11 ottobre 2026

Nuovo ospedale, una storia sbagliata

È una storia da ricordare. È una storia da raccontare. È una storia un po’ complicata. È una storia speciale per gente normale. Una storia comune per la politica locale.  È una storia cremonese. È una storia incasinata.  È la storia del nuovo ospedale. 

La proposta lanciata nel marzo del 2020 dall’europarlamentare forzista Massimiliano Salini è stata applaudita e sposata dall’amministrazione comunale di centrosinistra guidata da Gianluca Galimberti. 

Avallata dal governatore leghista Attilio Fontana, l’idea ha suscitato l’entusiasmo degli stakeholder e fatto incazzare i bastian contrari, quelli che non hanno portato il cervello all’ammasso e rifiutano il pensiero unico.

Decantato dall’allora direttore generale Asst, Giuseppe Rossi, in quota Lega, il progetto è stato affidato all’archistar Mario Cucinella.

Presentato come ottava meraviglia del mondo, il nuovo ospedale ha il compito di traghettare la sanità provinciale nel futuro, approdo previsto entro la fine del 2035. Almeno secondo la recente comunicazione di Ezio Belleri, direttore generale in carica dell’Asst di Cremona, ai capigruppo del consiglio comunale (www.comune.cremona.it  6 ottobre). 

«Il cronoprogramma – ha precisato lo stesso Belleri - non è un calendario statico: viene verificato nel tempo e, quando necessario, riprogrammato sulla base dell’effettivo avanzamento del procedimento» (www.asst-cremona.it/news,  7 ottobre). 

E se è il capo dello stato maggiore della sanità cremonese a sostenere che il cronoprogramma potrebbe essere ballerino, è doveroso credergli e battere i tacchi. Ma poi, subito dopo, diventa un obbligo incrociare le dita, per le donne, e toccarsi le parti intime, per gli uomini.  

Che si tratti di un eccesso di prudenza di Belleri, o di un vaccino preventivo per salvaguardarlo da contestazioni per eventuali ritardi, un dato è certo: sarebbe un grosso azzardo scommettere anche un solo simbolico euro sul rispetto della data di fine lavori. 

Belleri non è nuovo a dichiarazioni schiette e sincere, per questo apprezzabili, ma al tempo stesso fonte di perplessità e, perché no?, stupore.  

Con una delibera di Giunta del 21 dicembre 2023, la Regione lo nominava direttore generale dell’Asst di Cremona per tre anni: dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026.

Il 23 dicembre, due giorni dopo la delibera e otto prima dell’insediamento ufficiale, in un’intervista pubblicata sul quotidiano La Provincia, Belleri spiegava: «Il motivo della mia nomina a Cremona penso vada ricercato nell’esperienza che ho acquisito nel far partire i cantieri». E i cantieri son quelli del nuovo ospedale. 

Nessuno discute il pensiero del direttore generale. L’ipotesi da lui formulata è plausibile, ma sarebbe stato preferibile un accenno alle sue capacità manageriali in ambito socio-sanitario. Qualità che indubbiamente possiede, ma, si sa, le vie del Signore sono infinite e poco note.

Nel medesimo articolo del 23 dicembre veniva precisato che Belleri era «in quota Fratelli d’Italia, corrente Mantovani». Dettaglio da non sottovalutare.

Mario Mantovani, figura significativa nel pianeta meloniano, è in ottimi rapporti con il pokerista Fabio Bertusi, uno dei migliori sulla piazza provinciale, maestro nel dare le carte e a gestire la partita. 

Pragmatico, non ha remore a stringere accordi trasversali tra i piddini e i meloniani di casa nostra. Compito non molto arduo se si considera che nell’era della società liquida la flessibilità è un pregio.

 L’ultimo esempio è lo scazzo politico-amministrativo per la nomina del collegio sindacale di Padania Acque, che li ha visti spalla a spalla sulla stessa barricata. Circostanza che rende credibile anche l’ipotesi di un accordo sul nuovo ospedale e potrebbe spiegare il silenzio quasi tombale di Fratelli d’Italia sulla vicenda. Comportamento che richiama lo storico «Taci, il nemico ti ascolta». Fantapolitica.  Forse. Ma spesso la realtà supera la fantasia.

In parallelo il Pd, in apparenza più coraggioso, qualcosa ha balbettato. Molto guardingo e preoccupato, non ha esondato dall’alveo del mainstream che impone il sostegno a oltranza al nuovo ospedale, panacea della sanità locale e per questo innalzato a credo. A dogma.

