Pd, il dopo Bellini sarà Azzali. Basterà per invertire la rotta?
Il sindaco è il datore di lavoro del proprio portavoce, ma il portavoce è anche il leader politico del partito del sindaco. È opportuno che il segretario di un partito sia il portavoce di un sindaco del suo stesso partito?
La scelta non è vietata da alcuna legge o norma, ma instilla dubbi sulla sua convenienza politica.
Con alcune eccezioni, è prassi che un sindaco nomini suo portavoce un iscritto al partito in cui milita e nessuno si straccia le vesti. È però raro che lo stesso portavoce sia anche segretario del partito di entrambi. È un dettaglio, ma fa la differenza e lascia perplessi.
È una decisione utile all’amministrazione comunale? È funzionale al partito? Difficile rispondere, ma non per i vertici del Pd cremonese. Per loro è un’ottima opzione.
Rosolino Azzali, portavoce di Andrea Virgilio, sindaco del capoluogo, entrambi Pd, è ufficialmente candidato alla segreteria provinciale del partito. Nessuno del gotha del partito ha sollevato pubblicamente obiezioni o posto il problema di un’eventuale rinuncia all’incarico amministrativo del segretario designato. Anzi la direzione provinciale piddina gli spiana la strada (Cremona oggi, 25 febbraio), che conduce all’incoronazione prevista il 14 marzo durante l’assemblea degli iscritti.
Azzali non è un militante anonimo. Politico e amministratore pubblico di lunga data, può esibire un curriculum lungo quanto uno scontrino del supermercato.
Per tre legislature sindaco di Corte de’ Frati, è attualmente vicesindaco. All’appuntamento elettorale del prossimo maggio è prevista una sua candidatura per il poker da primo cittadino. È stato presidente del Comitato di indirizzo e controllo di Centro Padane Engineering srl, la società che ha creato notevoli mal di pancia alla provincia di Cremona e non ancora scomparsi.
Virgilio lo gratifica con un endorsement dieci e lode. «Ottima candidatura – ha spiegato – per la sua esperienza territoriale, per il suo approccio alle questioni molto concrete, ma nello stesso tempo valoriali» (Cremonasera, 21 febbraio).
E se Azzali è il segretario ideale per il sindaco di Cremona, con molta probabilità lo è anche per il presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti. Mentore e pigmalione di Virgilio, è l’indiscusso punto di riferimento del Pd cremonese. Un po’ meno per quello cremasco.
Il 14 marzo, Azzali entrerà in conclave da cardinale e uscirà papa e pochi oggi scommetterebbero un euro su un risultato diverso.
Questo quadro del Pd provinciale, apparentemente coeso e granitico, viene smentito dalla realtà. L’eventuale nomina a segretario provinciale del portavoce del sindaco non la migliorerebbe. Al contrario, potrebbe peggiorarla.
Il vero incaglio non è Azzali giano bifronte, ma il progressivo decadimento del partito.
La necessità di nominare in tempi rapidi un nuovo timoniere nasce dalle improvvise dimissioni di Michele Bellini. Eletto segretario a trentatré anni, alla fine di gennaio dello scorso anno, ha lasciato l’incarico all’inizio di gennaio di quest’anno.
Un addio più al fiele che al miele, caratterizzato da un’elegante strapazzata del Pd locale, descritto dal dimissionario come un partito statico e impermeabile ai cambiamenti.
I toni pacati e le motivazioni precise non hanno evitato che il documento dell’abbandono assomigliasse a un’arringa di gran classe di un pubblico ministero giacobino contro il proprio partito.
Le dimissioni di Bellini sanciscono la fine della breve illusione di rinnovamento del Pd locale e l’inizio della restaurazione. Se non ci saranno sorprese, l’assemblea del 14 marzo sarà il Congresso di Vienna piddino. Mancheranno i Metternich locali, perché il partito ne è sprovvisto, ma i restauratori se la caveranno egregiamente. Nonostante questo limite il Pd può dormire tranquillo: cavalli di razza scarseggiano anche negli altri partiti.
L’ancien régime riprenderà il controllo dell’apparato e Azzali sarà il garante.
Al netto di tutto questo, se il nuovo segretario è interessato a rilanciare un partito provinciale ondivago e privo di bussola, non potrà schivare alcune questioni bollenti non più rinviabili.
