Liuteria, la certificazione è uno strumento essenziale per la tutela della qualità
In margine al tema affrontato dal Prof. Nicolini ho già espresso alcune osservazioni.
Ho già sottolineato come non debba essere prioritario il rapporto “stanziale dei liutai” fra Cremona e la Liuteria. La tradizione liutaria della nostra Città non va limitata alla residenza e neppure alla domiciliazione del Maestro Liutaio. La sua “cremonesità” è sostanzialmente espressione di un suo saper-fare che si è evoluto affidandosi alla grande tradizione di cui Cremona è custode. La liuteria contemporanea cremonese non è mera riproduzione degli strumenti del glorioso passato, ma fa riferimento ad essi, attenta a rispondere alle esigenze del musicista contemporaneo, sia questi compositore o interprete.
Su questo tema credo già si sia trovata la quadra. I liutai stranieri che operano forti della lezione della nostra liuteria classica non hanno bisogno di nascondere i propri natali, ma hanno necessità d’evidenziare quale sia il proprio bagaglio culturale appreso in Cremona.
Sottolineo che la liuteria è un’arte a servizio di altra arte: la musica. Alla musica lo strumento dà voce e non si tratta di un suono definito a priori (standardizzato), ma ogni strumento possiede un timbro che lo caratterizza. Lo strumento è fornito di una propria identità, questa è componente essenziale della musica. Quando la musica viene interpretata raggiunge il proprio scopo. Un brano su uno spartito è “musica latente”: ad essa manca la caratteristica precipua d’essere “espressione estetica”. Le arti richiedono di raggiungere l’immaginazione del fruitore. Ciò accade attraverso i sensi. Non si dimentichi che il termine estetica deriva dal greco αἴσθησις (aísthēsis) il cui significato corrisponde in italiano a sensazione, percezione.
Si tratta della conoscenza attraverso la sensorialità che si consegna allo “io”. La soggettività riconosce d’essere alla presenza di un’opera d’arte. Ma prima c’è l’esperienza che nel caso della musica si avvale dell’udito. Non a caso il termine “senso” ha la stessa etimologia del termine “sentimento”, proprio della fruizione. Ci sarebbe da riprendere la filosofia dell’arte, ma un tale percorso svierebbe l’argomento principale: la liuteria è arte.
Ci si limita quindi ad un’esemplificazione. Un bimbo che usa i pastelli “disegna”, ma (l’avversativa è d’obbligo!) molto raramente il suo “scarabocchio” raggiunge livelli estetici significativi. Non si può però negare che l’orizzonte entro cui egli opera sia comunque espressione del suo immaginario estetico. Quando viene lodato, per gratificarlo, si dice: “che bravo hai fatto un’opera d’arte”. Diversamente, quando compie un’operazione di aritmentica si rileva che “è bravo in matematica”. Ciò non significa che sia un matematico, ma che il suo approccio alle “quantità” costituisce una conoscenza entro tale orizzonte disciplinare specifico.
Da ultimo, è doveroso far riferimento alla natura del “giudizio estetico” che è sempre soggettivo.
Questa lunga sbrodolata, non me ne voglia il lettore, sostiene, per dirla “in soldoni”, che la liuteria non è una mera forma di artigianato artistico, ma, quando raggiunge risultati eccelsi, è arte. Il liutaio può rimanere allo stadio infantile e abbandonare l’impresa, può raggiungere risultati dignitosi come artigiano, può …. essere un artista.
Quindi che ci azzecca la certificazione? Si liquida così la certificazione? È questione priva di consistenza?
Piano!
Se per certificazione s’intende (come ben hanno sottolineato numerosi interlocutori, tra cui maestri liutai) una mera questione burocratica, questa si ammanta pretestuosamente di legalità. La dichiarazione di principio non costituisce un fatto scientifico, tanto meno comporta una credibilità in merito al valore dello strumento. Si simula una “carta d’identità”, che riporta dati (facilmente falsificabili!) e che segue le modalità di un “vetero positivismo” che un tempo è servito, ma che oggi è superato.
Già, la carta d’identità, per continuare l’esempio richiamato, oggi è “digitale”. L’esempio è un po’ claudicante (zoppica un pochino!), ma può ugualmente servire: prendiamo il simile nel dissimile.
La carta digitale per analogica ci insegna che vanno tenuti in seria considerazione gli sviluppi scientifici e tecnologici oggi in nostro possesso. Poi ci ricorda che quanto conta veramente sono “i rilievi”, non le narrazioni. Sono i dati intrinseci allo strumento quelli che contano.
Affinché la certificazione, qualora un maestro liutaio se ne voglia avvalere o l’acquirente del suo strumento glielo richieda, può essere supportata da rilievi scientifici che offrano dati inconfutabili.
