10 aprile 2024

Se Cremona perde la centralità del commercio, tradisce la sua storia

Nei primi giorni di settembre del 1608 l'esploratore e scrittore inglese Thomas Coryat sedeva nella sala di Palazzo Comunale a Cremona per osservare come funzionava la democrazia nella città adagiata sul Po. L'inglese era a Cremona come ospite, o turista, e venne invitato comunque a seguire il dibattito dove la cittadinanza, parte attiva della visione politica locale, si confrontava e discuteva con i propri delegati su come impostare le scelte operative da portare avanti. Coryat era un ottimo osservatore oltre a non essere uno sprovveduto per cui, una volta tornato in Inghilterra, rese di pubblico dominio nei suoi scritti la sua esperienza a Palazzo come un nuovo ed entusiasmante sistema di sviluppo socio-economico. Un sistema partecipativo e di confronto, secondo l'esploratore amico di William Shakespeare e di altre personalità inglesi, un sistema che partiva dalla cittadinanza e si rivolgeva a coloro che venivano indicati, dall'assemblea, per applicare le scelte discusse a Palazzo.

Decisioni calate dall'alto” non è una frase che si trova negli scritti di Coryat, ma è una frase talmente ripetuta da diventare ormai di uso comune che suona ormai come una sorta di puerile giustificazione quando si tratta di prendere, o subire, scelte impopolari di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. Una frase che ha poco senso in quanto scavalca, senza colpo ferire, le necessità locali per rivolgere la propria attenzione ad un sistema nebuloso, impalpabile, un sistema dove andrebbe ricordato che, se coloro che decidono sono “in alto”, coloro che devono vivere quelle decisioni, senza un dialogo costruttivo, sono i cittadini. Negli ultimi anni a Cremona si sta sempre più sviluppando il fenomeno di extra-centralità, non so neanche se questo termine possa essere grammaticalmente valido, probabilmente non esiste del tutto e andrebbe segnato come errore da matita rossa ma può aiutare a capire, almeno si spera, come potrebbe svilupparsi un nuovo sistema di sviluppo socio-economico. Se la extra-centralità la viviamo tutti i giorni quando vediamo il centro storico, dal punto di commerciale ma non solo, svuotarsi sempre di più, ci si rende conto che l'equilibrio di potere si sta sempre più trasferendo in periferia e zone limitrofe. Lontano dalla centralità storica della città il nuovo assetto socio-economico si trasferisce per mille e più motivi, molti anche rivedibili, verso l'esterno ma, più che altro, si trasferisce da centinaia di occhi di vetrina con i loro esercenti a pochi referenti ben indirizzati da scelte commerciali che vengono prese lontane da Cremona. E' il Nuovo Mondo secondo alcuni, e avranno anche ragione, di certo è un nuovo equilibrio che fa capolino proponendo una affascinante scelta di colori e frasi ad effetto quando, in altri paesi, si è già dimostrato fallimentare nella sua impostazione come nel suo sviluppo.

La crescita commerciale solo della parte esterna della città comporterà un nuovo modo di vivere le scelte cittadine, i residenti saranno sempre meno coinvolti nelle scelte operative mentre il processo di sviluppo del Nuovo Mondo sarà quello che, con il tempo, deciderà quali realtà commerciali andranno avanti, delle altre potrebbero rimanere solo enormi edifici: vuoti. La continua e costante replica di strutture con gli stessi beni e servizi in ogni angolo toglie, poco ma sicuro, eventuali motivazioni per andare alla ricerca di qualcosa di nuovo, di identificabile con una città piuttosto che un'altra, toglie la voglia di investire e di far vivere i più giovani all'interno “delle mura” dove vivono. Toglie il valore di un percorso di scoperta, di possibilità, di crescita e di confronto che rischia di non conoscere una interruzione generazionale ma che si trasferisce, in maniera sempre più acuta, con il passare degli anni. Coryat rimase impressionato da Cremona proprio per l'unicità che questo borgo aveva saputo trasferire nella sua immaginazione, unicità architettonica ma anche sociale. La extra-centralità non è solo quella legata al mondo del commercio, ma è anche legata alla sfera del cittadino il quale, agli occhi di Coryat, era al centro dello sviluppo decisionale della città. Passando ogni scelta impopolare come “calata dall'alto” viene sempre più a ridursi il ruolo attivo, e centrale, di un abitante ma si limitano anche le possibilità di coloro che vengono delegati a fare delle scelte, perché si rischia di trasferire il dialogo locale a qualcosa di non più vivibile direttamente, ma da affrontare solo come riflesso di scelte già fatte. Ogni opinione è sacra e, più o meno, condivisibile da chiunque; del resto la bellezza di un percorso democratico sta proprio nel fatto di vedere determinate questioni sotto diversi punti di vista per poi far scegliere, a coloro che hanno ricevuto un incarico pubblico, cosa fare e come fare. Nel 1608, più di quattro secoli fa, un esploratore inglese vide un modo nuovo di fare politica, un nuovo modo di fare scelte e di applicazione dei principi della convivenza, un nuovo modo che vedeva il cittadino attivamente coinvolto in un percorso magari non perfetto, ma di certo coinvolgente sia a livello personale che per le generazioni future. 

Marco Bragazzi


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commenti


Michele de Crecchio Michele

15 aprile 2024 20:01

Questo grave pericolo da tempo incombente su Cremona (il rischio, cioè, che le sedi del commercio cittadino si spostassero dal centro alla periferia!) era ben noto a quella singolare, appassionata ed intelligente figura di commerciante, a suo tempo anche attivo protagonista della vita politica cittadina, che fu il compianto Antonio Bergonzi, personalità dai molteplici interessi, oggi temo da troppo pochi ricordata.
Quando ebbi occasione di spiegare a Bergonzi come tale pericoloso fenomeno si fosse già da tempo manifestato non solo negli USA, ma anche in altre nazioni europee, alcune delle quali (in particolare l'Olanda) si erano da tempo attrezzate per contrastarlo, Bergonzi efficacemente sintetizzò il mio discorso, parlando della necessità di salvaguardare la tradizionale disposizione delle attività commerciali nella nostra città, come quella di lottare contro il rischio del "Bussolano" che incombeva su Cremona. Per i pochi che non lo sapessero, ricordo che "Bussolano" è il nome che, a Soresina, danno al loro dolce tradizionale: una grande focaccia dal caratteristico grande "buco" centrale!
Mi è già capitato, su "CremonaSera", di segnalare queste singolari vicende e, le conseguenti "prediche inutili" che non hanno spostato, nemmeno di un millimetro, la pigra politica cremonese. Mi scuso, pertanto, con chi già le conosceva.