5 marzo 2026

Cremona e la vivibilità perduta. Sicurezza, commercio, trasandatezza, clochard...e altro

In mattinata ricevo una foto da un amico, è quella di un senzatetto che dorme sotto i portici vicino a piazza Marconi. La foto può essere interpretata in vari modi ma, in sostanza, è rappresentativa di un periodo che non è tra i più brillanti. Sopra il giaciglio del senzatetto compaiono nette delle scritte fatte a pennarello dove un “creativo” decisamente idiota – di certo poco brillante come il periodo storico che stiamo attraversando – ha voluto lasciare la sua firma al pari di alcuni grandi artisti più o meno contemporanei. A occhio e croce la differenza di mano tra i grandi artisti e l’illuminato writer di piazza Marconi si nota anche senza cercare il pelo nell’uovo, in pratica il writer farebbe meglio a dedicarsi ad altre forme di comunicazione lasciando in pace muri e scritte varie; è una semplice questione di talento e capacità. L’immagine ricalca il problema dei senzatetto di alcune settimane fa quando, per alcuni giorni, i clochard stanziavano in ospedale ma non solo, dal nosocomio passando per palazzo Cittanova da via Boldori fino al parco Tognazzi i senzatetto sono presenti in città e la questione va affrontata e possibilmente risolta nel rispetto sia delle persone che dormono all’addiaccio che per i cittadini. Del resto arrivando da piazza Marconi trovi i rimasugli della Cremona romana che, più che venire valorizzati, vengono abbandonati al loro destino, la storica edicola ormai fatiscente che sembra il single senza motivazioni e speranze ad una cena per coppie collaudate, i senzatetto stesi sotto i portici, scritte dal valore artistico di certo inutile e, dulcis in fundo, una sfilza di vetrine chiuse. Per rendere più piacevole la passeggiata turistica bisogna ci mettiamo anche il recente aumento del costo del parcheggio secondo gli irremovibili adeguamenti Istat, adeguamenti sempre pronti alla bisogna quando bisogna alzare i prezzi e molto meno quando serverebbero adattamenti verso il basso. Sintetizzando: ma chi me lo fa fare? Il problema non è tanto in quel degrado visivo e umano che circonda una città ma il fatto di dare ormai per scontato il concetto di base; la città ormai è questa e arrivederci e grazie. Porta chiusa in faccia, il single se ne va dalla cena in cerca di emozioni più eccitanti, i resti romani li usiamo come discarica e le scritte le facciamo diventare parte “dell’arredo urbano” al pari delle panchine con fioriere di garibaldina memoria. Resta quel sapore di fiele difficile da assimilare e da digerire, resta quella sorta di “vedo ma anche se non vedo va bene lo stesso” che è destinato, con il passare del tempo, soltanto a peggiorare in materia di vivibilità cittadina, ma questa sembra l’ultima cosa di cui preoccuparsi. E’ il mondo che cambia e dappertutto è così, è il ritornello di questi tempi, ritornello che fa anche un po' incazzare perché alla fine le persone, mediamente, in una città ci vivono e vorrebbero quanto meno continuare a viverci a prescindere dai larghi sorrisi davanti ad una telecamera e dalle slide coloratissime. L’immagine in questione mal si addice ai grandi percorsi culturali che ci aspettano trepidanti da qui fino al 2029, sembra paradossale ma i percorsi, e gli spazi annessi, legati ad una vivibilità quotidiana sembrano ridursi sempre di più nonostante quello che viene raccontato. Lo slalom tra zone che raccontano una Cremona di un certo spessore e quella odierna diventa sempre più arduo da affrontare, non si vive solo con il Torrazzo e dintorni, non si cresce se non risolvono determinate tematiche che sono presenti ogni giorno, dalla sicurezza e dal commercio fino ai clochard. La perdita di opportunità e di motivazioni per le generazioni future rischia di diventare la vera determinante del futuro cittadino, senza quelle una visione di crescita urbana e sociale va a perdersi lasciando scritte sui muri e vetrine chiuse. La soluzione sarà nei nuovi e grandi percorsi culturali che ci attendono, almeno così viene raccontato, per il momento accontentiamoci di quello che sta scomparendo, del resto “dappertutto è così”. 

Marco Bragazzi


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commenti


Stefano

5 marzo 2026 16:17

Non è accettabile umanamente che ci sia gente costretta a dormire per strada così. Per cui bisogna fare in modo che questa gente possa avere un alloggio decente. Ma siccome non possiamo farci carico dell'universo mondo, sarebbe giusto a mio avviso che degli altri se ne debbano far carico i comuni di residenza o i paesi di provenienza.

