28 febbraio 2026

Cremonese. La salvezza passa dal campo, dai contrasti vinti, dai duelli giocati con il fuoco dentro, dalla capacità di soffrire insieme

C’è un’immagine che ancora brilla negli occhi dei tifosi grigiorossi: quella notte di inizio stagione a San Siro, quando la Cremonese andò a vincere in casa del Milan per la prima volta nella sua storia. Un’impresa che fece sognare un popolo intero, che accese entusiasmo e consapevolezza, che sembrò aprire le porte a un campionato diverso. Quel sogno era nato lì. E proprio contro il Milan, domenica, deve essere ritrovato. Con lo stesso spirito, la stessa fame, la stessa incrollabile convinzione.

A distanza di 6 mesi, la fotografia del momento grigiorosso è nitida quanto impietosa, ma è doveroso partire da qui per ritrovare le idee, la convinzione, le energie e la fiducia per riprendere il cammino verso un obiettivo che, fino al giro di boa del campionato, sembrava ampiamente alla portata, anche quando le nubi di una tempesta imminente avevano iniziato ad addensarsi e la sensazione era che la rotta fosse ancora governabile.

Era inevitabile. Davide Nicola è finito nel mirino della critica per una squadra che oggi sembra rispondere solo parzialmente ai suoi comandi, nonostante la scorsa estate la società gli avesse affidato il compito di costruire una rosa in grado di inseguire un traguardo tanto ambito quanto complesso. Fiducia che il tecnico piemontese aveva ripagato con una partenza che nemmeno il più ottimista dei sognatori avrebbe potuto immaginare.

L’involuzione di prestazioni e risultati che si protrae dall’inizio del 2026 è difficile da spiegare. Probabilmente è frutto di una concausa di fattori, ma ciò che doveva essere un fisiologico calo nell’arco di una stagione si è trasformato in un tunnel di cui, al momento, non si intravede l’uscita, ed in queste situazioni che è sempre l’uomo al timone a doverne rispondere. Nicola lo sa bene e, dopo la gara con la Roma, ha anticipato i detrattori con parole che suonano come una chiamata alla responsabilità collettiva: «Il campionato della Cremonese inizia con la partita del Milan». E ancora: «Questa squadra ha i mezzi per arrivare all’obiettivo e deve avere entusiasmo. Se qualcuno non ci crede è un problema suo».

Una delle poche regole immutabili del calcio è quella che il destino degli allenatori è scritto dai risultati. Le sfide contro Milan e Lecce, nel peggiore dei casi, potrebbero aprire riflessioni profonde sulla guida tecnica, seguendo percorsi già intrapresi da club come Genoa, Verona, Pisa e Torino. Ma prima di cedere alla tentazione del cambiamento, vale la pena guardare indietro e ricordare chi è Davide Nicola, perchè è stato inseguito e scelto, come quale determinazione ha conquistato i suoi traguardi più importanti.

Nel 2016/17 salvò il Crotone, neo promosso in Serie A, all’ultima giornata dopo un girone d’andata chiuso con appena 9 punti, compiendo una rimonta che resta tra le più straordinarie della Serie A: 25 punti nel girone di ritorno di cui 20 nei mesi tra aprile e maggio. Nel 2019/20 conquistò la salvezza con il Genoa vincendo lo scontro diretto decisivo contro il Verona all’ultima giornata, lasciandosi alle spalle il Lecce di 4 lunghezze. Nel 2021/22 prese il Torino in corsa, sostituendo Giampaolo, e lo portò al traguardo con una giornata di anticipo. Nel 2022/23 subentrò alla Salernitana ultima in classifica e la condusse alla permanenza in A, nonostante la sconfitta in casa contro l’Udinese 4-0: la ‘dea bendata’ gli venne ancora in soccorso con il pareggio del Cagliari a Venezia. Nel 2023/24 salvò l’Empoli con un successo in pieno recupero contro la Roma, scavalcando il Frosinone e nel 2024/25 condusse il Cagliari alla salvezza con una giornata d’anticipo.

Casi così simili da sembrare un metodo. È la dimostrazione che Nicola sa lottare fino all’ultimo metro, che non arretra davanti alle difficoltà, che trasmette determinazione quando tutto sembra compromesso. È un allenatore che ha costruito la propria identità sulle rincorse impossibili, trasformando la pressione in carburante.

Ora, però, la differenza dovrà farla la squadra. Servono unione d’intenti, coraggio, rabbia agonistica. Serve quella determinazione feroce che aveva accompagnato l’impresa di San Siro. Se la Cremonese vuole salvarsi, deve tornare a credere nel proprio condottiero e, soprattutto, in sé stessa e di essere padrona del proprio destino. Cambiare guida, senza un cambio di atteggiamento, non avrebbe senso.

È il momento in cui ognuno deve remare nella stessa direzione. La salvezza passa dal campo, dai contrasti vinti, dai duelli giocati con il fuoco dentro, dalla capacità di soffrire insieme. Deve partire tutto da lì per riaccendere lo Zini e i cuori dei tifosi grigiorossi.

Domenica arriva il Milan. Non è solo una partita: è un bivio emotivo e tecnico. È l’occasione per dimostrare che quel sogno nato a San Siro non è stato un episodio isolato, ma l’inizio di una storia il cui finale resta da scrivere. Avanti Cremo, con lo stesso spirito, la stessa fame e la stessa voglia di sorprendere.

Nella foto l'indimenticabile gol di Bonazzoli all'andata a San siro

Daniele Gazzaniga


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