Un veloce passaggio e niente altro. Per la fiaccola olimpica Cremona non si è messa in vetrina, occasione perduta
Oreste Riva non se lo fila nessuno, sia per la medaglia olimpica che per il suo inno Olimpico. Giusto così, nella città dove un palazzo medioevale, insieme a molto altro, viene lasciato a marcire si faccia marcire anche quella medaglia d'argento che il compositore cremonese vinse alle Olimpiadi di Anversa del 1920 nella categoria musicale. Prima di sentirmi dire che di olimpico Oreste Riva non aveva nulla, in quanto musicista quindi non atleta, occorre ricordare che il Comitato Olimpico Internazionale, non esattamente l'ultimo arrivato in materia di Olimpiadi, riconosce la medaglia d'argento di Oreste Riva al pari di ogni medaglia olimpica passata e futura, ma se il Comitato Olimpico la riconosce come tale, Cremona manco per sbaglio.
Di questo alloro, come si è detto, non si interessano neanche i gatti quando miagolano alla luna insieme ai lupi che ululano alla stessa, del fatto che il compositore cremonese arrivò sul podio scrivendo la sua “Epinicion – Inno Olimpico” frega ancor meno, del resto era una composizione dedicata e suonata proprio ad una occasione unica come l'apertura dei Giochi Olimpici di Anversa. Ad alcuni bisognerebbe spiegare che Anversa non è una provincia italiana e che i Giochi Olimpici raccontano molto di più degli sport ai quali oggi sono legati.
Cremona, città della musica, ha potuto assistere al passaggio della torcia olimpica per le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, siamo tutti contenti e siamo tutti felici, come lo si rimane davanti ad una occasione persa e gestita in maniera spartana quanto meno, dato che siamo in tema di Antica Grecia. In una sorta di triste anonimato da attrice di pessimo livello che si ritira dalle scene lasciando ai gatti il miagolio lunare la torcia olimpica, con tutti i suoi perché che potevano essere raccontati, passa e va via come uno starnuto senza che vi sia una sorta di piccolo festeggiamento per questo passaggio.
Sono in Piazza del Duomo nella umida mattina di sabato quando mi rendo conto che il passaggio della torcia olimpica non è rappresentato, dal punto di vista locale, da nulla. Il nulla o poco ci manca. Scatto qualche foto, con la speranza e la consapevolezza che un evento di tale portata possa essere raccontato e accompagnato anche da altro; piccole mostre, racconti sulla storia degli olimpionici cremonesi, aneddoti sulla torcia o qualsiasi cosa che possa trasformare quella sorta di rito d'apertura di un evento che unisce – o dovrebbe unire - i popoli dal 1896 ad oggi.
La città candidata, almeno così dovrebbe essere, come della città della Cultura 2029 o giù di lì non si mette in mostra per questo passaggio, lascia che tutto scorra tralasciando possibilità che, mi risulta, in altre città hanno saputo sfruttare nel migliore dei modi. L'amarezza di non vedere neanche le transenne, una struttura organizzativa o una sorta di narrazione – anche di infimo livello sarebbe andata bene – riguardante un momento che, forse, tornerà in città tra un paio di secoli, mi attanaglia, quel poco fatto sembra fatto male e come una rincorsa dell'ultimo istante.
Fotografo qualche persona incuriosita dall'evento, in pratica queste persone sono la parte bella anche se non organizzata di questo passaggio, perché il resto sembra una pessima forzatura senza capo né coda che non ha, dietro di sé, quel valore di unicità che, idealmente, la torcia rappresenta. Come un passaggio che si consuma da tradizione ogni anno la torcia olimpica viene messa in una sorta di “Passa e andiamo oltre” senza che vi sia un minimo di valorizzazione per un qualche cosa che, per Cremona, non rappresenterà di certo una tradizione annuale. Per raccontare qualcosa di nuovo bastava dare un'occhiata alla libreria del Comitato Olimpico, dove abbondano, anche su Cremona, i perché legati a questo evento ma, si sa, è dura dare un'occhiata e poi raccontare qualcosa di diverso che possa risultare interessante. Oreste Riva non è stato solo dimenticato, anche molto altro sembra essere finito in un ripostiglio, dimenticato da una sorta di monologo autocelebrativo da grandi progetti mentre un palazzo medioevale, ma non solo, marcisce nel centro della città candidata come città della Cultura.
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commenti
Antonio Sivalli
17 gennaio 2026 19:45
Concordo in tutto