29 agosto 1859: il matrimonio di Giuseppe Verdi e Giuseppina Strepponi tra musica e scandalo
Il 29 agosto di 166 anni fa, a Collonges-sous-Salève, piccolo comune francese situato nel dipartimento dell'Alta Savoia, nella regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi (all’epoca nel Regno di Sardegna), si sposavano il maestro Giuseppe Verdi e Giuseppina Strepponi. Un matrimonio dal “sapore” anche cremonese; il secondo per il Cigno di Busseto che, il 4 maggio 1836, aveva sposato invece nell’oratorio della Santissima Trinità di Busseto (davanti alla pala del cremonese Vincebzo Campi, datata 1579 e dedicata alla “Santissima Trinità con le Sante Lucia e Apollonia”) Margherita Barezzi, ventiduenne figlia del suo benefattore Antonio Barezzi, con la quale due anni più dopo era andato a vivere a Milano in una modesta abitazione a Porta Ticinese. Margherita, il 26 marzo 1837, diede anche alla luce la loro prima figlia, Virginia Maria Luigia, e l’11 luglio 1838 il secondogenito Icilio Romano, ma i due piccoli morirono purtroppo in tenera età. Morì presto anche Margherita, a causa di una encefalite, il 18 giugno 1840, all’età di 26 anni.
Il 29 agosto 1859, quasi vent’anni dopo la morte della prima moglie, Verdi sposò quindi Giuseppina Strepponi, sorella di quella Barberina Strepponi che a lungo visse in pieno centro a Cremona dove tuttora riposa. Giuseppina Strepponi, doveroso ricordarlo, fu un celebre soprano. Figlia del compositore Feliciano, studiò pianoforte e canto al Conservatorio di Milano; nel 1834 iniziò la sua brillante attività di cantante in Italia e a Vienna. Probabilmente conobbe il maestro Verdi nella primavera del 1839, in occasione del fallito tentativo di mandare in scena Oberto, conte di San Bonifacio a causa dell’indisponibilità del tenore Napoleone Moriani. Una frequentazione più assidua tra il soprano e Verdi si stabilì durante l’allestimento del Nabucco, quando la Strepponi, ormai a fine carriera, vestì i panni di Abigaille. Un consulto medico, a causa di problemi di salute, le aveva consigliato un periodo di riposo per non correre seri pericoli. Ma nonostante questo il soprano partecipò alle otto rappresentazioni dell'opera ma subito dopo si ritirò temporaneamente dalle scene.
La cantante si dimostrò estremamente solerte nel perorare la causa di Verdi presso l’impresario del Teatro alla Scala, Bartolomeo Merelli (dal quale la Strepponi ebbe almeno uno dei suoi tre figli), convincendo quest’ultimo ad inserire l’Oberto nella stagione d’autunno del 1839, così come si adoperò – su sollecitazione dello stesso Verdi – affinché il Nabucco trovasse una collocazione nel cartellone d’opera del 1842. Il soprano si ritirò dalle scene nel 1846 e, dopo aver delegato a terzi la custodia e l’educazione dei propri figli (pratica molto diffusa fra le cantanti dell’epoca), si trasferì a Parigi, città nella quale aprì una prestigiosa scuola di canto. Verdi la raggiunse nella capitale transalpina nel luglio del 1847 in concomitanza con la messa in scena della Jérusalem e già a partire dall’anno successivo i due trascorsero l’estate insieme nella casa di campagna di Passy. La perfetta padronanza del francese, e una discreta conoscenza dell'inglese, oltre ad una straordinaria capacità nei rapporti umani, le permisero di aprire molte porte a Verdi nel difficile mondo parigino e milanese.
Nell’agosto del 1849 la coppia, in quello che all’epoca era ritenuto uno scandaloso regime di convivenza more uxorio, si trasferì a Busseto, a Palazzo Orlandi, altra dimora verdiana chiusa da anni, immersa nel “silenzio”, si spera non nel dimenticatoio, del cui futuro non si conosce nulla. Una convivenza, la loro, che visti i tempi e le tendenze dell’epoca, aveva suscitato lo sdegno degli abitanti della cittadina parmense, ai quali Verdi rispose piccato in una lettera ad Antonio Barezzi del 1852: “In casa mia vive una Signora libera indipendente, amante come me della vita solitaria, con una fortuna che la mette al coperto di ogni bisogno. Né io, né Lei dobbiamo a chicchessia conto delle nostre azioni […]. Bensì io dirò che a Lei, in casa mia, si deve pari anzi maggior rispetto che non si deve a me, e che a nessuno è permesso mancarvi sotto qualsiasi titolo”.
Le nozze tra Verdi e la Strepponi furono celebrate in forma estremamente e strettamente privata il 29 agosto 1859 a Collonges-sous-Salève, borgo di cinquecento anime dell’Alta Savoia, allora Regno di Sardegna. La Strepponi rimase fino alla fine della sua ottuagenaria esistenza compagna e preziosa consigliera del maestro Verdi, gestendo con diplomazia e competenza il ginepraio di rapporti che il Maestro intratteneva con le numerose personalità dell’epoca. Fra i loro più intimi amici, don Giovanni Avanzi, nato a Soarza il 6 gennaio 1812 e morto a Spigarolo il 17 aprile 1896, per ben 33 anni parroco a Vidalenzo e poi trasferito a Spigarolo. Era il confessore della Strepponi, profondamente religiosa, ma anche la sorella Barberina fa riferimento a lui. Don Giovanni godeva di grande stima in casa Verdi, che molto spesso lo invitava anche a pranzo a Villa Sant’Agata. Lo stimavano, i coniugi Verdi, per la cultura, l’apertura di pensiero, la libertà interiore riguardo all’Unità d’Italia e alla questione romana.
Il 29 agosto 1859, dopo le nozze, Verdi e la Strepponi tornarono a Busseto, per poi stabilirsi definitivamente a Sant’Agata, la villa che sarebbe diventata la loro residenza storica. Giuseppina vi trascorse il resto della vita accanto al Maestro, condividendone successi, amarezze, rapporti complessi e difficili con l’ambiente teatrale e con la politica. L’armonia domestica e il senso di stabilità che la Strepponi seppe garantire furono determinanti per il lavoro creativo di Verdi, che in quegli anni diede vita a capolavori assoluti della storia della musica.
Giuseppina Strepponi morì il 14 novembre 1897, a Villa Verdi di Sant’Agata. Giuseppe Verdi, già duramente provato, la seguì poco più di tre anni dopo, il 27 gennaio 1901. La loro storia, intrecciata alla grande musica e alle vicende di un’Italia che si faceva Nazione, rimane una delle più straordinarie e intense del panorama culturale ottocentesco.
Eremita del Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti