11 ottobre 2026

Cremona, capitale della Cultura 2029. Perché non partire dalla traduzione e pubblicazione di libri che parlano della città?

I libri non sono parte della cultura. I libri, in generale, sono tanti inutili oggetti che fanno urlare vendetta perché fanno perdere del sacrosanto tempo a coloro che si ostinano a leggerli e, per stamparli, si consumano troppe risorse per pagine di cui non frega niente a nessuno. I libri non hanno nessun valore aggiunto alla crescita umana e sociale delle persone anzi, in tutta sincerità, fanno soltanto accumulare polvere costringendo le persone a peripezie assurde per mantenerli puliti. Il fatto di non leggere è uno dei grandi valori da inserire in un curriculum, del resto se in Italia la lettura è uno dei passatempo meno sviluppati un buon motivo ci sarà, per cui diventa fondamentale lasciar perdere quel cumulo di roba vetusta e vecchia che va bene solo per far spessore sotto i tavoli. Torniamo alla vita reale e moderna, a quella società fatta di social, slide in inglese con frasi ad effetto e fotografie taroccate che ormai vanno benissimo per sviluppare lo spirito critico, ovvero quel coniglio che dovrebbe uscire da un cappello magico quando meno te lo aspetti ma che raramente si presenta. Senza perderci d’animo per la prolungata assenza del coniglio andiamo avanti a spada tratta con questi libri che tutti conoscono ma che nessuno conosce, perché tanto non hanno nulla da raccontare.

Si potrebbe partire informando Dante Alighieri che senza una app diventa difficile rivedere un paio di passaggi su quel suo libercolo che da un po' di tempo gira nelle scuole e nelle librerie, perché in realtà Buoso da Dovara è solo una strada in città dove è difficile parcheggiare mica uno che gironzolava nei posti peggiori dell’Inferno. Non disperiamoci, basta mandare una richiesta di amicizia direttamente a Dante e in pochi minuti saremo in grado di aggiornare con i parcheggi disponibili quell’insopportabile tomo scritto con svariati canti stonatissimi come i rapper odierni.

Il poema “Cremona” comparve per la prima nel 1898 sul periodico Cornhill Magazine a firma di Arthur Conan Doyle, un tizio che usava l’intelligenza artificiale per scrivere i racconti che avevano come protagonista quel precisino insopportabile di Sherlock Holmes. Forse Doyle era amico di Dante Alighieri, ma per esserne certi bisogna chiedere lumi all’intelligenza artificiale stessa la quale spiegherà, con ferrea sicurezza, se i due abbiano mai avuto modo di incontrarsi durante la loro vita terrena. Di cosa parla quel poema? Di tantissime cose; di coraggio, sangue, gloria, violenza, guerra, amore e dedizione, il tutto tra le mura di Cremona il tutto per dare valore ad un passaggio storico che è molto di più di una singola giornata di battaglia.

Fabrizio Cambiati e il suo fido servitore Omero salivano tutte le sere sul Torrazzo per poter vedere il passaggio di una cometa. A loro due e a quella torre campanaria è dedicato un libro, non disponibile in italiano, che ha reso famoso Mark Frutkin tanto da portare il Torrazzo ad Ottawa. Cosa racconta questo libro? Ti trasporta tra scienza, passione, amore, astrologia, vendetta, ferocia, intrighi, architettura, giochi di potere e altro partendo da piazza del Duomo. Alice e Molly viaggiano dall’Inghilterra fino a Cremona per vivere una bellissima avventura tra inattese sorprese e nuove scoperte. Lo fanno assaporando la città nella sua pienezza partendo dal Po per passare alla mostarda ed arrivare fino al cotto cremonese. Cosa troviamo in questa ennesima opera non tradotta in italiano? Un rapporto umano ritrovato condito con sesso, cucina, storia, genetica, arte, scelte di vita e speranza. Lo scrisse tale Jane Gardam, lei faceva parte di un ristrettissimo club di scrittori inglesi che comprende soltanto George B. Shaw, Rudyard Kipling, John R. R. Tolkien, e Joanne Rowling, ma a Cremona nessuno o quasi la conosce, sconosciuta come molti altri che hanno raccontato la città sotto infiniti punti di vista.

Non entro nel merito delle scelte riguardanti la Capitale della Cultura 2029 ma, a occhio e croce, come farcitura per una candidatura che vede la città come protagonista, si sarebbe potuto rivolgere lo sguardo anche a opere dedicate alla città di Cremona che, tutt’ora, sono ferme come gatti di marmo senza una traduzione in italiano. Far tradurre alcuni scritti avrebbe rappresentato un enorme passo avanti, una traduzione rappresenta una scelta che sazia ancora di più il piacere di vivere la trama di un libro e stimola quella attività in grado di trasmettere ogni tipo di emozione, la lettura.

E’ una grande verità quella racchiusa nella frase “Esistono più mondi in una biblioteca che biblioteche nel mondo”, a questo punto quale strumento migliore del proporre alcuni scritti “cremonesi” per avvicinare le persone alla città? Jane Gardam, quella che trovate qualche riga qui sopra, nel suo racconto scrisse: “Cremona è l’essenza della dignità, della cultura e della civiltà” del resto Jane ed altri scrivevano libri, oggetti strani che sembrano ormai dimenticati.

Marco Bragazzi


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commenti


Blek

11 ottobre 2026 06:48

Visto che Dante e compagnia salivano sul Torrazzo di notte, perche' non salire anche sui tetti, come a Tel aviv? La nuova moda per fare " documentari" assolutamente credibili e senza bisogno di prove,perche' la cultura si fonda sulla fiducia.