Dovrà affrontare la modifica dello statuto di Padania Acque, causa di una forte contrapposizione tra sindaci piddini cremonesi e cremaschi. Il redde rationem sarà a fine marzo durante l’assemblea della società.
Dovrà chiarire l’allineamento del Pd sul feeling esistente tra Pizzetti e Marcello Ventura, coordinatore provinciale e consigliere regionale di Fratelli d’Italia.
Dovrà convivere con il Sì di Pizzetti al referendum sulla giustizia e il NO del partito, esercizio di olimpico autocontrollo. E di frustrazione.
Dovrà dirimere le contraddizioni dell’ubiquitario Pizzetti, che pochi anni fa identificava con Belzebù il progetto del nuovo ospedale e invocava la mobilitazione di cremaschi e casalaschi per bloccare il progetto.
«È un’operazione – sottolineava - costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po» (L’Eco del Popolo, 2 maggio 2020).
Negli anni successivi, con triplo salto mortale carpiato, il presidente del consiglio comunale ha intravisto nel nuovo ospedale la panacea risolutrice dei problemi della sanità cremonese. Una trasfigurazione miracolosa per intercessione della Madonna di Caravaggio invocata e sollecitata dagli stakeholder. E gli ospedali di Crema e Casalmaggiore? Dimenticati. Ma adesso che la chiamata alle armi di Pizzetti è riemersa dal passato è un guaio per il prossimo segretario.
Dovrà interessarsi all’appalto dei rifiuti, grana pronta a incendiare la politica cittadina come le braci sotto la cenere.
Ultimo, ma non ultimo, dovrà preoccuparsi delle prossime scadenze elettorali e i rumors sui candidati del centrodestra a Crema, se confermati, preannunciano una battaglia all’ultimo voto.
Il futuro segretario si troverà un partito privo dell’aura di compattezza e di coerenza che lo definiva. Un partito privato del marchio di qualità sempre rivendicato, ma ora smarrito. Un partito diviso, con Cremona e Crema tra loro dissonanti e disconnesse. Un partito spesso contraddittorio, più attento ai portatori di interesse e alla propria sopravvivenza, che al bene comune, al ruolo di corpo intermedio. Più attratto dalle partecipate in house o quotate in borsa che ai lavoratori, un tempo punto di riferimento del partito. In cima alla scala dei propri interessi, Cipputi è stato sostituito dai top manager e dalla galassia che li ingloba. Un partito-impresa, pronto a battaglie campali per un posto in un consiglio di amministrazione di una società partecipata o di un ente pubblico. Un po’ meno disposto al dialogo con i cittadini. Un partito incapace di trovare un segretario provinciale di partito che non sia anche portavoce del sindaco del capoluogo. Un partito che punta sul propagandistico storytelling e poco sulla sostanza della narrazione. Un partito ridotto ai minimi termini. E forse la questione portavoce-segretario è una pagliuzza. Non è la trave nel proprio occhio che il partito si ostina a non vedere. Già, «La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste» (Kevin Spacey in I soliti sospetti).
Il Pd provinciale non è il diavolo, ma rischia di accartocciarsi su stesso. Di non cogliere la realtà e di concentrarsi sul proprio ombelico. Di fingere di non vedere.
Al nuovo segretario il compito d’invertire la rotta. Di lanciare un segnale di discontinuità.
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commenti
Lucia
1 marzo 2026 11:05
È un altro che da tempo vive di politica ed è un ottimo candidato poichè manipolabile. Bellini ha potuto dire "No, grazie!" e tornare alla carriera universitaria. Azzali non lo può fare... perchè tornerebbe a fare il responsabile di logistica in qualche ditta. Tutta qua la differenza. I capaci hanno un prezzo, i meno sono ai saldi.
biagio
1 marzo 2026 11:24
La nota di Antonio Grassi solleva interrogativi legittimi sullo stato del PD provinciale, ma finisce per attribuire alla candidatura di Rosolino Azzali un significato simbolico sproporzionato rispetto ai fatti. La coincidenza tra il ruolo di portavoce del sindaco e quello di possibile segretario provinciale viene presentata come un’anomalia, pur riconoscendo che non esiste alcuna incompatibilità normativa. È una scelta discutibile, certo, ma non inedita né scandalosa: nei partiti territoriali italiani la sovrapposizione tra funzioni amministrative e politiche è frequente e spesso fisiologica.
