19 dicembre 2021

Visitazione, l’Attesa si immerge nel Compimento

Annunciazione e Visitazione due eventi strettamente uniti che ci aiutano a comprendere ancora più in profondità la Madre del Signore. Nel primo, infatti, ammiriamo la fede nuda e coraggiosa di Maria, il suo totale abbandono a Dio, nel secondo la sua decisa e ardente carità, la sua grande disposizione al servizio. Maria, infatti, parte alla volta di Ein Karen, in Giudea, dove si trovava l’anziana cugina, non per curiosità o per accertarsi della veridicità delle parole dell’Arcangelo Gabriele, ma esclusivamente per condividere la gioia della gravidanza e per mettersi a disposizione di Elisabetta che, anziana, già al sesto mese, ha certamente bisogno di aiuto materiale e di conforto spirituale.

Luca, che scrive ad una comunità di pagani che non conosce la storia d’Israele e le promesse di Dio, utilizza queste vicende - l’annuncio a Zaccaria, la Visitazione, la figura del Battista - per fare come un riassunto delle promesse ad Israele, della storia di salvezza che ha preceduto Cristo. In effetti nell’abbraccio tra le due cugine l’Antico incontra il Nuovo Testamento, l’Attesa si immerge nel Compimento. 

Grazie anche a questo brano evangelico si capisce come il Primo Testamento sia assolutamente necessario per comprendere il Secondo e come il Secondo sia il completamento, la risposta esauriente, la Parola che mancava al Primo. È fuori di dubbio che senza la storia di Israele non è possibile capire Gesù, la sua identità, la sua missione, i suoi discorsi. Così come senza Gesù l’Antico Testamento rimane incompiuto, manchevole del tassello fondamentale che dà senso e pienezza a tutto.

Quanto è importante, dunque, che il cristiano legga e mediti tutta la Sacra Scrittura e non solo il Vangelo. Perché senza radici non ci possono essere frutti, senza un passato è impossibile comprendere il presente e scrutare il futuro. Nel memorabile discorso alla sinagoga di Roma del 13 aprile 1986 San Giovanni Paolo II affermò: “La religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma in un certo qual modo, è “intrinseca” alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. 

Un insegnamento importante che Maria ci offre in questa icona biblica è la forza della sua fede: ella è totalmente immersa dalla promessa di Dio da sentire l’esigenza di correre subito dalla cugina per farle conoscere il dono straordinario del Figlio inaspettato, per renderla partecipe della gioia che sgorga dall’incontro con Dio.

Maria, nonostante la giovanissima età, è una donna forte: non esita a compiere un lungo e faticoso viaggio da Nazareth a Gerusalemme (Ein Karem è un sobborgo della Città Santa), minacciato dalle intemperie ma anche dai briganti che non erano poi così rari per quelle strade. È una donna ardente perché quello che ha provato di fronte all’Angelo, non riesce a tenerlo per sé, deve condividerlo per forza e in fretta. Non capita anche a noi di non riuscire a tenere a freno la lingua quando ci accade qualcosa di meraviglioso e allo stesso tempo di impensabile? Quando troviamo la persona giusta che ci rapisce il cuore, quando ci nasce un figlio, quando raggiungiamo importanti obiettivi di lavoro, quando la nostra squadra del cuore vince il campionato… non sentiamo un irrefrenabile desiderio di condividere la nostra gioia, il nostro entusiasmo con gli altri? Perché questo non ci accade mai, o quasi ma, con la fede? Eppure più la fede è condivisa, più è partecipata, è più si rafforza, più si sedimenta in noi. 

C’è un altro aspetto suggestivo: quando Maria entra nella dimora di Elisabetta quest’ultima è colmata di Spirito Santo. La Vergine, proprio perché custodisce nel suo grembo il Figlio di Dio, è portatrice e dispensatrice dello Spirito Santo. In questo incontro c’è un assaggio di Pentecoste, quella pasquale, che vedrà ancora protagonista Maria attorniata dagli apostoli.

Dove c’è Maria c’è lo Spirito Santo! Ella ha fatto spazio alla presenza dello Spirito nella sua vita; ha serbato la Parola divina nel suo cuore; ha amato ardentemente Cristo e ha osservato fedelmente la sua Parola, si è totalmente svuotata di sé stessa per far posto a Dio: per questo lo Spirito ha posto la sua dimora presso di lei ed è rimasto in lei, le ha insegnato ogni cosa ed ha tenuto vivo il ricordo di tutto quello che suo figlio Gesù ha predicato. 

Non c’è creatura al mondo che sia degna dimora dello Spirito come la Vergine di Nazareth.

Claudio Rasoli


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