1 maggio 2022

Il Quarto Stato a Firenze: vecchie storie di rivalità e alleanze

Il Quarto Stato, opera pittorica ormai talmente simbolica da essere divenuta quasi una icona della POP Art degli anni ‘80 più che del divisionismo sociale degli anni’10, ha lasciato temporaneamente Milano per Firenze, dove sarà oggetto di culto per le celebrazioni del 1 Maggio.

L’opera è ormai assurta a simbolo  storico della città di Milano, ma in verità un po' di tutta la Lombardia e della sua tradizione di grande faticatrice ma anche di fucina delle prime rivolte operaie e del socialismo italiano. Si deve infatti ad una acquisizione che potremmo definire “civica” nel senso che fu acquistata dalla Galleria Pesaro, sei anni dopo il suicidio del suo autore Giuseppe Pelizza da Volpedo, per entrare nel patrimonio comunale per ferma volontà politica e fama popolare, benchè acquisita in gran parte coi mezzi di alcuni ricchi borghesi. 

Facciamo un passo indietro: l’opera vede la sua attuale raffigurazione nel 1901, a seguito del massacro dei lavoratori in rivolta a Milano ordinato dal generale Bava Beccaris un paio di anni prima. Il fatto ebbe un rilevanza incredibile, e fu l’inizio di quel momento storico convulso e tesissimo che culminò nel cosiddetto “Biennio Rosso”, il periodo 1919/1921 che vide per la prima volta in Italia le occupazioni massive delle fabbriche e delle aziende agricole, ma anche il fenomeno socialista/bolscevico addirittura al potere politico in molti comuni, tra i quali Milano con il sindaco Emilio Caldara, nato nella cremonese Soresina, ed anche con ruoli di spicco nazionali, come per l’indimenticabile Leonida Bissolati, anch’egli cremonese. Tanto era convulso il periodo, che tra i socialisti più estremisti venne eletto nel 1914 al comune meneghino perfino Benito Mussolini, che poi approfitterà proprio della tensione e del clima di disordine di quel biennio per aprirsi la strada al potere assoluto nel 1922 con i suoi Fasci di Combattimento e la Marcia su Roma: piccolo inciso, non è un caso che proprio nelle fertili terre lombarde il socialismo attecchì così rapidamente, per l’alta presenza di lavoro agricolo, e non è un caso che poi proprio quella stessa “agrarietà” fornisse a Mussolini un solido appoggio nella sua mutazione dal socialismo al fascismo.

E’ dunque in questo clima che a Milano, quasi con un rito laico, l’opera di Pelizza giunge celebratissima nel Biennio Rosso, scompare nel Ventennio divenendo poi quasi naturalmente, dalla fine del Fascismo, un simbolo di Milano e della sinistra italiana e non solo. 

Tornando ai giorni nostri, non sono come da tradizione italiana mancate alcune polemiche, per lo più imperniate attorno  a un certo “fastidio” espresso da alcuni per questa "privazione"seppur temporanea. Ma per la verità, come sempre in Italia, a queste polemiche in realtà sottostanno sopiti rancori, precedenti illustri, rivalità e alleanze secolari, e in un certo senso si ricuce una piccola ferita aperta quaranta anni fa. 

Il precedente in questione risale al 1980/1981, periodo peraltro nel quale il Quarto Stato viene spostato dal Consiglio Comunale di Milano alla GAM, coincidenze della storia... A Firenze accade qualcosa di veramente storico: la seconda Pietà di Michelangelo, detta Bandini, trova definitiva collocazione, dopo secoli di polemiche e dibattiti, al di fuori del Duomo e all’interno del Museo dell’Opera del Duomo. L’evento è di tale importanza che la città si mobilita per celebrarlo nel modo più importante: chiedere a Milano il prestito dell’ultima Pietà, quella Rondanini, acquisita dal Comune esattamente 30 anni prima. Gli archivi ci raccontano un interessantissimo scambio amministrativo ed epistolare tra le due città, che in verità si concluderà con un nulla di fatto. La iniziale disponibilità del Sindaco Carlo Tognoli cede alla fine davanti alle severe perplessità sullo spostamento dell’opera espresse dalla Sovrintendenza di allora. Nulla poté neppure l’intervento di uno dei più potenti uomini di Chiesa del tempo, il Cardinale e Arcivescovo di Firenze Giovanni Benelli, che scrisse di suo pugno ad un Tonioli piuttosto ossequioso ma altrettanto arrendevole di fronte alle obiezioni delle autorità culturali. La cosa in verità non passò per nulla inosservata, giacchè venti anni prima, e quindi con mezzi di trasporto ben più incerti, la Pietà romana di Michelangelo partì alla volta di New York ove venne esposta in pompa magna all’EXPO di New York del 1964. Insomma, per farla breve, il sospetto che la Sovrintendenza fosse stata un po' troppo presa sul serio da un comune di Milano un po' troppo reticente ha sempre aleggiato su questa vicenda, alimentando le assai antiche vicende dei continui altalenanti rapporti tra le due città italiane, che sono passati dalla guerra più spietata alla più solida alleanza.

Gian Galeazzo Visconti, Duca di Vertois (e quasi formalmente anche di Milano), mira alla unificazione dell’Italia e ci riesce quasi: presa Bologna nel 1402 è ormai padrone dell’Italia fino all’Umbria compresa. L’unico ostacolo che si frappone tra lui e Roma, e quindi alla conquista del Sud, è Firenze, un osso durissimo. 

I fiorentini pur di salvarsi dalla inarrestabile furia del milanese non hanno inibizioni: cercano alleanze perfino coi pisani che odiano più di ogni altro popolo al mondo e ordiscono ogni tipo di tranello diplomatico, guerresco e addirittura domestico, tanto che oltre che alla malaria o alla peste l’improvvisa morte del Visconti proprio alla vigilia dell’assalto definitivo a Firenze viene da alcuni attribuita a un veleno toscano nelle pietanze... 

Ma poichè lo storia è imprevedibile, proprio i pronipoti di questi feroci avversari si ritrovano amici assieme ai loro popoli ottant’anni dopo: i loro rampolli, Lorenzo il Magnifico e Ludovico il Moro, saranno non solo lealissimi alleati, ma perfino grandi amici. Al Magnifico il Moro mette addirittura a disposizione una sontuosa casa che ancora si vede in parte in Corso Magenta 29, si scambieranno perfino i grandi artisti che animavano le rispettive corti, e Lorenzo sarà sempre pronto ad aiutare l’amico, tanto che secondo alcuni proprio la morte del Medici sarà una delle cause della rovinosa caduta del Moro nel 1499.

Insomma, come sempre, una gita in archivio aiuta a vivere più serenamente il presente conoscendo meglio il passato.

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

(la foto del professor Martelli è di Irina Mattioli)

Francesco Martelli


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