20 febbraio 2026

Quentin Deranque, Lione, 14 febbraio: il fascismo al contrario

L’omicidio a Lione, in piena Europa dunque, di Quentin Deranque, giovane di destra ed innocuo, morto per le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, per mano degli islamo-gauchisti, assomiglia molto a quello dello studente Sergio Ramelli nel 1975 a Milano di cui dopo tanti anni riuscimmo a scoprire i ben protetti responsabili. Erano universitari, componenti di una squadra di “servizio d’ordine”, le virgolette sono d’obbligo, di estrema sinistra. 

Quentin, cattolico, studente di matematica, senza precedenti penali ed estraneo ad atti di violenza aveva 23 anni, poco più di quelli di Sergio. Nelle immagini riprese da una telecamera si vede con chiarezza, purtroppo, il linciaggio cui è stato sottoposto da un gruppo ben organizzato. Un gruppo che si può definire solo di squadristi, provenienti, armati e mascherati, da un comizio pro-Hamas.

Gli aggressori di Lione assomigliano poi molto a quelli che nel gennaio 2015, al termine di un corteo,  devastarono il centro di Cremona. Molti cremonesi ricordano ancora quel pomeriggio di attacco gratuito alla città.

 Un certo “antifascismo” è un fascismo al contrario, però di maggior successo e che gode di solito di maggiori indulgenze soprattutto tra quelli che in Francia sono chiamati “intellò”. Spesso chi, per rimanere nel politicamente corretto, indulge e giustifica è chi, in Italia, ad ogni momento cita la Costituzione. Ma dimentica che il primo diritto che la Costituzione tutela è il diritto alla vita, la vita di tutti.

Il nostro Paese da trent’anni, per fortuna, non conta morti per atti di violenza politica. Meglio vigilare, così si diceva una volta, perché non sia in condizione di agire, chi, senza alcuna distinzione, potrebbe far ripartire quel conteggio.

Nelle immagini l'uccisione di Lione, l'ex giudice Guido Salvini e i disordini di Cremona del gennaio 2015 nella foto di Muchetti

Guido Salvini


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commenti


Franz

20 febbraio 2026 10:38

I suoi interventi pacati e chiari rappresentano un raggio di luce nel buio della mente di tanti sediziosi presenti ovunque in questa società malata.

biagio

20 febbraio 2026 11:58

È un fatto tremendo. Un giovane non può morire così, per nessuna ragione. Ogni volta che accade qualcosa del genere sento che il nostro vivere insieme si incrina, e il clima pesante che respiriamo da tempo lo conferma.

Stiamo lasciando crescere parole e gesti che trasformano le persone in bersagli. È questo terreno avvelenato che rende possibili tragedie come quella di Lione: un ragazzo di 23 anni, uno studente, un figlio, un amico. La vita viene prima di tutto.

E ciò che pesa è che chi rappresenta le istituzioni dovrebbe essere il primo a dare l’esempio. Invece spesso sentiamo parole in libertà che dividono e minano il quieto vivere. Le parole contano, soprattutto quando arrivano dall’alto.

E allora mi chiedo che mondo stiamo lasciando ai nostri figli. Perché la storia non riesce a impedirci di ripetere gli stessi errori? A volte sembra che l’umanità debba tornare a sbattere contro il disastro per ricordarsi che il rispetto genera rispetto, e che solo la solidarietà spezza i cicli dell’odio.

Io voglio un Paese dove ci si confronta senza perdere l’umanità. Dove la vita di ogni persona resta inviolabile.

Fermiamoci un momento. E scegliamo da che parte stare: dalla parte della vita, sempre. saluti da biagio