Il Pontormo

5 marzo 2026 16:32

Vien spontaneo dire "parole sante!" E' un quadro quantomai malinconico,ma realistico. E' una società sempre più eterogenea, formata da giovani male istruiti e da adulti dall'accento multietnico (dopo l'avvento, nei decenni, di quello variegato, ma sempre nazionale). Si rispetta sempre meno la legge, vista la ormai cronica clemenza (che spesso parrebbe complicità) dei giudici verso chi delinque. E così andiamo avanti, o meglio, torniamo indietro, sulla scala di Darwin...Meditate gente, meditate !🤗

biagio

5 marzo 2026 17:53

La fotografia descritta nell’articolo è reale, ma credo sia importante distinguere tra ciò che dipende dalla città e ciò che nasce da trasformazioni molto più ampie. La chiusura dei negozi, ad esempio, non è un fenomeno locale: è l’effetto combinato dell’impoverimento generale, della forza dei centri commerciali e soprattutto dell’esplosione delle vendite online, che ormai muovono cifre enormi e sottraggono ogni giorno spazio al commercio di prossimità. Non è un problema che si risolve con un po’ di decoro urbano.

Sul tema dei senzatetto, invece, la questione è diversa. Qui non si parla di responsabilità amministrative, ma di un disagio umano che spesso nasce da scelte di rottura con il mondo, da storie personali difficili, da fragilità che non sempre vogliono essere intercettate. E forse, prima di indignarci, dovremmo chiederci anche quanto siamo davvero coinvolti: da quanto tempo non portiamo un pacco di pasta o del pane alla Caritas? Da quanto tempo non contribuiamo, nemmeno con un gesto minimo, a sostenere chi poi vediamo dormire sotto i portici? È un problema che riguarda tutti, non solo “gli altri”.

La vivibilità di una città non si misura solo dai suoi problemi, ma dalla capacità di non abituarsi a considerarli inevitabili. Il Comune sta facendo la sua parte in un contesto dove le risorse sono limitate e le sfide sono globali, e questo va riconosciuto. Ma resta fondamentale che la comunità continui a interrogarsi su come tenere insieme decoro, inclusione, sicurezza e identità urbana.

Perché la vera perdita non è una vetrina chiusa o una scritta su un muro: è la rassegnazione. Ed è proprio quella che dobbiamo evitare, tutti, se vogliamo che Cremona resti un luogo dove vivere e non solo un luogo da attraversare. Un saluto da biagio

stefano ETN

5 marzo 2026 20:56

Credo proprio che l'insistenza di Bragazzi sul "dappertutto è così" sia una provocazione ammiccante. Perchè? Ma perchè non è vero. Il confronto con le città limitrofe, riferendosi ai parametri esaminati implicitamente da Bragazzi, è impietoso.
Crema, Parma, Pavia (miglioratissima negli ultimi anni), Brescia, Bergamo, Mantova...sono avanti un anno luce, e la differenza si vede benissimo già al primo impatto. Senza santificare nessuno, si vede un respiro, spesso una 'visione', un decoro che a volte sconfina nell'eleganza, una pulizia, che dalle nostre parti sono del tutto assenti. Mi riferisco, come Bragazzi, ai centri storici, per poter fare un confronto sensato, naturalmente. E, ripeto, "non dappertutto è così ".

Riccardo

6 marzo 2026 07:38

Quando c'è competenza i problemi si risolvono. Quando non c'è ci si riunisce a marzo per la prima volta per risolvere un problema sorto a novembre '25.
"Per la prima volta si è riunito in Comune il tavolo permanente interistituzionale dedicato alla grave marginalità adulta e alle persone senza fissa dimora, fortemente voluto dall’assessore alle fragilità, Marina Della Giovanna."
Della Giovanna, Burgazzi, Virgilio... cosa pretendiamo?

Paola

6 marzo 2026 05:27

Purtroppo non va bene così. Serve un intervento incisivo delle autorità per fare pulire, dare ricovero ai senzatetto, garantire l'ordine e il decoro. In attesa che il commercio si rianimi, qualcosa si può e si deve fare per migliorare la vivibilità della nostra città.

Keoma

9 marzo 2026 11:05

Certo il comune potrebbe fare di piu ma grazie alle risorse umane clandestine volute dalla sinistra e alla scarsa collaborazione dei giudici a punire che delinque la cosa non la vedo facile