18 marzo 2025

Huangqiao, la Cremona d'Oriente produce migliaia di violini l'anno. Va tutelato il made in Cremona

Sono trascorsi 15 anni da quando Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, sul settimanale Il Sole 24 Ore Lombardia, spiegava la nascita e l'espansione di una città cinese denominata "Cremona d'Oriente" ovvero Huangqiao, centro urbano a poco più di 200 chilometri da Shangai dove tutt'oggi operano liutai che producono strumenti ad arco a livello globale, esportando oltre 1 milione di strumenti in 98 paesi diversi, Italia inclusa.

Una crescita produttiva esponenziale che già 15 anni fa Alberto Cavalli descriveva così sulle colonne de Il Sole 24 Ore: «si va strutturando "Cremona" in Cina, città dove verranno prodotti strumenti ad arco. La clonazione, questa volta, non riguarda le grandi firme della moda italiana, ma un'intera città e la sua risorsa più importante: la liuteria. Dare il nome "Cremona" ad una città non significa poter riprodurre un distretto antico di secoli, che vive di una filiera simile ad un ecosistema: importatori di legname stagionato, cordai, produttori di materiali specifici per la verniciatura, o di attrezzi per la lavorazione. Senza dimenticare il bagaglio di conoscenze liutarie che questa tradizione reca con sé. I liutai che operano a Cremona (in Italia), hanno la possibilità di confrontarsi quotidianamente non solo con una "aria di famiglia" che racconta secoli di maestria, ma anche con gli strumenti originali di Stradivari, Amati, Bergonzi, Guarneri del Gesù, custoditi dalle istituzioni cittadine: un'educazione permanente non da poco, se si pensa a quanto importante sia osservare da vicino questi capolavori, la loro patina, i più minimi dettagli. E infine, le mostre della Fondazione Antonio Stradivari e il Concorso Triennale per strumenti ad arco, banco di prova della più raffinata arte liutaria contemporanea. Giuste le preoccupazioni del presidente del Consorzio Liutai Antonio Stradivari, Giandomenico Auricchio, che paventa "una confusione negli acquirenti di strumenti musicali". Andare ad una fiera come Cremona Mondomusica e non saper distinguere un violino Made in Cremona (Italia) da un violino Made in Cremona (Cina), questo è il vero crimine».
Di acqua sotto il ponte del Po ne è passata parecchia da allora. In 15 anni la città di Huangqiao a Taixing, nella provincia di Jiangsu nella Cina orientale, ha beneficiato della politica di apertura del governo cinese e del rapido sviluppo dell'industria manifatturiera, ed è diventata la più grande base di produzione di violini al mondo: produce il 70% della produzione nazionale cinese e il 30% della fornitura globale. Le esportazioni annuali di Huangqiao, riferite ai soli violini, hanno raggiunto quota di 800.000 unità, il 53% delle esportazioni complessive dei violini prodotti in Cina con destinazione Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, Sud Africa e altre regioni, con un valore di produzione annuale che ha raggiunto 1 miliardo di yuan (145,6 milioni di dollari). La storia di crescita esponenziale della manifattura liutaria di Huangqiao è interessante: nel 1962, due uomini d'affari nati a Huangqiao e che vivevano a Shanghai hanno fondato nella loro città natale una fabbrica di strumenti musicali. Nel 1971, Li Shu, un apprendista liutaio, ha realizzato il primo violino nella città di Huangqiao. Quel liutaio, ora è il presidente della Fengling Musical Instruments Co., il più grande produttore di violini di Huangqiao che esporta oltre 300.000 violini in 86 paesi tra cui Stati Uniti, Italia, Germania e Giappone. Un lavoro enorme che in anni di fatica, imprenditoria e dedizione hanno reso questa città un attore di primissimo piano sulla scena internazionale, grazie indubbiamente anche alla politica di apertura e sostegno commerciale della Cina che ha fornito una piattaforma importante per far imparare dalla tecnologia avanzata estera ed ha promosso lo scambio culturale anche tra l'Italia e la città di Huangqiao.
Attualmente Huangqiao ospita oltre 230 aziende manifatturiere di violini e un imprecisato numero di imprese che realizzano accessori per violini, produzione di vernici e stampi per la produzione seriale di strumenti musicali di liuteria. Tra i 200.000 residenti della città di Huangqiao, oltre 30.000 persone sono impegnate a vario titolo nella fabbricazione di violini.
Questi i numeri della Cremona cinese, senza considerare il fatto che negli ultimi anni la qualità produttiva si è innalzata molto e che attualmente un notevole numero di strumenti ad arco si sta posizionando sul mercato internazionale in fascia medio-alta.
Dopo 15 anni dalle riflessioni di Cavalli, quali argini sono stati eretti a difesa del "Made in Italy" liutario? Quali reali capacità ha il nostro sistema Paese per fronteggiare un fenomeno che sta occupando ambiti commerciali non più trascurabili facendo leva su una tradizione non propria ma ormai altamente diffusa e qualificata e su una promozione commerciale spesso di non facile riconoscibilità?
Alcuni giorni fa è stato venduto in un qualificato negozio di strumenti musicali a Washington (USA) un violino "Made in Cremona" con tanto di certificato recante due nomi di battesimo italiani del sedicente liutaio (senza che fosse indicato il cognome...) per una somma prossima a 10.000 dollari. Ovvio dire che, da una ricerca effettuata presso la CCIAA di Cremona, la denominazione del liutaio del violino indicato sul certificato non risulta essere iscritta... nè come marchio, nè come persona fisica.
Chi voleva acquistare un violino "Made in Cremona (Italy)" forse ha acquistato un violino "Made in Cremona (China)" e forse neppure consapevolmente. Questa è una delle ragioni per le quali si sta registrando (a posteriori) un aumento delle liti per aliud pro alio con richiesta da parte dell'acquirente - non debitamente informato - della differente provenienza (China anziché Italia) dello strumento musicale acquistato.
Se da una parte tutelare il saper fare liutario è sacrosanto, dall'altra parte una non adeguata protezione dei mercati e degli acquirenti finali può causare, alla lunga, una sfiducia complessiva di affidabilità della liuteria italiana così ampiamente contraffatta con conseguenti mancate vendite o perdita di importanti fette di mercato.
Forse è giunto il momento per avviare un serio confronto interno alla categoria dei liutai che è consapevole dei rischi che una ulteriore inerzia operativa e normativa di salvaguardia possa produrre nei prossimi anni: la tutela del "Made in Italy" in ambito liutario pare non essere più procrastinabile e necessita della partecipazione attiva e propositiva di tutti gli attori coinvolti.
Fabio Perrone


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commenti


Anna Maramotti

18 marzo 2025 17:08

Analisi puntuale su cui riflettere seriamente.
Dobbiamo però tener presente le potenzialità del futuro delle quali bisogna essere consapevoli e soprattutto volgerle a favore della nostra liuteria: le intelligenze artificiali. Che uso farne per salvaguardare l'identità liuteria della nostra tradizione? Ricordiamo che le tecnologie non sono nè positive nè negative , sono le finalità che ne definiscono il valore culturale. Il presente è già proiettato nel futuro.

Danilo Codazzi

20 marzo 2025 20:20

Cara Maramotti : e quindi ?

Marco

22 marzo 2025 07:13

Semplicemente avremo sempre più violini cinesi realizzati in modo perfetto come repliche di quelli dei liutai cremonesi grazie anche alla intelligenza artificiale che ne esaminerà ogni singolo frammento e invaderanno sempre di più il mercato a costi competitivi.
Avremo anche sempre i magnifici capolavori dei nostri liutai che grazie al valore aggiunto di realizzarli a Cremona avranno sempre un mercato con altri costi.
Dopo è ovvio che realizzare un violino completamente a mano comporta tempi che ne consentono la realizzazione di pochi esemplari.
Ma rispetta la tradizione della liuteria Cremonese e il valore che ne consegue a livello culturale e materiale non è imitabile nel futuro da nessuna tecnologia.


Wanna Zambelli

18 marzo 2025 18:01

Scrive Perrone: "Forse è giunto il momento per avviare un serio confronto interno alla categoria dei liutai che è consapevole dei rischi che una ulteriore inerzia operativa e normativa di salvaguardia possa produrre nei prossimi anni: la tutela del "Made in Italy" in ambito liutario pare non essere più procrastinabile e necessita della partecipazione attiva e propositiva di tutti gli attori coinvolti." Sono perfettamente d'accordo!

Enrico benassi

19 marzo 2025 07:20

Hai perfettamente ragione
Bisogna agire al più presto per salvaguardare la liuteria cremonese

Innominato

25 marzo 2025 20:28

Se ne sono accorti ora ? Pensavano che una scuola cosi potesse davvero essere determinante per mantenere Cremona al centro del mondo ?
E poi se insegni a duemila persone di ogni parse puoi lamentarti dopo se altre realtà creano le città del violino ?
Se non controlli i tuoi liutai nella qualità pensi che basti appiccicare in vetrina il nome UNESCO ?
Se consenti non solo che qui aprano bottega liutai di tutto il.mondo ma dai anche a tutti aiuti e contributi poi ti lamenti ?
Se sei orgoglioso di firmare protocolli con i cinesi e. gli mandi anche liutai a Pechino hai forse poi qualcosa da dire ?
Se metti a guidare la liuteria Museo triennale camera di commercio quelli che consideri i.migliori e in Comune hai i sindaci che. hanno eletto in questi 15 anni hai davvero il quadro del settore (per non parlare del.distetto e del restauro )
Ma in tutti questi anni hai seminato davvero benissimo ?
Chi e ' causa del suo mal ....
E speriamo che la città non diventi capitale della cultura perché se accadesse la liuteria potrebbe davvero scoppiare con le sue perenni contraddizioni

Ionut alexandru moisean

27 marzo 2025 10:14

Ciao sig , sono qui per spiegarle che esisto come liutaio che ha frequentato Liuterai scool og Cremona via Colletta nr 5