1 marzo 2026

Incantati dal volto di Gesù

Il brano di Vangelo che ascoltiamo in questa seconda domenica di quaresima, oltre al significato che ha in sé, lo si può leggere all'interno del cammino che la Chiesa vive verso la Pasqua. Dopo essere stati preparati ad affrontare il combattimento contro lo spirito del male che insidia la vita dell'uomo, seducendolo perché si ripieghi sul proprio egoismo, ora il richiamo che ci viene dalla Parola è a volgere il nostro sguardo alla gloria che attende coloro che stanno compiendo il lungo cammino della conversione quaresimale, un cammino pasquale di trasfigurazione verso la vita nuova in Gesù. Oggi ogni credente che ascolta la Parola vede come sul volto trasfigurato di Cristo emergono già i segni della piena vittoria sul peccato e sulla morte che splendono sul volto del Risorto il giorno di Pasqua e si riflettono in segni di luce sul volto di chi si lascia rialzare da Lui e con Lui, vivendo il proprio Battesimo.

Il racconto della trasfigurazione, tuttavia, ha un forte significato anche oltre lo specifico momento liturgico in cui lo si legge. Affiancando Mosè ed Elia a Gesù e poi mostrandocelo solo, l'evento narrato afferma con forza che la persona di Gesù è veramente la via che al Padre ci conduce, la verità che del Padre ci parla, la vita del Padre che si fa dono per gli uomini (cfr. Gv 14,6). Per la nostra fede è quindi molto bello e utile lasciarsi provocare ancora una volta da questo racconto, per chiederci quale sia il nostro rapporto con Gesù, così che questo tempo di quaresima possa essere una vera occasione per ridirci cristiani, cioè persone che fanno di Gesù Cristo il vero e principale riferimento per la loro vita. 

Mosè ed Elia hanno svolto il loro compito, hanno ancora chi li annuncia (cfr. At 15,21), ma per noi la loro indiscussa grandezza è relativa, in quanto deriva loro dall'essere stati anticipatori e annunciatori del Messia che è il solo Gesù. Coloro che hanno incontrato Dio sull'Oreb, nel roveto che bruciava senza consumarsi (cfr. Es 3,1-15), nei tuoni, nei fulmini e nella nube (Es 19,16-19) oppure nella voce di un silenzio che non si può toccare (1Re 19,9-13), ora lasciano il posto a Colui sul cui volto brilla tutto il volto del Padre un tempo impossibile da vedere, perché vedere Dio significava porre termine a questa vita (cfr. Es 33,20). 

Questa è tutta la ricchezza della fede cristiana, il vero roveto ardente del nostro credere, l'impalpabile eppure concretissima nostra certezza: il volto inaccessibile di Dio Padre è tutto manifesto nel volto del suo Figlio che si è fatto uomo.

Il cammino della nostra quaresima si ferma oggi, ma non dovrebbe essere solo oggi, al silenzio della contemplazione del volto di Gesù e ci spinge con la parola e con la vita a dire che, come san Paolo, altro non ci resta se non Cristo crocifisso e risorto (cfr. 1Cor 2,2), il Gesù concreto della storia la cui trasfigurazione ci mostra una luce forte per la nostra vita, se guardata attraverso il buio della croce, come Gesù chiede di fare ai suoi discepoli (cfr. Mt 17,9).

Per lasciarci illuminare da questa luce, così che anche il nostro volto sia trasfigurato riflettendo la luce di Dio, altro non possiamo fare che metterci in ascolto, umilmente e devotamente, del Signore Gesù che ci parla nel Vangelo in cui la luce della gloria e il buio della croce sempre si mescolano, poiché in esso splende la notizia della Pasqua. Ecco perché questo "piccolo libro" è (o dovrebbe essere) per ogni cristiano così importante, perché in esso vibra la presenza dello Spirito che ci mette in comunione con il Cristo e annulla la distanza di tempo che da Lui ci separa. 

"Ascoltatelo", ci dice il Padre. Con altre parole ci potrebbe dire "non cercatemi nelle vostre idee, nelle vostre filosofie, nelle vostre spiritualità. Cercatemi dove io ho scelto di farmi trovare: nell'infinità di Colui che uguale a me si è fatto frammento del mondo per ciascuno di voi, affinché lo possiate conoscere, abbracciare, amare, e conoscendo e amando Lui e quel che Lui vi insegna, potete conoscere e amare Me". 

E amarlo significa accoglierlo così com'è, anche se non sempre ci piace, soprattutto quando Egli si fa obbediente fino alla morte e alla morte di croce (cfr. Fil 2,8), eppure sapendo sempre che solo in Lui ci è data la possibilità di conoscere chi davvero è Dio e non chi l'uomo, con la sua mente limitata, vorrebbe che Dio fosse.

Un’ultima parola si deve spendere. Tanto quanto è vero che solo attraverso il volto di Gesù si può conoscere il volto di Dio, non possiamo dimenticarci che solo attraverso il volto della Chiesa (anche con la concretezza di tutti i suoi limiti terreni) il volto di Gesù ci è reso visibile oggi, poiché è solo nella Chiesa, comunità di coloro che si affidano a Gesù, che soffia lo Spirito che senza ostacoli ci unisce al Figlio e al Padre.  

Francesco Cortellini


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