 Si applaude al balzo nel futuro, ma non si valuta la possibilità che sia un salto rischioso e poco giustificato per il nostro territorio. Si esalta la novità, ma si evita di chiedersi se sia più vantaggiosa per i cittadini o per i portatori d’interesse. Si glissa sulle critiche.

Si inneggia all’ospedale fantascientifico, ma la richiesta degli organismi competenti per ottenere il Dea (Dipartimento emergenza e accettazione) di secondo livello non è ancora stata esaudita.   Riconoscimento indispensabile per assurgere nell’olimpo degli ospedali galattici. Ma per ora, si staziona nella stanza della vanità e della fiera dei sogni.

È una storia di conversioni improvvise. È una storia che racconta di Luciano Pizzetti, Pd ed ex tante cose politicamente significative, oggi presidente del consiglio comunale di Cremona.  È una storia di un novello San Paolo, fulminato sulla via dell’ottava meraviglia del mondo.

Prima, Pizzetti definisce «una boutade illogica la proposta di Salini di costruire un nuovo ospedale di 700 posti a Cremona» (L’eco del Popolo, 2 maggio 2020). Poi, come i Blues Brothers, vede la luce.  Al pari di loro si sente in missione per conto di dio. La boutade viene declassata e finisce nel cesso. Il nuovo ospedale sale in cielo e diventa il nettare degli dei. 

Pizzetti si trasforma in Goffredo di Buglione. Guida l’esercito nella guerra santa per la nascita del nuovo ospedale.   Spiccio, avverte i consiglieri comunali che «La decisione è assunta, quindi non c’è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell’inizio siamo già oltre» (Vittorianozanolli.it, 21 febbraio 2025). Già, è il trumpismo in riva al Po.

È una storia di resilienza e di resistenza. Di lotta, termine desueto, poco usato anche dai sindacati e dal più rappresentativo partito italiano di sinistra, ammesso che si possa ancora definire tale.  Una storia di chi non cede mai. Una storia con due irriducibili oppositori al progetto.  Uno, il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale pubblico di Cremona.  L’altro, il Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona. Per ora marciano divisi, ma un domani potrebbero colpire insieme. 

E’ una storia con oltre seimila firme di cittadini contrari alla costruzione dell’ottava meraviglia del mondo e favorevoli alla rigenerazione dell’attuale struttura. Firme ignorate da coloro che si riempiono la bocca di partecipazione, ascolto e confronto. 

È una storia di soldi. Di tanti soldi. Di centinaia di milioni di euro. Non si sa quanti ne serviranno per completare l’operazione. Il cronoprogramma presentato ai capigruppo prevede la consegna del cantiere e l’avvio dei lavori il 1° marzo 2029.  Poi ci sono le spese per la rottamazione dell’ospedale pensionato.

Per portare a termine la sua missione ( far partire il cantiere)  Belleri, il cui incarico scade alla fine di quest’anno, dovrà essere riconfermato alla direzione dell’Asst. E se questo avverrà, per riuscirci, i tempi del cronoprogramma dovranno essere rispettati senza sforare di un minuto. Auguri.

«Potrebbe andar peggio! Potrebbe... piovere!» (Frankenstein Junior, regia di Mel Brooks). È una storia sbagliata, ma non quella raccontata da Fabrizio De Andrè. 

Antonio Grassi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Stefano

11 ottobre 2026 08:41

L’ospedale serve come pretesto per mettere le mani su quello che conta…il dio denaro.
Punto.

Tony

12 ottobre 2026 17:40

Vero. Per essere d' accordo i maggiori partiti si vede che la mangiatoia offre abbastanza per tutti. Perché la regione che è così prodiga di denaro per progetti calati dall' alto non è altrettanto generosa per danni alluvione, proteste dei pendolari per treni i ritardo e fatiscenti o per potenziare la sanità con assunzioni o miglioramenti salariali/ contributo affitti per il personale della stessa che accetta di spostarsi per tappare le carenze di organico?

Pasquino

11 ottobre 2026 08:43

La peggiore decisione assunta da un gruppo eterogeneo Tutti uniti nella più grande caxxata possibile per la nostra città anche chi prima era assolutamente contrario ! Chiediamoci il perché e chiediamoci perché Cremona deve avere così tanti incapaci o ......peggio ?

Rosella Vacchelli

11 ottobre 2026 12:29

E ancora di più dispiace che i sindacati a partire dalla Cgil si siano chiusi nella difesa del progetto e dispiace il fatto che il 'Movimento per la difesa dell'ospedale' abbia scelto di puntare alle elezioni senza la dovuta trasparenza.
Segnalo ma è cosa nota che il Comitato che rappresento è nato solo dopo che la sottoscritta insieme ad altri sono stati epurati dal Movimento che a 4 mesi dalla fondazione, dopo aver raccolto 6500 firme ed essersi appellato al Presidente della Repubblica come movimento apartitico, ha reso esplicite finalità elettorali sino a quel momento taciute.
Chi ha protestato eccependo che questa piega tradiva la fiducia dei cittadini e il loro consenso a un movimento non schierato è stato espulso dal Movimento.
La sottoscritta ha provveduto a fondare il 'Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell'ospedale di Cremona' per continuare il lavoro Iniziato con quella libertà che le finalità di partito dentro il Movimento avevano impedito.
Così il mio Comitato ha contattato 50 sindaci sul territorio, il Presidente della Provincia, le istituzioni operanti sul territorio, i consiglieri regionali, il Pd nazionale fino alla Segretaria Shlein e ha presentato 3 esposti ai ministeri competenti. L'epurazione ha diviso le forze e la forzatura della scommessa elettorale non ha dato buona prova visto che chi è stato eletto non ha alzato una voce in Consiglio contro il progetto.
I bilanci negativi sono il prezzo che peserà sulle spalle dei 200 000 Cremonesi e Casaschi potenziali utenti dell'attuale ospedale e sulle tasche di tutti gli Italiani.
'Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell'ospedale di Cremona'

Gianluigi Stagnati

11 ottobre 2026 09:30

Aggiungo le considerazioni di Pizzetti sul Movimento (da Cremona Libera 26/05/26):
"Per cui, se loro dovessero accettare che sull'ospedale la decisione è assunta e si andrà avanti, bene: ci incontriamo, l'ospedale per la sua parte, il Comune per la propria, e voi, come cittadini e come Movimento, siete partecipi della costruzione del nuovo ospedale. In realtà, quello che loro stanno facendo è, ed è loro diritto andando a vedere tutti gli atti, cercare qualsiasi incongruenza. Ma così i tempi si dilatano, perché la pubblica amministrazione in Italia è questa."
Quindi tutto deciso ed evitare di cercare le incongruenze; allora le incongruenze le nascondiamo sotto al tappeto?

biagio

11 ottobre 2026 09:54

Antonio Grassi fa bene a sollecitare una riflessione che riguarda non solo i cittadini, ma anche la politica.

Sappiamo che la costruzione di un nuovo ospedale segue percorsi amministrativi e finanziari diversi da quelli della gestione sanitaria e che i fondi destinati all'opera non possono essere semplicemente trasformati in assunzioni di medici o infermieri. Tuttavia resta una domanda fondamentale: quali elementi concreti consentono oggi di ritenere che questo enorme investimento si tradurrà in una sanità migliore per i cittadini?

Nessuno pretende certezze assolute, ma è legittimo chiedere che la politica si assuma la responsabilità di indicare fin da ora gli obiettivi che intende raggiungere e i risultati sui quali sarà chiamata a rispondere. Come diminuiranno le liste d'attesa? Come si attireranno nuovi medici e specialisti? Come miglioreranno i servizi, l'assistenza e la capacità di risposta ai bisogni del territorio?

Se alla fine saranno i contribuenti a sostenere questo investimento attraverso le proprie tasse, è giusto pretendere maggiore trasparenza e informazioni più dettagliate sugli obiettivi che si vogliono raggiungere. Altrimenti il rischio è di ritrovarsi con una struttura moderna e imponente, ma senza quel miglioramento della qualità sanitaria che rappresenta la vera aspettativa dei cittadini.

Nessuno vuole una cattedrale nel deserto. I cittadini non chiedono slogan, ma impegni chiari e verificabili. Se si investono centinaia di milioni di euro in un nuovo ospedale, è doveroso spiegare oggi quale sanità avremo domani e con quali risultati la politica intende essere giudicata. Perché il successo dell'opera non si misurerà dalla bellezza dell'edificio, ma dalla qualità delle cure che i cittadini riceveranno. Biagio

marco

11 ottobre 2026 13:09

Chissà se Galimberti è ancora favorevole alla favola dell'ospedale che ,come per magia, più passa il tempo più viene ridimensionato nel progetto (ha già perso tre piani) ma aumentato nei costi per adesso già quasi quadruplicati.
E ristrutturare il vecchio costerebbe un quarto.
Un ospedale che probabilmente aprirà un'autostrada alla esternalizzazione dei servizi e alla privatizzazione con reparti per paganti anche se ancora non è stato scritto.

biagio

12 ottobre 2026 10:13

Marco, possiamo contestare il progetto quanto vogliamo, ma attribuirne la responsabilità a Galimberti non ha molto senso. Gli ospedali non li decidono i sindaci: programmazione, finanziamenti, progettazione e realizzazione sono competenze della Regione. Il Comune può esprimere osservazioni e collaborare, ma non può impedire la costruzione di un ospedale voluto e finanziato dalla Regione. Tanto più in questo caso, dove l'opera sorge nell'area dell'attuale ospedale e non richiede neppure una variante urbanistica che possa diventare un ostacolo politico del Comune. Se ci sono responsabilità per costi, tempi e dimensionamento del progetto, bisogna guardare principalmente alla Regione, non all'ex sindaco.

Manuel

12 ottobre 2026 18:57

Eh no, le responsabilità di Galimba, pur minori, rimangono tutte.
Innanzitutto ha sostenuto il progetto, poi non ha preso in considerazione il ruolo di garante comunale per la salute, che paradossalmente avrebbe dovuto assumere per ciò che atteneva la pubblica prevenzione da polveri (abbattimento, trasporti), prima ancora di favorire la cura.

biagio

13 ottobre 2026 11:58

Manuel, sul piano politico posso comprendere le tue osservazioni. Quello che però continuo a non vedere è quale fosse il potere concreto del sindaco di impedire un'opera programmata e finanziata dalla Regione. Se ritieni che esistesse, sarebbe utile indicare quale strumento istituzionale avrebbe potuto utilizzare. Biagio

Tiziano

12 ottobre 2026 21:48

… il protocollo del 2021 e’ stato firmato consapevolmente anche dal sindaco di allora . Ordini superiori da rispettare?? Probabile ! il 27 ci sarà la Conferenza dei Sindaci del territorio …. Vediamo se qualcuno avrà almeno il coraggio di porre qualche domanda in merito alla questione Nuovo Ospedale e alla spaventosa lievitazione dei costi ( + 160% e siamo solo all’inizio)…. oppure se gli ordini di scuderia sia da destra che da sinistra sono quelli di NON DISTURBARE IL MANOVRATORE!!!

Enrico

13 ottobre 2026 07:39

Caro Biagio, il movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona NON CONTESTA IL PROGETTO DEL NUOVO OSPEDALE. contesta un fatto gravissimo e contro la legge: NON E' STATO FATTO CIO' CHE PREVEDE LA PROCEDURA DEGLI APPELATI PUBBLICI : verificare se si possono ottenere gli stessi risultati recuperando un edificio invece di demolirlo e costruirne uno nuovo. Galimberti non ha chiesto di rispettare la legge e quindi la sua responsabilità è totale- Ora chiediamo all'attuale sindaco, e a tutti i sindaci dell'Asst, di non commettere lo stesso errore. Inviate l'Appello Civico. Siamo/Sono ancora in tempo per rimediare ed attuare il confronto, grazie https://appellocivicoasstcremona.netlify.app/

Rosella Vacchelli

13 ottobre 2026 10:54

Il progetto di questo ospedale NON è finanziato dalla Regione che ci mette solo il 15% mentre tutto il resto è finanziamento statale che va peraltro a pescare in un vecchissimo fondo degli anni '80 che mirava al rinnovamento del parco ospedaliero italiano (non con nuove costruzioni ma con recupero del patrimonio esistente) quasi esaurito e quindi da rifinanziare molto probabilmente proprio togliendo soldi alle Regioni sui capitoli sanità.
Che il Comune e i sindaci abbiano grande responsabilità rispetto a questo progetto è dimostrato da come si siano preoccupati di gestirlo sotto copertura come si fa con gli affari strettamente privati arrivando a convenire (nero su bianco) che andava costruita una narrazione capace di smontare le resistenze del territorio.
Quando un sindaco vuole dissociarsi dalla responsabilità rispetto a un progetto soprattutto se questa responsabilità sta in capo alla Regione può semplicemente mettere in piazza che tutto avviene a prescindere dalla sua volontà.
Ma questo non è stato fatto e non è stato mai detto, negandosi a qualunque tipo di confronto con la cittadinanza (peraltro dovuto per legge nazionale e regionale su un tema così sensibile) perché NON poteva essere detto.

Valter

13 ottobre 2026 08:36

Siamo sicuri che non si possa fermare il progetto? Una bella manifestazione? No è!! È chiedere troppo ...