Certamente, la dendrocronologia, la chimica delle vernici, l’acustica, la storia dello strumento, l’epoca culturale connessa alla musica in cui è realizzato, tutte queste informazioni costituiscono dati importanti, ma un esame che evidenzi “i caratteri meccanici” dello strumento ne determina, di per sé, l’aspetto inconfutabile che ne fissa l’identità. Mediante la meccanica dello strumento, anche se nel tempo lo strumento si modifica per l’uso e si rendono fattibili ulteriori esami che aggiornano quelli precedenti, si constata come ne rimanga memoria della originale “natura” del comportamento.
È proprio un’analisi dinamica di natura vibro-acustica interconnessa con l’analisi dell’interazione fra le parti dello strumento a determinarne la “firma”, anche al variare del tempo e della storia d’uso dello strumento stesso.
Quindi ritengo che in altro contesto, non quello cui si è fatto originariamente allusione alla certificazione, quest’ultima oggi assuma caratteri completamente rinnovati che possono suscitare un certo interesse e una proficua discussione.
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commenti
Annamaria
22 aprile 2026 06:47
L'Associazione Liutaria Italiana (ALI) gioca un ruolo fondamentale nella certificazione e nella salvaguardia della qualità della liuteria italiana, promuovendo un approccio etico e tradizionale alla costruzione degli strumenti ad arco.
L'ALI richiede ai propri soci maestri liutai un impegno deontologico per garantire che gli strumenti recanti la loro firma, timbro o marchio siano costruiti personalmente, nella propria bottega e seguendo metodi tradizionali.
La certificazione ALI serve a prendere le distanze da produzioni seriali o industriali, valorizzando l'artigianalità.
Chi controlla?
NESSUNO
Dunque?
OGNUNO SI REGOLA COME CREDE DICHIARANDO CIO CHE RITIENE IN ASSENZA DI VERIFICA
A cosa serve o a chi serve una CERTIFICAZIONE fatta in questo modo?
Quindi che ci azzecca la certificazione?
Si liquida così la certificazione?
È questione priva di consistenza?
La risposta è un secco SÌ!
Martino
22 aprile 2026 08:48
Quella del Consorzio funziona allo stesso modo.
Quindi? Cosa si certifica?
un liutaio
22 aprile 2026 09:01
"Liuteria, la certificazione è uno strumento essenziale per la tutela della qualità"
Titolo a dir poco fuorviante in quanto la "qualità" in un violino non è certificabile. Ci sono troppe variabili e non si hanno valori fissi a cui fare riferimento, come ad esempio gli ingredienti di una preparazione alimentare, che possono essere analizzati dal punto di vista chimico e hanno valori di riferimento stabiliti e confrontabili. Si può stabilire chi è l'autore, perchè di regola si dovrebbe riconoscere lo stile del liutaio quindi si può certificare l'origine e l'autenticità. E anche quando si potessero avere "rilievi scientifici che offrano dati inconfutabili" questo non certificherebbe l'etica professionale, che non si può certificare vista la confusione creata ad arte da alcuni, politici compresi. Questo è un danno per chi produce e anche per chi acquista. Si è lasciato che la situazione arrivasse a questo punto perchè faceva comodo (ed è ancora così). Temo che ora sia sfuggita di mano e il danno maggiore sarà per i giovani che iniziano questo lavoro.
Un' altro liutaio
22 aprile 2026 09:35
Il marchio di proprietà del consorzio : quanti sono gli strumenti a marchio rispetto alla produzione del liutaio consorziato? Cioè il consorziato marchia lo strumento venduto attraverso le "mission" e gli altri? Il comitato di controllo mi risulta che non si riunisca da prima del COVID, quindi cosa e come controlla?Il bilancio di fine anno del consorzio sul giornale locale "trionfalisticamente" informa che sono stati venduti un numero di strumenti che ,diviso per il numero dei consorziati, nemmeno è uno a testa e gli altri? A questa serie di domande ci si è ben guardati dal rispondere....la famosa legge n.44 però riconosce finanziamenti al consorzio.A proposito consiglio,si molti che la difendono,di leggere questa legge di promozione e valorizzazione della liuteria cremonese, capirebbero così il nulla che descrive,a parte il finanziamento al consorzio
Francesco
22 aprile 2026 09:36
La liuteria è un’arte a servizio di altra arte. Poi in alcuni casi le arti si sdoppiano e la liuteria può diventare anche l'arte di vendere ciò che non è. In questo caso si concentra sulla certificazione di un prodotto diverso da ciò che è, sulla capacità di creare un valore percepito (artigianato) spesso diverso da quello reale e trasformarlo in contanti, sulla vendita di una visione sublime piuttosto che su un prodotto fisico concreto che può essere di fabbrica o di altri e nessuno se ne accorge. Questa è la vera magia cremonese che mischia il simile nel dissimile.
È proprio un’analisi dinamica di natura vibro-acustica (he avviene spesso nella parte posteriore dell'acquirente) che si interconnette con l’analisi dell’interazione fra le parti (venditore-acquirente) a creare business e ricchezza per chi ci sa fare.
Affinché la certificazione abbia un senso e dunque un valore, qualora un maestro liutaio se ne voglia avvalere o l’acquirente del suo strumento glielo richieda, deve essere fatta da un Ente terzo senza nessuna interconnessione con i liutai e le associazioni di riferimento. Ma questa è un'altra storia.
Un altro liutaio
22 aprile 2026 19:02
Francesco, geniale
Luca
22 aprile 2026 10:27
Nel 2025 il Consorzio ha fatturato 827.702 euro vendendo 80 strumenti di 53 liutai iscritti. Una media di 15.000 euro a liutaio, uno strumento e mezzo ad iscritto. Il resto? Venduto in proprio? Senza certificazione consortile? Ma chi vogliamo prendere in giro professoressa? A chi serve certificare e con quali scopi? Cosa si certifica?
Anna Lucia Maramotti Politi
22 aprile 2026 19:11
“Grazie, grazie, grazie per i vostri commenti.
Ma ci voleva un titolo d’effetto per obbligarvi ad esprimere il vostro pensiero; pensiero per altro di chi ogni giorno si confronta con la “arte liutaria”?
Dovete criticare senza mai essere Voi protagonisti di un dibattito serio che coinvolga Cremona?
Mi astengo dall’esprimere il mio giudizio sul vostro comportamento deontologico. Il tempo della Prof. in cattedra si è esaurito ormai da anni. Ma vogliatemi scusare se mi permetto di dirvi che sono rimasta molto delusa dalla vostra continua apatia di questi anni. Non criticate con tanta superficialità l’Amministrazione che ha esaudito le richieste di chi le ha formulate. Era un loro diritto. Purtroppo! Ma Voi dove eravate?
Non pensiate, per mettervi la coscienza in pace, di scindere il rapporto fra la Città e la Liuteria. Soprattutto “servitevi” bene della musica che è fondamentale per mantenere vivo tale rapporto: fatevi attivi “portavoce” presso le istituzioni e pretendete che Cremona richiami, qui da noi, anche i compratori. La Città, la liuteria e la musica debbono supportarsi a vicenda.
Pensavate forse che io ritenessi che Leonardo, Michelangelo e Raffaello avessero bisogno di una certificazione per essere riconosciuti i grandi del Rinascimento? Fra loro avevano poco in comune: chi avrebbe dovuto rilasciare un documento atto ad attestare la loro arte?
Mi credete inoltre così “rimbambita”? Il termine etimologicamente significa “ritornata bambina”, quindi non è offensivo. Purtroppo, ho solo motivo di rimpiangere di non essere stata più severa con Voi. Forse allora avreste prestato più attenzione a quanto vi dicevo.
Questo non lo dico a sproposito. Ho motivo di pensare che fra Voi aleggino dei “rumores” (il termine è alla latina!) senza però aver letto per intero l’articolo.
Prima di fare affermazioni avventate leggetelo sino in fondo.
Ho espresso una proposta, per altro che lascia “libero ciascuno di Voi di tenerne conto o no. Questo dicasi anche per i vostri committenti”. Capisco bene che ancor oggi le lezioni del Prof. Barosi e il suo giudizio vi pesi come un macigno, ma ricordateVi che il tempo non è reversibile. La scienza avanza e può esservi amica o nemica. Dipende dall’indirizzo e dall’uso che ne farete. La scienza non giudica, la scienza dimostra. A Voi chiederle di essere al vostro servizio ed evitare così l’avanzare di una conoscenza tecnico-scientifica che potrà essere la vostra peggiore nemica se da Voi ignorata. La scienza si sviluppa dove le sono posti quesiti congrui. A Voi adeguarvi in modo propositivo. Non so che fine facciano gli struzzi, ma non credo sia una bella fine!
Di una cosa sono convinta e questo nessuno me lo può contestare. Il Maestro dr. Giobatta Morassi e l’Architetto Sergio Renzi approverebbero questa mia “filippica”. Li ho conosciuti troppo bene per non sapere quale fosse il loro pensiero. Purtroppo, “nemo profeta in patria”.
un liutaio
23 aprile 2026 06:07
"Mi astengo dall’esprimere il mio giudizio sul vostro comportamento deontologico" è già un giudizio espresso.
Negli anni passati ho parlato innumerevoli volte e direttamente con chi, istituzionalmente, dovrebbe essere interlocutore dei liutai, ho partecipato e collaborato. Risultato? Tempo ed energia buttati, critiche e nulla si è mosso, come sempre. Intendiamoci, non che pensassi di cambiare il mondo, solo speravo che provare a parlare apertamente dei problemi (sempre gli stessi) portasse anche altri ad esporsi. Qui anche il Gattopardo avrebbe qualcosa da imparare....E' vero che i liutai sono generalmente categoria apatica come è vero che le intromissioni interessate della politica hanno approfittato a mani basse di questa apatia per altri scopi. E, lo dico per i giovani, o gli "smemorati" che lamentano di essere trascurati quando fino a ieri hanno beneficiato di fondi pubblici, questo succede da almeno 40 anni.