Risse nelle zone centrali, improvvisamente Cremona si sveglia (forse)
All’inizio degli anni ‘90, vista la dilagante criminalità di alcune città degli Stati Uniti, le autorità locali cominciarono ad imporre il coprifuoco nelle loro aree di competenza. Con il coprifuoco si intendeva, e si intende tutt’ora, il fatto che i minori non accompagnati da un maggiorenne – quindi legalmente responsabile per il minore – non potevano circolare liberamente dopo una certa ora. Con tutte le sfumature del caso, differenti da città a città, il coprifuoco per i minorenni oggi è, in pratica, applicato in quasi tutte le realtà urbane statunitensi; i cartelli con la scritta “Curfew” ovvero coprifuoco si possono vedere in vari angoli di ogni città più o meno abitata.
Cremona, dormiente e sonnecchiante come non mai, si risveglia di soprassalto, soprattutto nelle zone centrali, grazie a risse tra giovani o meno giovani; la nuova moda che si va sempre più diffondendo è quella di rompere di palle e i vetri menandosi con l’utilizzo di bottiglie o altro. Sono giovani, verrebbe da dire, però a Cremona – ma non solo – mancano sia il dialogo tra le generazioni che i luoghi di aggregazione, frase che, andando a memoria, credo di aver sentito la prima volta quando Antonio Cabrini alzava la Coppa del Mondo a Madrid, anno 1982 per coloro che non sono appassionati di calcio. Nella Cremona di oggi sono ben presenti i ripetitivi concetti vecchi di decenni ma mancano anche moltissime altre cose, quelle però si sono perse senza muovere foglia con il passare degli anni; ma non dobbiamo disperare, abbiamo trovato le multe per i lucchetti non esattamente in ordine e i parcheggi ben più cari che bilanciano l’assenza dei luoghi di aggregazione.
Il dialogo, in pratica, non esiste; tra bottiglie che volano, devastazione di innocue fioriere e lesioni più o meno gravi la Cremona che ronfa all’ombra del Torrazzo trova più salutare chiudersi in casa invece che ritrovarsi nelle piazze o nei locali. Non si può darle torto, se devi uscire stando ben attento al fatto che potresti vedere scene d’avanguardia teatrale di pessimo livello tanto vale restare in casa, al limite ci si concentrerà sui resoconti di cronaca nera del giorno dopo. Fino a quando anche la cronaca nera non si romperà le scatole di pubblicare sempre le stesse scontate notizie per passare a cose ben più serie come la sparizione di colorate piantine da qualche angolo cittadino ormai tristemente dimenticato. Il problema offre, invece, proprio la soluzione più ovvia, nei luoghi ormai preda di determinati tipi di interpreti si preferisce starsene chiusi in casa, quindi sul palco rimangono gli scarsissimi e poco propensi al dialogo attori che decideranno ruoli e scenografia e, da quel palco che ormai gli appartiene, sarà difficile farli scendere.
Un vecchio motto diceva che il grande attore è quello che capisce quando è il momento di uscire di scena, in questo caso, vista la bassa qualità di coloro che decidono il copione, le speranze che abbandonino il proscenio sono risibili. Verrebbe da fare il paragone con la politica ma questa parte la lasciamo ad Antonio Grassi. Il cambiamento della società è una risposta che vale fino a mezzogiorno, se il cambiamento fa parte della naturale evoluzione delle cose che almeno sia rivolto a migliorare le condizioni di vita di un cittadino, non il contrario, altrimenti restiamo a guardare fuori dalla finestra nella fremente attesa del cambio di calcestre in piazza Roma che agita ed ammalia i sogni di alcuni, dando per scontato che le futuristiche riqualificazioni, ormai distribuite a destra e a manca come i biglietti gratis 5 minuti prima dell’inizio di un concerto senza spettatori, riqualifichino anche la vivibilità di un luogo. Difficile, ma al limite si potrà sempre ripetere la stessa litania, per esempio nel 2030 o giù di lì, sul fatto che la città ha smesso di vivere e di essere vissuta perché mancano il dialogo tra generazioni come i luoghi d’aggregazione, per cui programmiamo una nuova riqualificazione di qualcosa a suon di risse e bottigliate e magari arriverà anche il coprifuoco tanto per non farci mancare nulla.
Sta arrivando l’estate, tra il frinire delle cicale e la fauna crepuscolare e notturna che agita le serate cremonesi si potrà tornare a vivere la città, in quale modo sarà tutto da vedere, ma l’importante è che quel copione non diventi ormai parte della storia cittadina, perché tornare indietro rischia di diventare sempre più difficile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti