Non pretendiamo che Dio sia come ce lo immaginiamo
Ciò che spontaneamente mi sorge nel cuore mettendomi in ascolto della pagina di Vangelo che si proclama in questa domenica è prendere le difese del povero Pietro! Con il senno di poi siamo tutti capaci di atteggiarci pronti e spudorati cortigiani che annuiscono alle affermazioni del “potente” di turno per manifestargli il nostro accordo anche quando non abbiamo capito nulla di quello che dice: la favola dei vestiti nuovi dell’imperatore è un monito per chi ha responsabilità e per chi è subalterno di fronte alla fatica che costa dire e accettare la verità.
Nel percorso del Vangelo secondo Matteo, così come avviene nel racconto di Marco, poco dopo che Pietro ha professato la sua fede e dimostra di aver intuito almeno qualcosa, se non proprio tutto, del mistero di Gesù, cioè del Cristo Figlio di Dio, l’apostolo viene duramente apostrofato dal Signore e chiamato “satana” perché esprime un pensiero che non è più secondo Dio ma ormai totalmente secondo gli uomini.
Eppure a Pietro è bene che riserviamo la nostra comprensione e la nostra stima, nonostante la sua imbarazzante posizione. Quel che egli ha fatto è stato tirare le sue conclusioni fondandosi sulla premessa costituita dalle sue parole elogiate da Gesù: se Gesù è il Cristo, a Lui compete il destino del Cristo.
Ma, e qui è il punto chiave del testo, l’idea di messia che ha Gesù non è quella che ha Pietro, poiché il Maestro ha Dio come riferimento, mentre l’apostolo ha gli uomini, anche se si tratta di uomini religiosi.
Nonostante il duro richiamo di Gesù, a Pietro è giusto riconoscere la schiettezza di saper dire come la pensa e la disponibilità a lasciarsi convertire dal Signore, fino ad imitarLo donando la vita nella persecuzione di Nerone nel ’67 d. C.
Se ci sembra di essere più bravi di Pietro, ricordiamoci che per noi è più semplice: possiamo essere più bravi di lui perché esserlo non ci costa molto. Sapendo già come la storia di Gesù “va a finire”, volendo essere cattolicamente irreprensibili, siamo sempre pronti a tessere gli elogi della croce, a descriverne il valore, l’importanza, la bellezza, la forza salvifica. Quando poi si tratta della croce degli altri allora raggiungiamo vette inimmaginabili di pseudo spiritualità. Ma tutto spesso cade quando è la nostra croce quella che abbiamo davanti agli occhi o sulle spalle.
Pietro ci riporta alla concretezza. Il Cristo che Gesù ci presenta, il Cristo che è Gesù, è di scandalo anche a noi e spesso, non possiamo nasconderlo, come accade a Pietro, il nostro modo di essere è di scandalo al Signore.
La Chiesa nel corso dei secoli, e in essa ogni credente nel corso della vita, alterna la profondità di professare la verità su Gesù e la rovinosa caduta in atteggiamenti e parole di defezione e rinnegamento del proprio Maestro.
Penso che il succo del racconto del Vangelo che oggi ascoltiamo sia tutto qui: essere pronti a non pretendere che Dio sia come ce lo immaginiamo, ma lasciare che Egli sia quel che è, imparando la disponibilità ad assomigliarGli sempre un po’ di più, lasciando che il nostro cuore sia da Lui convertito prendendo la nostra croce, lasciandoci così modellare da Lui.
Il perdere la propria vita per guadagnarla è una frase che ci spaventa, perché ci parla della rinascita che segue la morte. Senza avere la pretesa di comprendere in tutta la sua grandezza la parola di Gesù, mi sembra che la natura ci offra immagini bellissime di questa morte in favore della rinascita: il bruco che diventa farfalla, il seme che dà vita alla pianta, il blocco di marmo che diviene scultura colpo dopo colpo, il sonno che ci rigenera ogni notte per affrontare il nuovo giorno.
Gesù ci insegna una via particolare di esistenza: quella di chi si lascia costruire da Dio e si libera dalla pretesa di autodeterminarsi, di essere il proprietario di sé stesso. La via che Gesù ci indica è quella di chi accoglie il peso della croce non preoccupandosi della derisione e dell’incomprensione del mondo e degli uomini.
La vera libertà che il Vangelo ci presenta è quella di chi si consegna nelle mani del Padre ogni giorno, sicuro che su di Lui si può contare. Abramo è per noi il sublime esempio di chi vive fidandosi di Dio nonostante tutto, anche quando Dio gli chiede di abbandonare la sua terra o di restituirgli il figlio amato. Maria nel Magnificat canta l’azione di Dio che come dice Gesù “darà a ciascuno secondo le sue azioni” e ribalterà le logiche degli uomini.
La parola che abbiamo ascoltata ci interpella: quale croce oggi il Signore ci chiede di portare affinché il nostro cuore sia da Lui plasmato perché diventi simile al Suo?
Lasciando che ciascuno di noi risponda a questa domanda, ringraziamo Pietro che ci ha aperto la strada, parlando ancora una volta a nome di tutti: ha presentato al Signore anche la nostra perplessità di fronte alle Sue parole e ci ha mostrato la capacità di stare nell’incomprensione, vicino al suo Maestro, anche quando non è facile ascoltarLo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti