5 aprile 2026

Se Gesù è il Risorto, cambia tutto!

La liturgia pasquale prevede ogni anno tre diversi racconti per le celebrazioni del giorno di Pasqua: il racconto delle donne al sepolcro secondo la versione di Matteo, Marco o Luca per la Veglia Pasquale; il brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni in cui si parla di Maria di Magdala, Pietro e il discepolo amato che vedono la tomba vuota, per la Messa del giorno; l’episodio dei discepoli di Emmaus per la Messa del pomeriggio.

In questo modo chi partecipa alle celebrazioni è chiamato a rivivere nelle ore della sua giornata, le ore di un giorno che per coloro che riconoscono in Gesù il Signore, ha cambiato la storia, ha affermato l’impensabile e l’umanamente impossibile. 

Con la Pasqua, diceva don Primo Mazzolari «finisce il compromesso: o ti adoro o ti calpesto; o mi provo a uccidere per mettere a posto le troppe cose che non vanno quaggiù come dovrebbero andare, o mi lascio uccidere. O lupo o agnello. (…) Se Cristo è il Risorto, il suo Vangelo tiene, (…), se non è il Risorto, tutto cade e divien folle: anche le parole che pare abbiano un senso» (Dietro la Croce - Il segno dei chiodi, EDB, Bologna 2012, p. 412).

Se Cristo è il Risorto: è il dubbio che accompagna tutti i personaggi dei racconti evangelici che si proclamano il giorno di Pasqua. È la domanda della Maddalena che pensa abbiano trafugato il corpo; è l’interrogativo di Pietro e la germinale consapevolezza del discepolo amato che «vede e crede»; è la perplessità che segna le donne che si recano di buon mattino al sepolcro e assistono ad uno spettacolo grandioso che coinvolge il cielo e la terra e fa fuggire impaurite le guardie; è un annuncio considerato un vaneggiamento dai due che vanno verso Emmaus, rattristati e sconfitti, perché la loro speranza, dopo essere stata inchiodata alla croce, è ora morta e sepolta come Colui al quale avevano dato fiducia.

Ma «se» davvero il Cristo è il Risorto, allora cambia tutto per queste donne e questi uomini: il loro pianto si trasforma in gioia, il dubbio in fede, la fuga in missione. Se Cristo è davvero il Risorto, allora non può non cambiare tutto anche nella vita dei cristiani, nella vita di coloro che si dicono discepoli. 

La festa di Pasqua ci raggiunge ogni anno con un annuncio e una domanda. 

«Cristo è davvero risorto»: è l’annuncio che la comunità dei cristiani ripete oggi ancora, un annuncio che fu saluto festoso per cinquanta giorni sulla bocca dei credenti, in tempi lontani da noi.

«Davvero il Signore è risorto secondo me?»: è questa la domanda che oggi ci è consegnata. Gesù era già risorto prima di farsi vedere dalle donne, prima che i discepoli andassero alla tomba vuota, prima di incontrare i due di Emmaus. Tuttavia finché la sua risurrezione non è diventata parte della loro vita, tutto era solo una dichiarazione, si trattava solo di parole. Se davvero Cristo è il Risorto e ci credo, allora cambia il mondo, cambia il mio modo di guardare le persone e le cose, gli eventi che accadono e le scelte che possiamo compiere, cambia la figura della Chiesa, così come oggi la conosciamo e la viviamo. Duemila anni forse non sono ancora sufficienti per capire fino in fondo cosa possa significare l’annuncio dell’angelo: nonostante tutto siamo solo all’inizio di un cammino di risurrezione che solo i Santi hanno saputo accogliere con coraggio e audacia. 

All’annuncio della risurrezione noi spesso preferiamo il grido della crocifissione, come quando strumentalizziamo la religione per benedire bombe e giustificare violenza; per invocare vittoria; per paragonare indebitamente un uomo al Signore Gesù. 

Non è per dare ragione a noi che Gesù è morto e risorto. Gesù è il Risorto perché noi impariamo a dargli ragione, perché noi possiamo capire che si vince perdendo; ci si salva consegnandosi; si possiede realmente la vita donandola nell’amore. 

Se Cristo è il Risorto, allora non possiamo più essere quelli di prima, non possiamo che essere nuovi di giorno in giorno, rinnovati a Sua immagine, fatti nuovi in Lui, rinati perché capaci di guardare il mondo attraverso una tomba spalancata che annuncia la vita, che proclama il valore di ogni vita, più preziosa di tutto l’oro del mondo. Se Cristo è davvero il Risorto, allora cambia tutto, a partire dal modo con cui oggi, come ogni giorno, scelgo di stare al mondo.

Nella foto la Risurrezione che Bernardino Gatti ha dipinto nel 1529 sulla controfacciata della Cattedrale di Cremona, a sinistra del portale d’ingresso. Proprio il dipinto cremonese è stato scelto come immagine per il biglietto di auguri della prima Pasqua di Papa Leone

Francesco Cortellini


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