Cremona, la bellezza del passato a portata di mano. Ma un presente da dimenticare
Frank Sinatra, Sammy Davis Jr e Dean Martin lo affermavano con estrema sicurezza: a Cremona puoi trovare molti bar, molto denaro, puoi farti tante risate e vivere tantissime emozioni. Canta che ti passa, verrebbe da dire ascoltando i tre famosi artisti che lodavano Cremona qualche decennio fa anche senza averla mai vista dal vivo, almeno credo.
Molti bar ci sta, nel complesso, forse un po' meno in materia di denaro – ma quella è una variabile difficile da controllare dato che i riccastri sembrano concentrarsi tutti nella vicina Milano – le risate possono anche abbondare, anche se non sempre sono risate di gioia, mentre per le emozioni discutiamone. Una canzone racconta molto, se poi interpretata da un trio di quel livello potrebbe raccontare ancora di più ma, carte in tavola, le emozioni cremonesi possono essere molteplici a seconda di ciò che si sta cercando.
Di solito i brividi lungo la schiena possono essere visti come un qualcosa di unico e godibile ma a Cremona, al massimo, si provano per il freddo o osservando il declino della città.
Passa la fiaccola senza grandi clamori mentre tacciono le fontane, anche se da anni non aprono bocca; parte il progetto della capitale della Cultura e retta e limpida appare la strada che ci porterà alla fatidica candidatura. Emozionante a dir poco ma lungo il tragitto fate attenzione alle buche e ai marciapiedi stile grattugia con buchi enormi perché altrimenti bisogna dirigersi al Pronto Soccorso. Sarà tutto in ordine per allora, la città si presenterà in una veste talmente nuova che i cittadini faranno fatica a riconoscerla, del resto le proteste di interi quartieri sullo stato del bene pubblico passano veloci, al limite basta non ascoltarle, nella peggiore delle ipotesi vengono fuori un paio di slide su una futura riqualificazione più o meno importante ed il gioco è fatto. Viene da domandarsi cosa verrà proposto per presentare una città che si affaccia ad un concorso, le eccellenze ci sono da vendere, le emozioni un po' meno, il resto lo teniamo per i tempi buoni che verranno, se mai verranno.
La R della targa Galleria del Corso sembra spiegare moltissimo di quelle emozioni che lanceranno Cremona nell'Olimpo della Cultura come descritto dai tre cantanti statunitensi, la galleria che si affaccia su Corso Campi, ormai, sembra l'antro di un dimenticatoio dei tempi che furono. Qualche anno fa venne riqualificata, verbo ormai onnipresente nei progetti cremonesi al pari degli stalli blu dei parcheggi, evidentemente si sono dimenticati di quella targa, bellissima ed elegante, che da decenni racconta di quella Cremona che non si candidava a nulla ma che sembrava ascoltare un po' di più i cittadini.
Per carità, una consonante azzoppata non fa il futuro e non produce nessun interesse, non fa capire come si vive nel presente, così come le aiuole e le strade disfatte non sono emblematiche di una città che ha grandi progetti.
Non è vero; una consonante azzoppata fa capire moltissimo dell'incuria generalizzata, soprattutto quando si dovrebbe puntare a far rivivere una città che sta accusando in maniera feroce un declino spaventoso, un declino che non regala di certo veraci e amorevoli emozioni. Piccole ed inutili cose verrebbe da dire, anche questa affermazione è vera, il problema è quando le scelte rivolte alla città devono confrontarsi con un percorso che sembra sempre più ridursi al lumicino; non giriamoci intorno, oggi attraversare la città per raccontarla in giro per l'Italia ma non solo è un esercizio di miope e anche un po' ottuso ottimismo più che una questione di stile e immagine buona per una candidatura. La bellezza è a portata di mano, di certo, il fatto di saperla valorizzare e presentarla con tutti i suoi perché molto meno.
Camminare facendo vedere il bello trattato a calci negli stinchi non è di certo un progetto di riqualificazione che va a buon fine, far vedere come una città non sia in grado neanche di far ripartire le fontane colloca un ipotetico narratore nella pessima condizione di raccontare la bellezza compassata di una targa con una consonante azzoppata, perché il resto non sembra rivolto né ai cittadini e tanto meno ai turisti.
“Eri bellissima, lasciatelo dire” cantava Luciano Ligabue un quarto di secolo fa; è vero, eri bellissima, evidentemente il tempo e altre scelte non hanno dimostrato clemenza dei tuoi confronti, vedremo se un ipotetico narratore riuscirà a raccontare il presente senza scomodare il passato.
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