Il ragionamento dell’articolo trasforma invece un caso concreto in un paradigma: Azzali diventa il simbolo della “restaurazione”, il garante dell’“ancien régime”, il volto del ritorno a un partito chiuso e autoreferenziale. Ma questo salto logico non è dimostrato. La crisi del PD locale – descritta con toni severi, parlando di divisioni, incoerenze, partecipate, perdita di identità e di rapporto con i lavoratori – precede Azzali e non nasce con lui. Le dimissioni di Bellini, con la loro carica critica, sono un fatto politico serio, ma non possono essere retroattivamente imputate a chi non ne è stato né causa né protagonista.
L’articolo elenca una serie di nodi reali: Padania Acque, il rapporto tra Cremona e Crema, le oscillazioni di Pizzetti sul nuovo ospedale, il tema dei rifiuti, le prossime elezioni. Sono questioni complesse, che richiedono una guida politica capace di tenere insieme territori, amministratori e iscritti. Ma proprio per questo è difficile sostenere che l’esperienza amministrativa di Azzali sia un limite: può essere un rischio, certo, ma può anche essere una risorsa. Dipende da come verrà esercitata, non dal curriculum in sé.
Il PD provinciale ha problemi profondi, e la nota li descrive con efficacia. Ma attribuire a una singola persona – per di più non ancora eletta – il ruolo di garante del declino rischia di diventare un alibi narrativo. Nessun segretario, giovane o esperto, può invertire la rotta da solo. La sfida è collettiva: ricostruire un partito che ascolti, che torni a essere luogo di confronto e non solo di gestione, che ritrovi una missione riconoscibile e non si limiti a sopravvivere tra equilibri interni.
La questione “portavoce-segretario”, in questo quadro, è forse davvero – come ammette lo stesso autore – una pagliuzza. La trave è un’altra: la difficoltà del PD cremonese di leggere il presente, di parlare con i cittadini, di rinnovare la propria classe dirigente senza bruciare chi ci prova. Su questo si misurerà il nuovo segretario, chiunque esso sia. Non sulla caricatura che gli viene cucita addosso prima ancora di iniziare.
Detto questo, la critica resta utile: fa riflettere, costringe a rispondere, obbliga a guardarsi allo specchio. Ma perché sia davvero uno strumento di crescita collettiva, deve essere accompagnata da elementi che aiutino chi legge a capire, non solo a diffidare. Altrimenti rischia di diventare il solito calderone da bar: tutto vero, tutto possibile, tutto opinabile, ma poco verificabile. Criticare è necessario, anzi doveroso; ma è altrettanto necessario rendere ciò che si critica credibile, circostanziato, leggibile. Solo così il dibattito pubblico smette di essere uno sfogo e torna a essere un esercizio di democrazia. Saluti da biagio
Cinzia
1 marzo 2026 12:39
Di questi tempi e considerato il livello culturale della politica cremonese e del PD in particolare, la probabile nomina di Azzali a segretario provinciale ..rappresenta una scelta fisiologica, togliersi dalle rapide e riparare in acque tranquille.
Questo progetto che, seppure legittimo, desta più di un dubbio dal punto di vista etico, non fa altro che riportare il PD cremonese nel suo alveo ...quello in cui tutte le contraddizioni si compongono..dove il tutto e contrario di tutto riescono a convivere.
Se tutto ciò non fosse la conseguenza dell impoverimento culturale e del sopore profondo dell opinione pubblica sapientemente anestetizzata da anni di "normalizzazione", sarebbe da studiare come laboratorio del quieto vivere .
Un mondo ideale in cui non accade nulla di ecclatante ..dove l obiettivo da assicurare è il mantenimento della confort zone, in cui i conflitti non fanno in tempo ad esplodere ...ma vengono avvolti in quella sorta di melma lattea ben descritta in "Cecità" da Saramago.
Se il quadro è questo ..allora Bellini era fuori posto ..era la voce fuori dal coro a cui sono state tarpate le ali.
D' altra parte a Cremona si usa " fare casa e bottega" quasi fosse sinonimo di quella qualità ..tipica dei prodotti artigianali, e alla fine cosa conta veramente?
Alla politica si chiede sicurezza tranquillità ..avere pochi grilli per la testa ..festeggiare le feste comandate.
Una città normale che finge di non avere contraddizioni ...infastidita dagli immigranti salvo quando ti consegnano la pizza al domicilio.
Una città che non si scompone davanti allo sfruttamento di determinate categorie di lavoratori finché la cosa non tocca da vicino i propri figli, la vicenda del SAAP insegna.
Una città disposta a chiudere tutti e due gli occhi sui disastri ambientali di cui è vittima, però la Cremonese è in serie A.
No in una città così Bellini era fuori posto
Luigi
1 marzo 2026 15:25
Raggiungere il traguardo di Cremona Capitale della cultura nel 2029?
In Comune si è svolta nei giorni scorsi la prima riunione dei soggetti promotori della candidatura annunciata dall’amministrazione Virgilio, un primissimo tavolo di lavoro con la supervisione della società incaricata della consulenza (101.000euro), la Itinerari paralleli srl. allo scopi di tracciare le linee di indirizzo e gli obiettivi.
Il passaggio successivo sarà quello di coinvolgere un ampio ventaglio di partner locali: fondazioni, enti pubblici e privati, associazioni del terzo settore, in un dialogo aperto a tutta la città e la precisa intenzione di non fermarsi a quelli che già ora sono i punti di forza di Cremona, ma di proiettarla nel futuro.
Dunque, un percorso partecipato di progettazione, con la valorizzazione delle eccellenze tradizionali.
Solo una domanda... ma se Itinerari Paralleli srl ha già incassato 101.000euro per progettare, perchè il percorso di progettazione deve essere partecipato? Lo facciano loro, se sono capaci e visto che sono stato scelti dal Comune con un bando comparativo.
Altra cosa. E questa ha a che fare con la statistica.
Cremona ha già ricevuto dal MIC 1.000.000 di euro per sempre per il Festival monteverdiano e in Italia ci sono 7.895 Comuni... uno dei quali è Cremona. Anche città della Cultura nel 2029? Mah... fantascienza.
Ultima. Capitali italiane della cultura: Pordenone 2027 · L'Aquila 2026 · Agrigento 2025 · Pesaro 2024 · Bergamo-Brescia 2023 · Procida 2022 · Parma 2020-21 · Palermo 2018.
In una logica di sussidiarietà e di equilibrio nord-centro-sud nazionale, Cremona nel 2029 non potrà essere Città della Cultura e ricevere altri 1.000.000 di euro dal MIC (dei quali ne ha già spesi 101.000 per la progettazione di Itinerari paralleli srl).
Per concludere... Rosolino Azzali, portavoce di Andrea Virgilio sindaco del capoluogo, va benissimo alla guida del PD. È in linea con la rotta tracciata verso l'isola del Giglio. Alle prossime politiche ci saranno sorprese. Munitevi di salvagente.
Tommaso IIF
1 marzo 2026 19:25
La situazione politica a Cremona è grave ma non è seria.
Il PD ha realizzato in terra l’utopistica idea delle convergenze parallele. Risultato:
-partito liquido;
-visione secolarizzata, corrotta dal becero progressismo senza anima socialista e valori umanistici;
-dirigenti vecchi arroccati in metodi feudali e giovani leve dirigenti di sè stessi;
-doppiogiochismo con il partito che, per citare l’ultimo caso, al prossimo referendum dirà no a dispetto dei suoi esponenti che voteranno sì…
Su quest’ultimo punto si capisce che, o sono allo sbando e incapaci di fare sintesi, oppure scientemente ci stanno perculando cercando di essere, ancora una volta, buoni per tutte le stagioni. Tertium non datur.
Leggevo alcuni commenti sulla ipotesi di riformabilità del partito. Su quali basi valoriali? Su quali tesi programmatiche? Con quali esponenti?
Il PD è il partito post moderno nella post modernità, sistemico ed anti sistema a seconda delle convenienze; ossimoricamente e congenitamente liberista e socialista (anche se solo di facciata).
Ormai inutile e Irriformabile.
Amen