L'omicidio del brig. Custra: prescrizione o no, Raffaele Ventura dovrebbe costituirsi
Alla fine degli anni ‘80 come Giudice Istruttore ho condotto le indagini sull’omicidio avvenuto il 14 maggio 1977 in via De Amicis del brig. Antonino Custra e ho rinviato giudizio tra gli altri Raffaele Ventura, uno dei capi dell’autonomia milanese. Ventura è stato poi, da latitante, condannato dalla Corte d’Assise per concorso in quell’omicidio.
Erano gli anni dei “cortei armati”. Quel pomeriggio in via De Amicis un gruppo di autonomi aveva sparato a freddo contro la Polizia. Antonino Custra è morto subito colpito da un proiettile alla fronte.
La fotografia che riprende un giovane incappucciato in mezzo alla strada con le braccia tese che impugnano una pistola e le gambe piegate è un simbolo di quegli anni, riprodotta infinite volte. Tutti la conosciamo.
Ho letto la notizia del provvedimento della Corte d’Assise d’appello che ha dichiarato non prescritta, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa, la condanna a 14 anni di reclusione che Ventura non ha mai scontato. Non intervengo certo su questo complesso aspetto giudiziario, compito di altri magistrati. Ma tra prescrizione o no della pena c’è una terza via, semplice, alternativa al lungo scontro giudiziario.
È comprensibile che Ventura voglia rivedere il suo paese. Dopo tanti anni di latitanza può scegliere di costituirsi in Italia e accettare così finalmente le sentenze della giustizia italiana emesse in nome del popolo italiano.
Questo atto sarebbe anche un gesto di rispetto nei confronti di Antonia Custra, la figlia della vittima nata già orfana qualche mese dopo i fatti di via De Amicis. Il padre non l’ha mai vista.
Ventura non ha più commesso reati, era già lontano dal terrorismo quando lo interrogai nel 1990 a Parigi nel Consolato italiano. In Francia ha condotto una vita normale ed ormai è un uomo di età. Una volta rientrato e detenuto in Italia credo che nessun giudice gli negherebbe in tempi abbastanza brevi un provvedimento ampiamente alternativo alla detenzione in carcere.
Sarebbe la soluzione più ragionevole per chiudere, nel rispetto di tutti, anche questa pagina degli “anni di piombo”.
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commenti
Nia Guaita
30 settembre 2026 13:21
Al di là degli aspetti strettamente giudiziari, trovo significativo il richiamo alla responsabilità personale come possibile via per chiudere una pagina degli anni di piombo.
Dopo quasi cinquant’anni, però, “chiudere” non può significare dimenticare. Significa tenere insieme la memoria delle vittime, le sentenze della giustizia e la possibilità, per chi ha avuto un ruolo in quei fatti, di assumersi fino in fondo la propria responsabilità.
È forse proprio questo il senso più profondo della proposta: non cancellare il passato, ma affrontarlo senza rimuoverlo.
biagio
30 settembre 2026 15:55
In una democrazia il diritto è la cornice che evita arbitri e interpretazioni soggettive. Se una condanna non è prescritta, anche dopo cinquant’anni, chi l’ha ricevuta resta davanti alla giustizia. Il resto appartiene alla storia, che contestualizza motivazioni ed epoche. Così si chiude una pagina di terrorismo che ha causato vittime — quasi sempre servitori dello Stato — a cui va ancora oggi il nostro pensiero e il ringraziamento per aver difeso le istituzioni democratiche anche con il loro sacrificio. Biagio
danilo
1 ottobre 2026 11:15
"Ventura è ormai un uomo di età " si dice nell articolo.
Al povero poliziotto Custra' non è stata data la possibilità di esserlo.
Stefano G. Loffi
1 ottobre 2026 16:43
Non so se in altri paesi esista l'uscita di sicurezza della prescrizione, sulla quale possono contare i 'latitanti a vita' ed i ricchi potenti in grado di trascinare il processi fino 'a tempo debito': un vergogna legale! La prescrizione ha troppi 'tifosi ': gli imputati, ovviamente; i loro avvocati, che periodicamente fatturano; i magistrati, che mantengono sul tavolo pratiche su pratiche... dunque "sempre impegnatissimi ... e I media cui non mancano così argomenti facili per riempire un'informazione ormai scandalosamente omologata. Se il processo dura troppo, allora il reato si estingue: che logica e?