Piazza Roma, problemi anche in pieno giorno. Ecco quel che succede
La zona franca di Cremona. L'occhialuto e timoroso Dustin Hoffman si confrontava e discuteva con il ben più spavaldo, ma fortemente motivato, Steve McQuenn mentre osservavano le onde infrangersi con precisa regolarità contro gli scogli dell'isola del Diavolo, luogo dove sorgeva la famosa colonia penale francese raccontata nella pellicola Papillon.
I due stavano progettando di fuggire da quel luogo dove venivano lasciati, in regime di relativa libertà, dei condannati per vari reati; un luogo che non era esattamente l'hotel Ritz di Parigi ma che era preposto per raccogliere persone con precedenti più o meno significativi. Bel film, uno di quei film che rivedi sempre volentieri e che riesce a superare in tranquillità il sequel girato decenni dopo, sia per gli attori che per i dialoghi.
Nei giorni scorsi leggo di come, a fronte di un controllo da parte delle forze di polizia in piazza Roma, vengono identificate quasi 30 persone con precedenti penali, in pratica un numero enorme, realtà sulla quale sarebbe meglio ragionare.
Stamattina, e siamo a domenica 3 maggio, mia figlia mi racconta, con inquietante precisione, cosa è successo ad una sua amica nella stessa piazza circa una decina di giorni fa. Convinto che sia la solita rottura di scatole da adolescente mi rendo subito conto che il racconto è qualcosa di diverso, è quel genere di racconto che non vorresti mai sentire perché fa capire in quale direzione stiano andando le cose. Un racconto che nasce da una precedente telefonata di una sua amica che mette a nudo un problema profondo, uno di quei problemi che, una volta capitati, diventa difficile da dimenticare per coloro che lo subiscono. Un gruppo di ragazzine era seduto sulle panchine in piazza Roma quando un uomo, e siamo nel primo pomeriggio non alle 3 di notte, comincia ad importunarle. Si avvicina al gruppo e le molesta verbalmente per poi seguirle quando cercano di allontanarsi; nonostante sia un soleggiato pomeriggio il presidio di polizia nel centro della piazza non si vede.
Le ragazzine, decisamente spaventate, trovano aiuto in una donna adulta e chiamano il numero d'emergenza mentre l'uomo non sembra neanche sfiorato dal concetto di andarsene, la determinazione di una persona che sembra fregarsene di qualsiasi cosa diventa spaventosa, in alcuni casi. E' un singolo imbecille che pensa di poter fare come meglio preferisce, una semplice questione di passaggio da dimenticare alla svelta, diranno alcuni, soprattutto quelli che raccontano di quanto sia moderna la società odierna, frase che fa rima ma fa pietà come concetto. E' così dappertutto, ripetono ormai all'unisono in una sorta di malcelata giustificazione che non ha nulla a che vedere con la vita quotidiana. No, per nulla, e non me frega niente del “mal comune mezzo gaudio” perché questa è una dimostrazione pratica, se mai ce ne fosse bisogno, di come la vivibilità di una piccola città nel suo cuore centrale stia diventando sempre meno sostenibile, di come la possibilità di vivere momenti di socializzazione, nel primo pomeriggio non in una notte da lupi, si stia trasformando in un fatto straordinario con rischi che non dovrebbero appartenere alla persone che passano qualche ore in tranquillità.
Non è la prima volta e non sarà l'ultima, poco ma sicuro, Piazza Roma non è mai stata totalmente libera da problemi, ma c'è una bella differenza tra viverli in una notte nebbiosa sulle montagnole e trovarli alla luce del Sole sulle panchine in un pomeriggio tra amiche.
Andando avanti di questo passo le zone franche in città si allargheranno sempre di più, limitando sempre di più la vivibilità dei cittadini fino a farli restare in un monotono bozzolo fatto da quattro mura con le quali diventa difficile avere un dialogo, una scelta spesso non voluta ma necessaria. Insieme alla vivibilità, spariranno del tutto anche negozi, concerti, luoghi di ritrovo e altro, poi non lamentiamoci se la città viene abbandonata dai più giovani, davanti alla assenza di opportunità e alle continue rotture di palle che vengono offerte da persone più o meno gradevoli l'investimento più sicuro è quello di raccogliere il tutto e mollare piazza Roma e zone contigue lasciando la premiata ditta città della Musica e candidata città della Cultura al suo amaro destino. Il racconto della amica di mia figlia, che rischia di entrare in assoluto silenzio nella lista di episodi più o meno simili, mi fa pensare a come quella piazza, scelta e prescelta a suon di fanfare e lancio di cotillon per una riqualificazione tra sassi, sassolini e fontane allegramente guizzanti potrà tornare ad essere vivibile e riqualificata per le persone, non per i comunicati stampa; al pari di molte altre zone cittadine.
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