24 gennaio 2026

Quel Frecciarossa che delude sempre più

“I manicomi sono pieni di due tipi di matti: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le ferrovie”.  Giulio Andreotti lo disse per tranquillizzare Pietro Nenni quando nel 1964 il leader dei Socialisti italiani, su incarico di Aldo Moro, doveva presiedere una commissione per il risanamento delle ferrovie, missione ritenuta già allora impossibile.

Sono passati sessant'anni e ahinoi viene ancora da pensare che uno che voglia far funzionare i treni in Italia sia matto. Per la verità uno che i treni li aveva fatti funzionare c'è stato, e proprio questo è diventato il ritornello cinico  con cui Mussolini ancora oggi viene spesso ricordato, come colui che aveva fatto arrivare i treni in orario…

Eppure qualche anno fa ci eravamo illusi che questo mantra italiano avesse avuto fine: Il Frecciarossa ci portava da Milano a Roma in 3 ore nette senza mai fare un ritardo. Certo questo avveniva in gran parte con il sacrificio pesantissimo del traffico regionale che è andato invece peggiorando spaventosamente. Ma anche io Frecciarossa oramai ha ceduto alla italica maledizione dei treni che non funzionano. Sempre più ritardi e sempre maggiori.

Io stesso a ottobre tornando da Bologna ho accumulato su un'ora di viaggio oltre mezz'ora di ritardo , cioè il 50% dell'intero viaggio. Ma quello che mi è successo in questi giorni nell'acquisto di un viaggio per Roma è molto più grave, e allora  come raramente mi accade approfitto di Cremonasera e della veste di editorialista per chiedere conto a mezzo stampa a Trenitalia di quanto è accaduto.

Normalmente un Frecciarossa Milano Roma impiega circa tre ore e costa circa 150 euro andata e ritorno. Ma questo weekend non mi è stato possibile prenotare un viaggio che durasse meno di sei ore di sola andata, il doppio netto del tempo, ma esattamente allo stesso prezzo.

Ma perché 6 ore invece di 3? E soprattutto, perché devo pagare lo stesso prezzo se ci impiego il doppio del tempo ?

La risposta alla prima domanda è stato impossibile averla dal sito in fase di prenotazione. L'ho appresa oggi dai telegiornali, ovviamente a disagio esploso. Causa lavori ai binari a Firenze tutto ritardato di ore. Ora la domanda nasce spontanea: Trenitalia fa parte di Ferrovie dello Stato, una mega azienda da 100.000 dipendenti che certamente avrà una pletora di addetti stampa e responsabili della comunicazione (anche se nemmeno la Intelligenza Artificiale da me interrogata è stata capace di rispondermi su quanti siano…), immagino anche molto ben pagati, ma a nessuno è venuto in mente di scrivere sul sito in fase di prenotazione di questo disagio programmato? E dato che i tempi di percorrenza erano già raddoppiati in fase di acquisto sono certo che lo sapessero già. Negligenza, comunque imperdonabile, o peggio la certezza che davanti al problema segnalato in ben pochi avrebbero acquistato il biglietto?

Seconda domanda: perché pagare lo stesso prezzo davanti a un disagio palese? Ma quale è quella azienda che ti dà allo stesso prezzo un servizio peggiorato del doppio sapendo già da prima che il servizio non sarà lo stesso ?

A Roma devo necessariamente andare quindi mi tocca accettare obtorto collo, ma ovviamente ho chiamato Trenitalia per avere spiegazioni. Mi risponde un centralinista piuttosto antipatico, con un accento  molto marcato e una cantilena fastidiosa, che mi dice di mandare una mail a un tal indirizzo anonimo e fare un reclamo, cosa che ovviamente non farò perché a nulla serve,  e poi mi attacca maleducatamente il telefono. 

La domanda però rimane inevasa: perché una società posseduta al 100% dallo Stato si comporta come quelle agenzie on line per turisti ignari che prendono la fregatura? Ma che Stato è (perché Trenitalia è del Ministero della Economia e quindi è lo Stato), quello che mi chiede lo stesso prezzo sapendo che mi sta dando un servizio il doppio peggiore e nemmeno mi dice il perché ?

Chissà magari questo editoriale finirà in rassegna stampa e forse uno dei tanti responsabili della comunicazione di FS ci spiegherà, chissà…

(La foto del professor Martelli è di Daniele Mascolo)

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

Francesco Martelli


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