12 marzo 2024

Dopo 50 anni una legge per il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, curato dal prof. Latanza legato a Cremona

La notizia sta circolando da alcuni giorni: il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, con proprio decreto all’esame dei competenti organi di controllo, sta disponendo l’accorpamento del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma al Museo delle Civiltà (Palazzo delle Scienza, Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari). Una vicenda italiana mai risolta “ope legis” che forse troverà una diversa soluzione organizzativa colmando un vuoto cinquantennale.

Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali è stato inaugurato il 27 marzo 1974 grazie alla Collezione Evan Gorga studiata e tutelata nel tempo da Luisa Cervelli e da Antonio Latanza che ne hanno curato nella Palazzina Samoggia in piazza Santa Croce in Gerusalemme 9/a la nascita, la crescita e lo sviluppo. Si tratta di un museo unico nel suo genere, riconosciuto ai massimi livelli internazionali del settore, che conserva beni musicali rari (ad esempio uno dei tre pianoforti rimasti al mondo dell’inventore del pianoforte Bartolomeo Cristofori; l’arpa secentesca Barberini; numerosi beni liutari di notevole interesse).

Dalla sua istituzione, nel 1974, il Museo ha avuto alterne fortune e numerose disavventure con chiusure anche di lungo periodo. Dal 2018 al 2020 è stato privo di direttore. Nel 2021 è stato assegnato come istituto non autonomo alla direzione dell’architetto Sonia Martone, con il compito di progettarne la riorganizzazione funzionale e scientifica. Il museo è stato infine riaperto regolarmente nel marzo 2022 con la fine dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia.

La soluzione per rendere il Museo Nazionale un ente autonomo fu prospettata più di venti anni fa: la norma proposta fu scritta per trasformare ciò che era tecnicamente un “Deposito” in un vero e giuridicamente riconosciuto “Museo”. Chi scrive, allora laureando con una tesi sulla normativa dei beni musicali, fu coinvolto dal compianto dott. Antonio Latanza (1946-2022), nella stesura degli emendamenti al testo del Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 poi diventato nel 2004 Codice dei Beni Culturali, con l’inserimento dei lemmi “organologico” e “strumenti musicali” al fine di far finalmente riconoscere tali beni musicali all’interno dell’ordinamento e dare forma giuridica e indipendenza organizzativo-finanziaria al museo. A tal fine furono presentati numerosi Disegni di Legge, nella forma licenziata assieme a Latanza, alla Camera dei Deputati nel 2000 (n. 7017), nel 2001 (n. 1873), nel 2002 (n. 3136), nel 2006 (n. 156) e al Senato nel 2005 (n. 3712). Purtoppo l’esito dei Disegni di Legge presentati fu nullo.

Antonio Latanza fu molto legato a Cremona e alla Facoltà di Musicologia tanto da donare la sua enorme collezione di dischi e rulli per autopiano non a Roma ma al Dipartimento di Musicologia cremonese. Grazie alla professoressa Laura Mauri Vigevani e al professor Pietro Zappalà la collezione Latanza è giunta a Cremona tra il 2015 e il 2019. A due anni esatti dalla scomparsa di Antonio Latanza, che amava molto il suo lavoro e desiderava con tutte le sue forze far riconoscere ufficialmente il Museo per il quale aveva investito molto tempo e passione assieme a Luisa Cervelli che lo aveva preceduto nella medesima funzione dirigenziale, non resta che celebrare il Cinquantesimo dell’istituzione del “Museo Nazionale degli Strumenti Musicali” sperando possa essere meglio tutelato e valorizzato nella nuova forma giuridico-organizzativa.

Fabio Perrone


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti