26 maggio 2021

Conte e Letta, rifare la Dc (con pepe grillino) e il Pci (con sale radicale)

Ebbene sì, la pandemia ci ha resi più buoni. Basta guardare la raffica di donazioni spontanee che un improbabile centrosinistra sta generosamente indirizzando al fronte avversario. Raffica spiegabile solo alla luce di un ‘cupio dissolvi’ scientificamente pianificato.

Ma andiamo per ordine. Grillo, in una performance pubblica politicamente suicida ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, quel che gli italiani meno facili alle estemporanee infatuazioni  sapevano da un pezzo. Cioè che il Savonarola genovese in grado di mettere a pane e acqua la casta e rimettere in riga il Paese non è riuscito nemmeno a mettere in riga un figlio parecchio discolo. Quanto discolo lo decideranno i giudici. Sì, proprio quei giudici  che da padre offeso ha istericamente preso per la collottola.  Ma non era lui che deliziava il popolino aizzando le toghe alla circense pratica delle manette facili? E’ nervoso, in effetti la sua creazione politica è impantanata in un micidiale ingorgo di carta bollata e stracci che volano. Vuole la lista degli iscritti. La cerca con l’angoscioso affanno di un albergatore che alla vigilia di ferragosto non trova più le prenotazioni cancellate per errore dal computer. Il truce Casaleggio non vuol saperne di mollarla. Men che meno a Conte, leader in pectore dei 5 Stelle che i bene informati descrivono attivissimo sotto traccia, il che è nel suo stile. Solo un’improvvisa e casuale apparizione a tiro di telecamera ci ha rassicurati: vive.  Sopravvive, più precisamente. Il poverino appare infatti invecchiato e provato, da non riconoscerlo. 

Passato senza una ruga in più o un capello fuori posto dalla bufera del covid e di una chilometrica produzione di dpcm, pare che solo ora il logorio del tempo gli abbia presentato il  salatissimo conto. Pazienza, capitò pure al  ritratto di Dorian Gray. Certo, uno non  può  stare tanto a lungo fra i pentastellati, nel nobile intento di rieducarli e alfabetizzarli, e pretendere di uscirne illeso.  Tuttavia continua ad assicurare a noi, e soprattutto a se stesso, che ce la farà. Ce la farà a fare cosa? Ammesso e non concesso che la politica abbia ancora scrupoli di coerenza programmatica e ideale, il punto oscuro è proprio questo. Tutt’altro che sciocco, spregiudicato quanto occorre, a  suo dire motivato alla ciclopica impresa di cui è per ora leader solo virtuale, in che direzione guiderà la confusa armata miracolata dal  plebiscito politico del 2018?  La questione è serissima, non tanto per le sorti dei pentastellati quanto per quelle del Paese. Conservano infatti, nonostante la lenta emorragia tuttora in corso, numeri parlamentari sufficienti a fare il bello e il cattivo tempo, a prestare stampelle a chiunque, a intavolare i più spericolati ‘do ut des’  dando vita a congiungimenti carnali da far impallidire il Kamasutra. Chiedersi che ne sarà di questo giacimento numericamente consistente e politicamente allo sbando  è dunque domanda del tutto pertinente. Potrebbe, per dirne una,  toccargli la sorte che toccò a suo tempo al Colosseo, gigante di pietra  sopravvissuto ai fasti di Roma antica  e ridotto a generosa e sterminata cava di materiali da costruzione cui  tutti -papi, ecclesiastici, aristocratici, borghesi arricchiti e così via – senza ritegno attinsero a proprio beneficio.

Quali saranno, nel nostro caso, i beneficiari del saccheggio? In pole position c’è  ovviamente il Pd prenotatosi  da tempo, almeno da quando superando storiche ripulse s’è alleato coi grillini in una delle operazioni  di potere più incomprensibili dell’intera storia dell’ex Pci. Ma se Grillo ha di che piangere, neppure Letta ha di che ridere. Chissà se lasciando Parigi per l’Italia  ha  fatto anche il biglietto di ritorno. Visto come si mettono le cose, sarebbe stata scelta prudente.

Gli autogol messi ultimamente a segno nel disperato bisogno di ‘fare cose di sinistra’ sono sbalorditivi. Con il ddl Zan ha indispettito la Chiesa, la cui pazienza verso gli eredi del Pci  è notoriamente biblica. Promettendo lo jus soli ha rivolto un invito aggiuntivo ai disperati che ci guardano dall’altra sponda del Mediterraneo, indirettamente incoraggiandoli a moltiplicare gli assalti. Salvini e Meloni ringraziano. Non solo fa venire i migranti ma, capolavoro su capolavoro,  mette in fuga i capitali  residui rimasti in Italia minacciando a destra e a manca ipotesi varie  di patrimoniale. E,  fuggiti i veri  Paperoni , a chi toccherà saldare il conto delle spremiture fiscali ventilate?  Ovviamente al ceto medio che, ammaestrato dal passato, non l’ha presa affatto bene ed è già sulla difensiva. Loquacissimo sul fisco, il Pd  è invece praticamente afasico sulla materia che dovrebbe essergli più congeniale::piani industriali, posti di lavoro, riconversioni produttive, tavoli di crisi aziendale, relazioni fra capitale e lavoro… Insomma, roba tosta e seria, in grado di declinare il ritornello ‘facciamo cose di sinistra’ in forma, se Dio vuole, concretamente utile all’Italia. Niente da fare.

Quasi in fuga da se stesso e dalla storica identità primaria,  il  partito appare smanioso di riciclarsi nei panni di erede testamentario  di Pannella e delle battaglie radicali sui diritti civili. Il guaio è che Pannella, cioè spiriti autenticamente libertari costi quel che costi, si nasce, non si diventa. E un partito in crisi identitaria, affannosamente bisognoso di rilegittimarsi  ideologicamente come sinistra dura e pura non è forse il vettore più tranquillizzante per riforme  destinate, come il ddl  Zan, a incidere sul  vivo di quella delicatissima cosa che è la libertà di tutti e di ciascuno. Tanta carne al fuoco, dunque, ma nessuna intuizione forte abbastanza da trainare l’immagine di Letta fuori  dalle pastoie e i grigiori che lo costringono, per dimostrare di esistere, a spostarsi sempre più a sinistra, sfoggiando propositi di discutibile oltranzismo sessantottino. Tipo l’arruolamento elettorale degli adolescenti: a malapena adolescenti sono infatti, realisticamente guardati, quei sedicenni  che sogna di chiamare al voto, magari dopo averne gasato i facili entusiasmi con qualche influencer di collaudato effetto scenico. Forse Fedez,  tenuto in caldo  dallo stato maggiore del Pd con smaccata compiacenza verso i suoi capricci da prima donna calatissima, dopo i fatti  del primo maggio, nel  pagante ruolo di martire della censura.   

Conte e Letta: eleganti accademici nonché azionisti di maggioranza di un futuro cartello di centro sinistra. A ben guardare,  presentano curiose analogie e sfidano analoghi paradossi ad alto rischio. Conte punta a rifare la Dc. Già, ma con materiale grillino. Letta sogna di rifare il Pci. Già, ma con materiale di derivazione sessantottina e radicale. Auguri.. Meno male che, coi piedi per terra e lo sguardo lungo, sullo scranno più alto di palazzo Chigi siede un Mario Draghi felicemente capace di intendere e volere.

 

vittorianozanolli.it

Ada Ferrari


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