La politica locale parla di piantine rubate per tacere di tutto il resto
Andrea Virgilio, sindaco di Cremona, ha preso cappello e si è infiammato, per alcune piantine di elleboro sottratte da ignoti dalle fioriere in Corso Garibaldi. Si è incazzato di brutto e il paragone con il Pelide Achille, quello dell’ira funesta, non è fuori luogo. Ci sta anche la Regina di cuori di Alice nel paese delle Meraviglie che diventava porpora per la rabbia.
Simona Pasquali, l’assessora, lo ha spalleggiato, ma con toni meno caldi. E pare un modo per apparire per marcare la sua presenza sui problemi. Per ammortizzare la vicenda Padania Acque. Lei che si è astenuta sull’approvazione del nuovo statuto della società. Statuto poche ore prima già passato al vaglio e promosso dal consiglio comunale. Lei che la maggioranza ha assolto dal tradimento con una motivazione risibile: non ha votato contro. E allora? Piaccia o no, con l’astensione ha disatteso una delibera del consiglio comunale. Il resto sono parole. Paccottiglia. Arrampicata sui vetri. È la politica del capoluogo.
Non è una novità. Il Pd e suoi antenati sono specializzati a inventarsi giustificazioni impossibili. A veicolare storytelling che non sono fake-news, ma interpretazioni creative della realtà. La vicenda del referendum sull’ubicazione dell’inceneritore insegna. Paradigma di distorsione dei fatti, tuttora, è l’esempio più eclatante di mistificazione di quanto accaduto.
Virgilio ha tuonato. «Se volete una pianta per il vostro balcone, andatevela a comprare: non fate i cafoni a spese della città».
Ha spiegato che i fiori sono di tutti, pagati con soldi pubblici, messi lì per rendere Cremona più curata. Uno sfogo giusto e condivisibile, ma troppo sopra le righe.
Poi, angelo vendicatore, ha avvertito:«Noi stiamo intensificando i controlli e verifiche. Ma il rischio della sanzione, è fare brutte figure pubbliche. E questo ve lo assicuro».
Bisogna dargli atto che ha parlato con cognizione di causa: è un esperto di brutte figure. E non gli è mancato il coraggio: le promesse vanno mantenute, anche se in politica la memoria è labile. Molto labile.
Poi, dopo la tempesta, si è calmato. Da moderno e spietato giustiziere è passato al ruolo di bravo ragazzo. Al protagonista di un romanzo di Liala o, più attuale, di un racconto della collana Harmony. Si è trasformato, per dirla in cremonese, in brào pütél che, statisticamente per un politico non è il massimo.
«Sappiamo - ha chiosato Virgilio - che il decoro si costruisce così: con piccole azioni di cura quotidiane. Noi ci stiamo lavorando, anche con interventi semplici ma concreti».
Complimenti: semplice e propositivo.
Poi sorge il dubbio: è lo stesso sindaco che ha concesso ai tifosi della cremonese di invadere con un trattore piazza del comune e saltare sui tavoli della Consulta? Lo stesso Virgilio che, con tono perentorio e supponente, aveva redarguito i critici dei festeggiamenti fuori controllo.
«E comunque – aveva tuonato - chiudiamola qui, perché appena certa politica tocca lo sport, lo sport si sporca».
Il tavolo non era il palco del Ponchielli e i tifosi non si sono esibiti nello Schiaccianoci di Cajkovskij. E lo spettacolo non contribuiva a migliorare il decoro della città al quale il sindaco, giustamente, tiene tanto.
È lo stesso Virgilio che poche settimane fa ha diffuso in Rete un video con l’attività svolta dal comune e lui protagonista. Uno spot autoreferenziale e autopromozionale senza commenti, ma con la colonna sonora di Olly che canta e spiega. «Che più fastidio vi do, più voglio starmene qui. Io me la vivo così (oh, sì). Che più mi dite di no, più voglio fare di sì me la vivo così. Sì, me la vivo così, così, così».
Uno spot ambiguo che si presta a molte interpretazioni.
La più immediata è una legittima rivendicazione della propria autonomia. Come dargli torto? Ognuno è libero di vivere come più gli aggrada. Nessuno ha il diritto di impedirglielo. Però lui è il sindaco di Cremona e questo pone dei limiti. Si dice onori e oneri.
Si può ipotizzare anche un’ostentazione di muscoli. Petto gonfiato e un me ne frego, che ricorda tempi antichi. Potrebbe intendersi anche una reazione alle difficoltà, un espediente per darsi coraggio. Più che giustificato se non esondasse in strafottenza.
Quelli veramente forti e carismatici non dichiarano di esserlo in modo palese, comunque ambiguo. Non avvertono d’essere l’incredibile Hulk.
Encomiabile il riferimento alle piccole azioni per il decoro della città. Meritevole il posizionamento di eleganti fioriere in centro. Ma non sarebbe disdicevole occuparsi del lavoro sporco e ingrato. Quello svolto dai volontari del gruppo Los Limpiadores de Estrellas, che ripuliscono la città dai rifiuti abbandonati. Quello della lotta agli incivili che rendono alcuni luoghi cittadini delle location perfette per pellicole distopiche e sul dopo l’apocalisse. Ma soprattutto non sarebbe opportuno mettere altrettanto ardore nel contrastare furti e aggressioni.
Sulla questione il 30 gennaio il quotidiano La Provincia ha titolato Centro. Rubati i fiori, l’ira del sindaco. A corredo del pezzo le foto di Virgilio e della Pasquali. Poi due immagini delle fioriere vandalizzate dalle quali non si coglie nessuna ecatombe di innocenti piantine.
Anzi, d’acchito, viene difficile capire cosa sia stato rubato e il pezzo non aiuta a sciogliere il dubbio. Allora al lettore sorge il sospetto che sia il frutto di un mutuo soccorso naturale e inevitabile nelle realtà provinciali tra l’amministrazione comunale e il giornale. Non è peccato e neppure una rarità nell’informazione. Un mutuo soccorso utile al sindaco per dimostrare che c’è e lotta per i cittadini. Un mutuo soccorso funzionale all’assessora Pasquali per distogliere l’attenzione dalla polemica sullo statuto di Padania Acque che la vede protagonista.
Un mutuo soccorso comodo al quotidiano per riaffermare la sua legittima e mai nascosta linea a sostegno dell’establishment.
Le piantine rubate e la reazione del sindaco e dell’assessora confermano le difficoltà politiche dell’amministrazione comunale e l’incapacità di comunicare. Evidenziano un cortocircuito informativo che penalizza la città e il territorio.
Le non-cose (Byung-Chul Han) hanno sostituito realtà e fatti. Lo storytelling, la narrazione. È un guaio. Un grosso guaio per Cremona.
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commenti
Gianluca
1 febbraio 2026 09:40
Come al solito descrizione perfetta della situazione cittadina, ormai allo sbando.
Lev
1 febbraio 2026 09:58
Sì, infatti questa storia delle piantine rubate mi sembra molto " gonfiata". Purtroppo i problemi seri sono ben altri