6 ottobre 2026

Eva, Adamo e il Generale

Benché allenata come tutti agli effetti speciali che sotto elezioni mettono il turbo ai menù politici, ammetto che il 'patriarcato mediterraneo', nel temerario rilancio operato dal generale Vannacci, mi ha spiazzata. L'impresa a dir poco biblica è di realizzare nell'arco dei prossimi dieci anni -un battito di ciglia, storicamente parlando- il ripristino di un modello sociale e familiare di remota radice indo europea, in parte giunto fino a noi pur se radicalmente rimodellato dalle trasformazioni che nei secoli hanno investito società, famiglia e ruoli di genere. Ed è per l'appunto il riconfigurato rapporto fra 'maschile' e 'femminile' l'indigesto rospo che al condottiero proprio non va giù. Mentre sulla spinosa faccenda le nostre società annaspano in crescenti incertezze, idee chiarissime su cosa tocchi ad Adamo e cosa ad Eva pare averle il fondatore di Futuro Nazionale che al pari di celebri precedenti, da Giulio Cesare a Napoleone, conta su un fulmineo passaggio dalla volontà all'azione e da questa alla vittoria.

Se il mondo gli appare oggi "al contrario" non c'è nulla che una maschia volontà politica non possa rimodellare come biblica creta per ripristinare l'originario nucleo dell'identità di maschio e femmina. Già, ma come? Semplice: l' uomo fa un passo avanti e la donna fa un passo indietro. Lui la protegge dalle insidie del mondo e lei ricambia con casalinga devozione.
Nella remota ipotesi che l' idealizzato presepe patriarcale caro a Vannacci diventasse realtà le cose andrebbero meglio? Vana e fuorviante domanda. Il punto è tutt'altro: i processi che stanno inesorabilmente erodendo punti fermi, ruoli ed equilibri del passato per consegnarci a quel diffuso senso di precarietà, disordine e pericolo, che è poi all'origine del successo del generale, sono quasi certamente irreversibili. Può darsi, come molti sostengono, che arte militare e arte politica siano vicine di casa visto che la seconda è un po' la continuazione della prima in tempo di pace, ma ciò non significa che basti un buon militare per fare in buon politico. Il paradossale rischio che Vannacci corre è insomma d'essere un regista che a copione ultimato si ritrova senza attori cui assegnare le parti. Dove reperire il materiale umano necessario alla restaurazione dei passati costumi visto che ciascuno dei soggetti coinvolti è da tempo in fuga proprio dal ruolo al quale si vorrebbe ricondurlo? Specie nel caso del cosiddetto 'sesso forte' il transito dalla larva al Guerriero potrebbe presentarsi più complicato del previsto. Sbaglierò ma nell'era del fitness, dei social e dell' happy hour non vedo in giro maschi particolarmente smaniosi di tornare alla severa e impegnativa postura dell'antico 'pater familias'. Analogamente può dirsi riguardo alla vecchiaia: la leggendaria 'veneranda canizie' chiave di volta dell'antica gerarchia patriarcale, custode di memoria storica e illuminato giudizio, è oggi palesemente stufa della parte. La parola vecchiaia è ormai impronunciabile, sfrattata dalle seduzioni di un giovanilismo che non disdegna calzoncini e tatuaggi. 
Quanto in fine ad Eva, è da tempo uscita di casa e che il lavoro sia anche per lei luogo di costruzione di identità è elemento irreversibilmente acquisito, quand'anche possa sottrarre significative quote di attenzione al versante familiare e a quell'educazione dei figli che è poi il punto cruciale dell'intera questione. A proposito: non sarà che la famosa 'remigrazione' è un programma formato matrioska che ne contiene non una sola bensì due? Rimandare a casa i migranti e, già che ci siamo, anche le donne.
L' evidenza è comunque innegabile: si sono indebolite le precedenti fonti di autorevolezza che tanto a lungo hanno orientato la formazione dei giovani e perimetrato il confine fra giusto e sbagliato, lecito e illecito. E, pur avvolto in panni sostanzialmente nostalgici, l'allarme di Vannacci è fondato e mette il dito sulla piaga: la crisi del principio di autorità che affligge il nostro sistema è il punto sorgivo di una dissoluzione che rischia di travolgere l' intero assetto della convivenza civile e con esso le radici stesse della nostra civiltà. Chiunque indossi una divisa, incarni un ruolo pubblico o ponga in qualsiasi situazione paletti a comportamenti intollerabili può scatenare reazioni di impressionante violenza. E non fingiamo di ignorare che fra le principali aggravanti del fenomeno gioca la presenza di etnie culturalmente legate all' idea che il prestigio virile consiste nella legge muscolare del più forte e nel plateale disprezzo di ogni regola. Il risultato è un' emergenza educativa senza precedenti che di fatto non trova per ora nel sistema adeguata e concorde capacità di risposta. L' incuriosito clamore suscitato dal patriarcato mediterraneo rischia di non andar oltre la pittoresca divagazione sul tema. Ben più desiderabile sarebbe un adeguato investimento di buon senso e responsabilità, a partire dall'ammissione politicamente trasversale che un assetto democratico non si regge in assenza del suo naturale salvavita che è per l' appunto il principio di autorità. Risiede lì il basilare elemento ordinatore che tiene in piedi il patto sociale, base della convivenza civile. Il diritto di ciascuno a svolgere in sicurezza il proprio ruolo senza la pistola alla tempia di rappresaglie brutali dovrebbe essere valore condiviso, punto fermo non negoziabile in funzione dell' appartenenza ideologica. Buonismi irresponsabilmente assolutori e frettolosi perdonismi impediscono a chi sbaglia di elaborare la gravità di un comportamento e lo condannano a ripeterlo. È incommensurabile il danno prodotto sulla platea giovanile da chi bara e confonde le carte dando ad intendere che la difesa del principio di autorità equivale a nostalgia di autoritarismo o fascismo. Mentre è vero l'opposto: quando questo principio entra in crisi, quando legge e certezza della pena traballano e arretrano si apre un vuoto. E quel tipo di vuoto può solo dare spazio a pessime alternative. O il ritorno alla legge della giungla. O il piano inclinato che conduce a svolte autoritarie. Di variante Nera o, perché no, Rossa. 
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Ada Ferrari


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