivo prodotto delle molteplici defezioni e secessioni istituzionali che hanno finito per disarticolare il sistema di sinergie all'origine della grande civiltà municipale cremonese.
Non si rema più all' interno di un orizzonte condiviso e ogni soggetto tende a chiudersi in una miope e avida autoreferenzialita. A fondamenta collassate o quantomeno gravemente compromesse, con quale residuo margine di realismo e pertinenza culturale si può ancora parlare oggi di quell' identità cremonese che tuttavia resta il ripetuto leitmotiv propagandistico dell'attuale Amministrazione? Non basta la volonterosa liturgia di sagre, abbuffate ed eventi musicali- di cui il governo cittadino risulta ormai impresario a tempo pieno- a ridare senso non riduttivo al concetto di cittadinanza ed effettiva praticabilità al rapporto fra la comunità e il suo territorio. Gli appelli dei quartieri si moltiplicano, ultimo costituito il comitato di piazza Castello. Non chiedono la luna: rimozione dei rifiuti abbandonati, cura del verde pubblico, illuminazione, controlli che sottraggano piazze e giardini all'attuale funzione di latrina, bivacco diurno e notturno, spaccio e aggressioni. La grande domanda ancora e sempre riguarda la capacità e volontà del Palazzo di agire di conseguenza, passare dalle promesse ai fatti, cominciando magari col fornire alla Polizia Municipale più stringenti e rigorose direttive in cui parola 'repressione' non sia ipocritamente imparentata con la parola fascismo. Per ora, assistiamo a cattedrali di retorica, iperboli di libidine burocratica, futili intellettualismi, tipo la promessa di un architetto, caro al cuore del Palazzo, di trasformare i negletti giardinetti di piazza Castello in "una vera Agorà". Immagino l' incontenibile entusiasmo di pensionati, mamme e casalinghe all'idea di essere prodigiosamente trasferiti nell'Atene di Socrate e Platone: il sogno di una vita si avvera.
E tuttavia lassù qualcuno ci ama, ma a modo proprio e assai singolare. E qui sta il guaio. Leggo per esempio che il competente Assessorato sta lavorando a una nuova mappatura della città con un raggruppamento dei quartieri utile ad avviare confronti fra residenti, Comune e Forze dell'ordine. E già alla parola "utile confronto" ogni illusione di concretezza si arena nelle sabbie del più classico politichese. Parole cervellotiche, overdose di burocrazia, moltiplicazione di consulenti, abbuffate di incontri e bla-bla, passerelle finali dei soliti noti che proclameranno di aver quadrato il cerchio e risolto il problema. Già, come quando Di Maio nell' indimenticata comparsata dal balcone dichiarò che in Italia la miseria era estinta.
Nelle foto di Francesco Sessa l'ex sede della Banca Intesa-Sanpaolo transennata e fatiscente
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Biagio
25 agosto 2026 20:23
L’articolo offre stimoli di riflessione sempre benvenuti, perché le critiche costruttive sono il motore per fare meglio. Tuttavia, spesso si tende a giudicare d’impulso o d'impatto emotivo proprio perché non si hanno i dati e i fatti a portata di mano per analizzare il quadro complessivo.
I numeri citati sui controlli e sui fermi non dimostrano affatto un abbandono, ma sono il risultato concreto del lavoro di prevenzione e presidio svolto dagli operatori della sicurezza e dalle istituzioni preposte. Sul fronte economico, nessun Comune ha disponibilità illimitate, ma l'Amministrazione sta investendo con responsabilità su progetti strategici di lungo termine: la crescita costante del polo universitario e l'attrazione di studenti ne sono un chiaro esempio.
Guardando ai servizi e ai dati ufficiali de Il Sole 24 Ore, il quadro della nostra provincia è tutt'altro che sconfortante:
Sicurezza: Cremona è al 6° posto in Italia per sicurezza e giustizia (con bassissimi indici di reati e danneggiamenti).
Anziani: Siamo al 5° posto nazionale per cura e servizi dedicati alla terza età.
Giovani e Lavoro: La provincia è al 2° posto in Italia per facilità di occupazione giovanile.
Servizi scolastici: Le nostre mense scolastiche sono da anni premiate a livello nazionale e prese a modello da molte altre città per qualità e sostenibilità.
I problemi reali ci sono ed è doveroso affrontarli, ma tra il legittimo pungolo alla politica e il racconto di una città in declino c’è di mezzo la realtà dei dati: quella di una Cremona solida, vivibile, in movimento e proiettata verso il futuro. Biagio
Stefano
26 agosto 2026 13:19
"I numeri non dimostrano uno stato di abbandono " lei scrive. Già, da parte dello Stato però, visto che per qualcuno sicurezza e controlli non sono di pertinenza del Comune , secondo cui anzi il senso di insicurezza è ancora una falsa percezione dei cittadini. Quindi lei guarda solo una metà del bicchiere. Se tanti riscontri negativi accadono ahimè non è solo come.lei dice perché sono aumentati i controlli e grazie lo ribadisco solo allo Stato, ma anche perché è aumentato il numero di " galantuomini " in circolazione.
stefano ETN
26 agosto 2026 08:37
L'articolo di Ferrari mette a fuoco e collega con la consuete capacità logiche ed espositive fatti e situazioni che riguardano la nostra città.
Un commento sul termine 'repressione' e su quello che rappresenta.
Non comprendo perchè dalla sedicente sinistra di oggi e da gran parte del mondo cattolico venga considerato un tabù associato (come ricordato) al 'fascismo' (ma perchè non al comunismo?). Sanzionare in modo repressivo un reato o un comportamento sbagliato, ovviamente in misura proporzionata, in uno stato democratico non può che essere cosa buona e giusta. In più, stante la oggettiva deterrenza che una sanzione adeguata comporta, la distinzione prevenzione/repressione, così spesso tirata in ballo, mi sembra del tutto fuori luogo.
Se le Istituzioni (Comune o Stato), avendone ruolo (istituzionale, appunto) e mezzi, non si attivano per 'reprimere' efficacemente quanto dannoso per la collettività, di conseguenza ne sono moralmente corresponsabili.
Gianni
26 agosto 2026 09:14
Complimenti alla Signora Ferrari! Condivido in pieno!!
E spero in una buona memoria dei cremonesi alle prossime elezioni amministrative (aspettando anche una seria alternativa all'attuale gestione!?!).
Elisabetta
28 agosto 2026 12:20
Mia figlia, come molti suoi amici, vive e lavora all'estero. Affezionatissima a Cremona, ora, quando torna, non la riconosce più; ieri mattina, in Via Palestro, è stata avvicinata da un uomo che le ha chiesto 5 euro per una marca da bollo, da mettere su documenti inerenti il permesso di soggiorno . Avendo solo la carta di credito con sè, li ha negati . Alla reazione violenta di rabbia da parte dell'uomo si è allontanata velocemente e, per fortuna, intorno vi erano altre persone.
Ci sono situazioni peggiori ? può essere, ma non mi sembra logico guardare in basso.
Perfetto il commento di Gianni.