13 febbraio 2026

Sabato 14 al Convegno presentazione di "Arte e luce – Un viaggio attraverso la storia degli apparecchi illuminanti d’interno" di Mauro Barchielli

Sabato 14 febbraio dalle 17.30 la Libreria del Convegno presenterà il nuovo volume di Mauro Barchielli, appassionato di storia locale, dedicato alla storia degli apparecchi di illuminazione per interni: "Arte e luce – Un viaggio attraverso la storia degli apparecchi illuminanti d’interno". L’iniziativa si collega idealmente anche a un precedente lavoro, "La città del buio e della luce" (1995), dedicato all’illuminazione pubblica. L'autore, ritrovandone alcune copie, ha trovato naturale affiancarlo al nuovo libro: i due testi, infatti, si completano e dialogano tra loro.

La storia dell’illuminazione urbana è un ambito di studio affascinante. Come ricorda Franco Cardini nella recensione di un volume dedicato all’argomento, “la città medievale, con il coprifuoco, diventa il regno del buio”. Non basta possedere un gran numero di candele per modificare una condizione accettata da tutti come naturale. Così, tra i provvedimenti adottati dai nascenti Comuni tra XII e XIII secolo figurano la pulizia delle strade, la sistemazione delle piazze, la loro lastricatura; ma nessuno pensa ancora a illuminare gli spazi pubblici.

Del resto, come osservava Daniel Roche, per realizzare un sistema di illuminazione decoroso – anche limitato alle vie principali – non è sufficiente disporre di candele o lumi a olio: “ci vogliono, per questo scopo, specialisti del metallo che fabbricano i lampioni, vetrai che li guarniscono di vetro, senza dimenticare i cordai per sospenderli”. A ciò si aggiunge il peso economico della costruzione e della manutenzione degli impianti, che nei bilanci cittadini rappresentano spese di consumo considerevoli. È proprio la complessità dell’intervento a spiegare il ricorso ancora limitato a misure capaci di contrastare la tirannia delle ore oscure.

La nascita del primo vero impianto di illuminazione pubblica ha una data precisa: 2 novembre 1666, quando il Consiglio di riforma della polizia decide di illuminare alcune strade e piazze di Parigi. L’impianto, attivo dal 1º novembre alla fine di febbraio, interessava solo una parte della città. Vale la pena ricordare che, ancora due secoli più tardi – e nonostante la diffusione dell’illuminazione a gas – l’accensione dei lampioni seguiva regole rigorose: nelle notti di luna piena si evitava di accenderli, salvo cattivo tempo o su richiesta della polizia.

Il nuovo volume, Arte e luce – Un viaggio attraverso la storia degli apparecchi illuminanti d’interno, si concentra invece sugli strumenti utilizzati per illuminare vie e abitazioni dall’antichità fino all’avvento della luce elettrica. Torce, fiaccole, lumi a olio e candele – variabili per forma, dimensioni e numero – hanno rappresentato per secoli gli unici mezzi disponibili per rischiarare l’oscurità della notte.

Dal punto di vista tecnico, si osservano progressi significativi, ma non rivoluzioni: si tratta soprattutto di un lento e costante perfezionamento dei materiali e delle soluzioni adottate.
Ben diverso è il discorso relativo alla forma degli oggetti, che muta sensibilmente nel corso dei secoli seguendo l’evoluzione artistica dei vari periodi. Accanto alla funzione pratica e a quella simbolica, l’aspetto estetico assume un ruolo sempre più rilevante, trasformando gradualmente gli strumenti di illuminazione in veri e propri elementi d’arredo. Diventa così particolarmente interessante seguirne l’evoluzione, collocandola all’interno dello sviluppo della società europea a partire dall’epoca medievale.

 


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